10.5.15

LO SCRITTORE OSSESSIVO COMPULSIVO




Stamattina il buon Neil è entrato nel mio studio e ha esclamato: “You are so OCD*!”.
*Obsessive Compulsive Disorder

Ossessiva Compulsiva? Io? Impossibile, non mi sono forse sempre vantata di essere il ritratto sputato del caos cosmico?
Invece, a guardarci bene, è vero! Il mio studio è a prova di distrazioni. Tutto l’occorrente è a portata di mano, tutto il superfluo è lasciato fuori dalla porta, i gesti e gli orari si ripetono metodicamente, senza ammettere eccezioni.

Vediamo insieme gli elementi fondamentali di una sessione di scrittura ossessivo-compulsiva:

1. Computer attrezzato di programma di scrittura. Io uso Scrivener e mi trovo molto bene, ma ci sono tanti programmi disponibili su internet, sia gratuiti sia a pagamento. Anche il buon vecchio Word è più che sufficiente a mettere i nostri pensieri nero su bianco.

2. Telefono disconnesso. Prima di cominciare a scrivere, metto il telefono in flight mode per non ricevere chiamate, messaggi, notifiche o e-mail. 

3. Dizionari. Sulla pagina di Chrome ho una cartella coi link che apro all’inizio di ogni sessione di scrittura:
- il dizionario inglese/italiano (purtroppo ci sono ancora molte parole italiane che non mi vengono in mente e devo tradurre dall'inglese).
Altri siti che apro spesso sono l'Accademia della Crusca (per i dubbi grammaticali e sintattici) e Google translate (alcuni personaggi del mio romanzo non sono italiani).

4. Manoscritto stampato, diviso per capitoli, con le correzioni alla prima stesura scritte in diversi colori. Ho scelto un’interlinea doppia e un ampio margine per annotare più facilmente i refusi (in rosso), le parti da tagliare o modificare (in verde) e i dettagli da aggiungere o da approfondire (in blu). Per la cronaca: uso ancora la BIC a quattro colori, come quando ero alle elementari.



5. Kindle. Grazie al mio amato e-reader ho un’intera biblioteca nel palmo della mano. Posso consultare manuali di scrittura, classifiche di vendita e i miei romanzi preferiti, che uso come fonte d’ispirazione.

6. Accessori. Post-it colorati, evidenziatori, quaderni per gli appunti, diario, cassetti stracolmi di cancelleria, Kleenex per le scene drammatiche, bottiglia d’acqua, cisterna di caffè (al mattino) o tisana al finocchio (alla sera) e soprattutto… niente cibo in vista (altrimenti a quest’ora sarei già 200 chili).

7. Lavagna di sughero con le foto dei personaggi principali, selezionate tra i ritratti pescati online e salvati nella cartella Portrait sul mio account di Pinterest. Le foto mi aiutano a descrivere i personaggi e a identificarmi con loro, e sono anche un ottimo stratagemma per avere poster di belloni mezzi nudi appesi al muro senza destare sospetti.
Oltre alle foto è utile tenere sott’occhio la linea temporale del romanzo, che nel mio caso raccoglie le date, i climi e i fusi orari di ogni evento e di ogni spostamento all'interno della trama. 

8. Angolo motivazionale. Senza rendermene conto, mese dopo mese ho creato uno spazio privato, simbolico, carico di messaggi emotivi che mi diano la carica ogni volta che ne ho bisogno. Di fianco alla porta, e visibile da ogni punto della stanza, c’è uno specchio. L’ho decorato con un narciso giallo, simbolo della lotta contro il cancro, per ricordarmi delle persone care che ho perso, di quelle che stanno combattendo, e di quante persone là fuori farebbero volentieri a cambio con i miei problemi.


















Sullo specchio ho anche appeso il cuscino che mi è stato spedito in regalo dall’Italia, e che recita "Punta sempre alla luna. Male che vada avrai camminato tra le stelle”.
Infine, ho decorato lo specchio coi pennarelli al neon, in un giorno di pioggia in cui mi sentivo schiacciata dai dubbi. Ora, ogni volta che mi vedo riflessa, all’altezza della mia fronte vedo la scritta PENSA, sulla bocca SORRIDI, sul cuore AMA, all’altezza del diaframma RESPIRA e sulle gambe PROCEDI. Partendo dall’alto verso il basso, mi basta seguire queste semplici indicazioni per sentirmi subito meglio.

9. Stampante, nuova di pacca, comprata dopo mesi di ricerche online. Non c’è dubbio, è un ottimo ausilio per chi scrive. È una spesa notevole, specialmente per la versione laser. Io alla fine ho ripiegato su una ink-jet molto economica, ma per l’uso che ne faccio penso sia sufficiente. Attenzione a non cadere nella trappola delle stampanti a prezzi stracciati: le cartucce d’inchiostro compatibili possono costare una follia.

10. Amici di blog. Sempre presenti, sempre disponibili, confrontarmi con gli altri blogger si è rivelata una risorsa irrinunciabile per la mia scrittura. Approfitto di loro spesso e volentieri, per risolvere questioni di scrittura e anche per due risate tra amici. Grazie di esserci!

L'angolo del follower


E voi? Come organizzate le vostre sessioni di scrittura? Anche voi siete ossessivo-compulsivi?

30.4.15

Il passare del tempo nel romanzo


Ieri riflettevo sul tempo che passa, dopo aver parlato al telefono con una mia amica che compie gli anni martedì.

Parentesi romantica: Auguri Fedi! Grazie per leggere sempre il mio blog, sei la migliore amica che si possa desiderare.

Non so se capita anche a voi, ma quando mi sento dire “Ti ricordi di quella vacanza in campeggio, ventidue anni fa?” mi sembra impossibile che io possa avere ricordi così lontani nel tempo. Ventidue anni fa? Ero già abbastanza grande da andare in vacanza da sola? Avrò fatto male i conti. 

Proprio come noi, anche il personaggio di un romanzo cambia, impara, cresce; tramite le varie peripezie che affronta, l'autore lo accompagna verso una maggiore auto-consapevolezza. Spesso l'esito è una persona migliore, più matura, più fedele alla sua natura di quanto non fosse all'inizio. 
Il coming of age dei protagonisti adolescenti dei romanzi YA si trova ormai dappertutto, anche per gli eroi più attempati. Forse perché in questo mondo matto non basta essere adulti per avere un'idea di quel che si sta facendo. Il crescere diventa una lotta quotidiana, le porte aperte sono troppe e non si è mai certi di avere imbroccato quella giusta.

Il passare del tempo scandisce le fasi dell'evoluzione del personaggio. Per essere credibile, un personaggio deve impiegare tempo per raggiungere la sua meta, non può imparare la lezione in una notte, deve, proprio come noi, fare la gavetta, cadere, rialzarsi, sbattere la testa, ancora, e ancora, e ancora…

Quattro modi per scandire il tempo nel romanzo


Mi sono venute in mente quattro soluzioni per affrontare il passare del tempo in un romanzo. Mi sembrano poche, per cui confido in voi, come sempre, per eventuali aggiunte o correzioni:

1) Data specifica.
Certi romanzi precisano il giorno, il mese, l’anno e a volte addirittura l’ora in cui accadono gli eventi raccontati, anteponendo la data all’inizio di ogni capitolo. Questa tecnica si trova spesso nella narrazione sotto forma di diario o lettera, ma anche in alcuni romanzi dall'intreccio così complicato che rischierebbe di confondere il lettore. 
Io personalmente non leggo mai queste date, o se le leggo, quando arrivo al capitolo successivo mi sono già scordata della precedente. Mi infastidisce dover tornare indietro per controllare quale fosse, specialmente sul Kindle che avanza e retrocede di una sola pagina per volta. 

2) Stagioni.
Il passaggio dall’inverno alla primavera è associato al risveglio, a una vita nuova. L’estate che lascia il posto all’autunno preannuncia l’arrivo di un interludio nostalgico. Così come le condizioni meteorologiche, le stagioni richiamano colori, sapori ed emozioni particolari che gli scrittori sfruttano spesso e volentieri per rafforzare e coronare gli eventi. 
Io sono meteoropatica al cento per cento, per cui questa tecnica ha molta presa su di me, aiuta la mia identificazione con il personaggio.


3) Tempo fantastico.
L’autore di storie fantasy e mondi distopici può inventarsi un calendario di sana pianta, accorciare i mesi di dieci giorni o moltiplicare le fasi lunari. In un ambiente post-guerra nucleare si possono contare gli anni ripartendo da zero, e una storia d’amore ambientata tra le rovine Maya potrebbe essere minacciata dalla fine del mondo che era stata prevista per il 2012. 
Non sono amante del fantasy ma apprezzo lo sforzo di un autore che modella un universo temporale per renderlo perfetto per la sua storia.

4) Data reale.
Molti romanzi in uscita oggi sono ambientati proprio nel 2015, in un mondo verosimile che rispecchia fino al minimo dettaglio la vita reale, così come la conosciamo. Questi libri sono interessanti da leggere appena pubblicati, e vivranno in eterno come testimonianze della cultura nella nostra epoca. 
Mi sono chiesta però se sia riduttivo legare una storia a una data esatta, se non sia invece meglio rimanere sul vago, per non rischiare che il romanzo diventi presto "fuori moda".

Meglio una data specifica o vaga?


Sapendo che mi ci sarebbe voluto molto tempo a scrivere NTS, quando ho preparato la linea temporale l’ho spostata in avanti di qualche mese, in modo che gli eventi accadessero a cavallo tra il 2014 e il 2015. Che ingenua! Credevo ancora ai manuali che promettono di scrivere un libro in 30 giorni. Avrei dovuto scegliere un arco temporale ben più realistico, magari il 2030, o giù di lì. Se la revisione procede di questo passo, quando NTS sarà pronto per la pubblicazione, sarà già un romanzo storico. 
Ho pensato a come risolvere la questione del passare del tempoPotrei eliminare qualsiasi riferimento al 2015. Per esempio, potrei tagliare ogni riferimento alle prossime Olimpiadi in Brasile, e anziché dire che un personaggio è nato nel 1990 dirò che ha venticinque anni.
In questo modo il lettore saprà comunque l'epoca dei fatti, grazie ai dettagli sulla tecnologia in uso, i modi di parlare, i mezzi e i tempi di trasporto, però il romanzo rimarrà attuale più a lungo.

Come al solito, anziché scervellarmi e rigirarmi tutta notte, vado a letto serena e lancio la patata bollente a voi che vivete nove ore nel futuro. Al mio risveglio spero che avrete risolto i miei dubbi, o le mie paranoie, dipende dal punto di vista. Cosa fareste al mio posto? Che tipo di soluzione usate di solito nei vostri racconti per esprimere il passare del tempo? 




24.4.15

Il punto di non ritorno


Il mio romanzo è giunto alla scena centrale, il fulcro della storia, il punto di non ritorno.
D’ora in poi, qualsiasi cosa succeda, la protagonista non potrà più tornare ad essere quella che era al capitolo uno, o anche solo ieri. Non è successo niente di che, nel mondo intorno a lei. Non è nato nessuno, non è esploso nulla, non ci sono state notizie sconvolgenti. La vita in generale ha continuato a essere esattamente quella di prima. Eppure lei è diversa e non può più tornare indietro. Ha provato un’emozione irrinunciabile, si è vista in un modo nuovo, diverso, è cresciuta di dieci anni in un’ora.

Penso che questa scena dovrebbe essere esattamente a metà romanzo. Anche se ho abbandonato gli schemi da manuale di scrittura, ignorando le varie sequenze e scalette proposte da scrittori anche famosi, preferendo un flusso naturale di eventi che rispecchi le necessità della mia scrittura, mi rendo conto che sono già a pagina cento-e-più, e mi aspetta una decisione importante. Se proseguissi la revisione rispettando la trama della prima stesura, a romanzo finito mi troverei con più di quattrocento pagine. Intendiamoci: come lettrice, io non disdegno affatto un mattone di anche mille pagine, se merita. All’Università mi sono ingollata tomi su tomi, e nel tempo libero ho spesso gradito saghe familiari sudamericane pluri-generazionali. Come scrittrice però, credo che cimentarmi con un progetto del genere sia stupido, oltre che rischioso. 

Perché rischioso? Poco più di un anno fa ho scoperto che l’idea per il saggio di psicologia in inglese di cui mi stavo occupando era già stata pubblicata, pochi mesi prima, da un ricercatore dell’Università di Toronto. Dalle ceneri di quel progetto è nato il romanzo in italiano di cui vi parlo da settembre, data di nascita del de agostibus. Tramite le voci e le azioni dei personaggi, che ho creato ad hoc per rappresentare tre diversi pattern di comportamento, vorrei argomentare la teoria che non ho potuto pubblicare ma che, magra consolazione, si è dimostrata giusta. Non vorrei impiegare troppo tempo a finire questo progetto, su cui lavoro già da un anno, perché già per due volte ho interrotto la routine di scrittura e ho faticato a ritrovare il ritmo. Se pensassi di avere altre trecento pagine da revisionare, rischierei di sentirmi spaventata al punto di perdere l’entusiasmo che mi fa andare avanti.

Perché stupido? Non ho praticamente mai letto romanzi di autori emergenti finché non ho iniziato a scrivere io stessa. Dei circa cento libri di autori al primo romanzo di cui ho scaricato l’estratto sul Kindle ne avrò comprati venti. Di questi, ne avrò finiti meno di dieci. E io faccio parte di quella categoria di lettori che aborra lasciare un libro a metà. Se ho abbandonato queste letture è perché erano davvero improponibili. Per questi ottanta estratti che non hanno passato l’esame, ci sono da qualche parte in Italia ottanta scrittori che credono di aver fatto un ottimo lavoro (altrimenti non sarebbero stati pubblicati o non si sarebbero auto-pubblicati) così come io credo che la mia storia sia er mejo, ovviamente, altrimenti la terrei per me. Visto da fuori, però, il mio romanzo non sarà altro che uno di quei cento che sperano di essere visti e acquistati. Quanti lettori sceglierebbero un tomo di quattrocento pagine scritto da un’emerita sconosciuta? Forse uno, per sbaglio.

Ergo la difficile decisione di rivedere il resto della trama, la parte che non ho ancora revisionato, tagliandola non con le forbici, come ho fatto finora, ma con la mannaia, e ricostruendo gli eventi in parallelo anziché in sequenza, per limitare le perdite. 

Cosa ho imparato da questa esperienza? 
Programmate, gente, programmate!
Come dice bene Serena nel suo post su come pianificare un romanzoprima di scrivere bisogna pianificare. Non fate come me, che mi sono lasciata guidare dai personaggi! Loro vogliono solo continuare a divertirsi, ma non hanno mai letto un manuale di scrittura, e se ne fregano delle regole! E tocca poi a noi farli fuori senza pietà...




17.4.15

La terza regola della scrittura creativa


Eccoci al terzo appuntamento con le idee di John Gardner, autore del manuale The art of fiction che ho già usato qui e qui per scatenare interessanti discussioni sulle regole della scrittura creativa. Gardner dice:

In ogni tipo di fiction, il primo scopo dello scrittore è di convincere il lettore che gli eventi raccontati sono accaduti davvero, o di persuadere il lettore che sarebbero potuti accadere (con un piccolo cambiamento nelle leggi dell'universo), oppure di coinvolgere l'interesse del lettore nell'ovvia assurdità della menzogna.

Stiamo dunque parlando di tre opzioni di scelta:

1) Lo scrittore realista vuole costringere il lettore ad accettare che i fatti raccontati siano realmente accaduti. Come può ottenere il suo scopo? Puntando sulla VEROSIMIGLIANZA degli eventi. Il lettore sarà convinto della realtà dei fatti tramite l'abbondanza e la specificità dei dettagli nel descrivere l'aspetto, i gesti e le esperienze dei personaggi. 

Un esempio di libro di questo tipo è A sangue freddo di Truman Capote. L'autore presenta, momento per momento, immagini concrete tratte da un’ attenta osservazione di come le persone si comportano, e riporta quelle connessioni tra momenti, i gesti esatti, le espressioni facciali, le svolte del dialogo che, in ogni scena, muovono gli esseri umani da un'emozione all'altra, da un istante a quello successivo.

2) Lo scrittore di racconti seduce il lettore persuadendolo a SOSPENDERE L'INCREDULITÀ. La premise scelta è impossibile, lo scrittore ammette che i fatti raccontati non possano essere reali, eppure chiede al lettore di immaginare per un momento cosa sarebbe se. Come si può convincere il lettore? Anche il questo caso, il segreto sta nell’abbondanza e nella vivacità dei dettagli. Le frasi d'apertura modificano leggermente le leggi di natura, ma il resto della storia segue dettagli tratti dalla vita reale, rendendo il tutto plausibile. 

Un esempio di libro di questo tipo è Harry Potter di J. K. Rowling. Il lettore crede nel racconto non solo perché ammaliato, ma anche perché i gesti, le espressioni e le reazioni dei personaggi alla situazione assurda in cui si trovano sono esattamente gli stessi che proverebbe e metterebbe in atto il lettore se si trovasse al loro posto. 

L'unica differenza con lo scrittore realista è che quest’ultimo è costretto a bombardare continuamente il lettore di dettagli, mentre lo scrittore di racconti può semplificare, persuadendo il lettore con la bellezza o la peculiarità del suo stile. 

3) Lo scrittore del terzo tipo intende raccontare MENZOGNE OLTRAGGIOSE, enfatizzando sia quanto siano false sia quanto siano geniali. Anche in questo caso, per ottenere il risultato desiderato l'autore deve puntare sulla precisione dei dettagli.

Un esempio di libro di questo tipo è La fattoria degli animali di George Orwell. L’autore sbatte in faccia al lettore l’impossibilità degli eventi raccontati, l’assurdità del mondo presentato; eppure è impossibile non notare la genialità della storia e il parallelismo con il mondo reale.  

Perché i dettagli sono così importanti?


Come lettori, ci lasciamo trasportare in una sorta di sogno, un’opera teatrale vivida nella nostra mente, e improvvisamente ci troviamo a non vedere più le parole sulla pagina, ma un treno che corre attraverso la Russia, un vecchio italiano che piange, o una fattoria pestata dalla pioggia. Leggiamo - sogniamo - non passivamente ma attivamente, preoccupandoci delle scelte che i personaggi devono fare, disperandoci dei loro insuccessi. Il sogno ci invade nel cuore e nell'anima; non solo reagiamo a cose immaginarie - immagini, suoni, odori - come se fossero reali, ma reagiamo a problemi immaginari come se fossero reali: simpatizziamo, pensiamo, e giudichiamo. Impersoniamo, in maniera riflessa, le peripezie dei personaggi e impariamo dai fallimenti e dai successi di certi modi di agire, specifici atteggiamenti, opinioni, dichiarazioni, e credenze, esattamente come impariamo nella vita reale. (Questo) ci aiuta a sapere in cosa crediamo, rinforza quelle qualità che sono le più nobili in noi, ci induce a sentirci a disagio riguardo ai nostri limiti e ai nostri difetti. 

Qualsiasi dei tre generi di fiction suddetti si scelga di scrivere, il trucco sta nel creare una sorta di sogno nella mente del lettore. Per essere efficace, questo sogno deve essere VIVIDO e CONTINUATIVO, il lettore non deve mai svegliarsi, per cui lo scrittore deve evitare distrazioni, causate da sviste nella tecnica usata o da intrusioni egoistiche, che potrebbero indurre il lettore a smettere di “vedere” la storia e pensare a qualcos’altro.

L'angolo del follower



Gli esempi che ho fatto vi sembrano adatti alle categorie proposte da Gardner? Sapreste aiutarmi a trovare altri esempi di libri dei tre diversi tipi? 

Come possiamo assicurarci che i nostri lettori non si sveglino mai dal sogno narrativo?



9.4.15

IO VIAGGIO LEGGERA


Stefano Bersanetti, giornalista e autore del blog Pensieri Strani...eri, ha pubblicato un'intervista sulla mia vita all'interno della rubrica Si viene e si va, racconti di viaggio.

Se vi interessa, o anche solo per farmi contenta, vi invito a leggere dei miei pellegrinaggi, di come ho iniziato a viaggiare e non sono più riuscita a smettere, e delle atmosfere che potete aspettarvi di trovare nei miei racconti. Poi, mi raccomando, lasciate un commento e condividete. Ecco il link: