10/03/15

La prima regola della scrittura creativa


Come scegliamo un manuale di scrittura creativa


I manuali di scrittura creativa sono tanti, eppure non è difficile scegliere quale leggere. In genere si dà un’occhiata a tutti i testi che capitano sotto mano, o che ci sono stati consigliati, si legge l'indice e un paio di pagine, e già ci si sente attratti o meno dal testo. All’inizio della carriera creativa, ogni manuale insegna qualcosa di nuovo e ci pare utile, prendiamo appunti e sottolineiamo i punti chiave delineati nel testo. Più si legge, più si scopre che alcuni manuali non sono altro che noiose ripetizioni di cose già dette, concetti di base che si trovano in ogni manuale, errori comuni triti e ritriti. Si inizia dunque a riconoscere che esiste una variegata fauna di scrittori falliti/mediocri che si improvvisano insegnanti, puntando tutto sul gran numero di aspiranti scrittori e sperando nella roulette del self-publishing.
Più si impara a scegliere i testi giusti, più si notano le preferenze personali. C’è chi predilige testi tecnici, specificamente votati ad insegnare la grammatica o la struttura del testo; c’è invece chi cerca motivazione e incoraggiamento in libri autobiografici di scrittori famosi o sull’arte della scrittura in generale. Non sempre però la scelta è razionale; certi giorni, un titolo promettente è sufficiente a entusiasmarci e convincerci che un nuovo libro è proprio quello che ci serve per non mollare, per ricordarci che se abbiamo già letto cinquanta manuali e non ci siamo ancora stufati allora per forza significa che siamo destinati a diventare scrittori, prima o poi.

Il non plus ultra dei manuali di scrittura 


La primavera scorsa, durante una lezione su come sviluppare la trama di un romanzo, l’autrice Caroline Adderson ha consigliato The Art of Fiction, di John Gardner (1933-1982), come il non plus ultra dei manuali di scrittura, specificando che solo autori esperti avrebbero potuto trarre vantaggio dalla lettura, in quanto i contenuti sono a dir poco complicati. Ovviamente non ho resistito alla tentazione di ordinarlo, dopo averlo cercato in biblioteca e varie librerie senza successo. Guardando la biografia dell’autore, ho notato che sia The art of fiction (di cui non mi pare esista una traduzione in italiano) sia On becoming a novelist (tradotto col titolo Il mestiere dello scrittore) sono usciti un anno dopo la morte dell’autore, per cui sono propensa a credere che i contenuti dei due testi non possano essere dissimili. So che alcuni di voi hanno letto Il mestiere dello scrittore, quindi fatemi sapere se i miei sospetti sono fondati. 






A seguire presento la prima di una serie di riflessioni che ho in mente di scrivere ispirandomi alle idee di Gardner, con lo scopo di condividere un testo che consiglio di leggere per intero a chi mastica bene l’inglese, i classici e i manuali di scrittura.




Sull'artrite estetica e le regole infrante


Il primo tema trattato in The Art of Fiction è l’artrite estetica, malattia che nasce dalla convinzione che quando si scrive fiction alcune cose vadano sempre fatte ed altre sempre evitate, risultando di conseguenza rigidi, pedanti e con l'intuito atrofizzato. 
Esistono postulati d’estetica a cui affidarsi, ma il loro livello d’astrazione è così elevato da risultare di poca o nessuna utilità allo scrittore. La maggior parte di questi postulati non sono universali e assoluti in senso lato, basta pensare al seguente dogma, ben noto a qualunque scrittore: “Tutte le aspettative sollevate nel corso della storia devono essere soddisfatte, esplicitamente o implicitamente, entro i confini del racconto”. In altre parole: ogni dubbio nato nella mente del lettore deve trovare risposta prima della fine del libro. Gardner cita Omero e Shakespeare, ma basta pensare a qualsiasi romanzo con un finale aperto per poter affermare che questo postulato è relativo.

L’arte dipende in gran parte dai sentimenti, dall’intuizione, dal gusto. È il feeling, non questa o quella regola, che ispira il pittore a mettere il giallo qui e non là, e magari poi di cambiarlo con un marrone, un viola o un verde pisello. Lo scrittore, allo stesso modo, sente come e quando è il momento di sorprendere il lettore, o tenerlo in sospeso, e qual è il ritmo ottimale per farlo. 
Quel che l’intuito produce, deve essere però tenuto sotto controllo. Cito direttamente le parole di Gardner: What Fancy sends, the writer must order by Judgment. Lo scrittore deve pensare in modo lineare, come un matematico, per poter intuire quando è ora di sacrificare la precisione per un fine superiore, quando semplificare, prendere scorciatoie, quando far risaltare ciò che conta, lasciando il resto sullo sfondo.

La prima e ultima regola che conta per lo scrittore creativo, dunque, è che, per quanto ci possano essere regole (formule) per una fiction ordinaria, facilmente pubblicabile - fiction imitativa - non ci sono regole vere per la fiction vera, così come non ci sono regole per l’arte visiva e la composizione musicale.
Ci sono centinaia di tecniche, intese a guidare la via e ad evitare gli errori più comuni, ma ciò che lo scrittore in erba deve imparare non sono le regole, bensì come infrangerle.

L'angolo del follower


Siete d'accordo con questa idea sovversiva della scrittura come arte che infrange le regole? Ci sono regole che seguite sempre e che ritenete postulati assoluti per uno scrittore? Ci sono regole, all'opposto, che avete scelto di non seguire?

37 commenti:

  1. La scrittura non è una scienza per cui sì, regole, contro regole, senza regole vale un po' tutto. Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In momenti diversi dell'atto creativo serve un approccio diverso alla fissità delle regole.

      Elimina
  2. Le regole vanno imparate. O, meglio, comprese: esistono perché sono un modo facile per rispondere a un problema pur senza comprenderlo fino in fondo.
    Dopo aver compreso TUTTO il problema e capito TUTTA la soluzione proposta dalle regole, si ha la possibilità di infrangere le stesse regole in nome di una conoscenza superiore.
    Con le regole che hanno tutti, scriverai come tutti. Quando potrai permetterti di andare oltre, non ci sarà più nessuno che scrive come te e starai facendo arte. Io credo che Gardner abbia ragione da vendere :)

    PS: ho scritto la tua storia; credo che potrei pubblicarla domani...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Conoscere le regole per poterle infrangere, è giusto. Se non le sai non hai la possibilità di scegliere se infrangerle o meno.
      Bene! Ci guardo subito.

      Elimina
  3. Io mi sento allergico ai manuali di scrittura (anche perchè se qualcun altro mi dice ancora una volta di leggere On writing di Stephen King giuro che glielo tiro in testa!), però devo dire che ho apprezzato e condivido le riflessioni di Gardner, di cui tempo fa avevo letto anche in un altro blog.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti consiglio vivamente di leggere questo manuale che io ho adorato... si chiama "On writin...
      Ops :)

      Elimina
    2. Uno di questi giorni, mentre farai le pulizie in casa, urterai la libreria e da uno degli scaffali ti cadrà in testa un libro. Quando lo raccoglierai ti accorgerai che è On writing. A quel punto penserai a me, ovviamente rabbrividendo. :)°

      Elimina
    3. Per fortuna ho la versione digitale :=P

      Elimina
  4. Marco mi ha rubato le parole: anch'io mi associo al lancio del libro di King se ne sento ancora parlare!
    Non so, forse il mio è solo un pregiudizio, ma parlare di regole nella creatività mi sembra un controsenso, sarebbe meglio chiamarle guide, suggerimenti, tecniche per evitare errori, come giustamente scrivi. Le regole sanno di cose da fare per riuscire nell'intento ed io non credo che un processo creativo necessiti di "cose da fare".
    Dunque sì, infrangiamo assolutamente queste regole, rompiamo gli schemi: la libertà nella scrittura è l'unico vero privilegio che lo scrittore creativo può ancora vantare!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi domando se le case editrici apprezzerebbero questa tendenza ribelle...

      Elimina
  5. La parola "regole" evoca sempre qualcosa di antipatico. E l'idea di infrangerle appare così intrigante, no?
    Comunque, sono abbastanza d'accordo con l'autore di questo libro, anche se non sarei così radicale. Voglio dire, esiste sicuramente il rischio di un'omologazione delle storie se attingiamo tutti agli stessi principi, però è anche vero che ognuno è libero di applicarli come vuole.
    Inoltre, perché si possa parlare di infrangere una regola, questa va conosciuta. E mi pare che la maggior parte degli scrittori non abbia mai letto un manuale di fiction in vita sua né intende farlo. Casomai qui in Italia c'è il rischio contrario, di attingere troppo alla propria ispirazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avevo considerato che molti scrittori non leggono i manuali di scrittura... del resto, ci sono scrittori che non leggono, e per quanto l'idea mi dia la pelle d'oca, ognuno ha il diritto di far quel che vuole!

      Elimina
  6. La scrittura è arte, ma scrivere narrativa comporta creare una storia, quindi comunicare al lettore una serie di eventi. Puoi scegliere di raccontare la storia come vuoi, infrangere tutte le regole che vuoi, ma il tuo obiettivo resta raccontare, questo devi ricordartelo.
    Se vuoi fare il sovversivo, fallo pure, ma il rischio è di raccontare la tua storia a 4 persone, le stesse che chiamano arte una Fiat 500 accartocciata.
    Forse ci scrivo un post :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In generale sì, oppure si entra nel campo della meta-fiction, se non sbaglio, per esempio Calvino in "Se una notte d'inverno un viaggiatore". Questo libro dovrebbe piacerti, visto che io non sono nemmeno riuscita a leggerne metà :)
      Sarebbe interessante approfondire l'argomento, spero deciderai di scrivere il post.

      Elimina
    2. E infatti quel libro di Calvino mi è piaciuto, come tutti gli altri suoi che ho letto :D
      Ormai andiamo sul sicuro!
      Sì, dai, vedo di scriverci un post.

      Elimina
  7. Io credo che la scrittura abbia regole frangibili, che possano, a volte debbano essere infrante. Questo non vuol dire che non ci siano delle regole. La narratologia studia la grammatica interna del narrare, che esiste. Per essere bravi scrittori va conosciuta e applicata. Gli scrittori bravissimi, poi, possono anche infrangere le regole, ma consapevolmente, sapendo cosa vanno a fare. Insomma, si può diventare cubisti, ma non ci si improvvisa e una buona accademia d'arte non ha mai fatto male a nessuno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il tuo commento mi fa pensare al tuo stile, pulito, ordinato, specifico. Mi piace, lo apprezzo così come apprezzo una trama senza sbavature, senza personaggi superflui o eventi ininfluenti all'obiettivo del racconto.
      Vorrei imparare a scrivere anch'io così, mi domando se la tua abilità derivi dall'esperienza, dal talento, dalla passione o dal corso di scrittura. Probabilmente tutti questi sono fattori che hanno contribuito alla tua bravura.

      Elimina
  8. Io credo che le regole debbano rappresentare delle linee guida. Lo scrittore è tenuto a conoscerle. Poi è liberissimo di infrangerle, se lo ritiene opportuno, però deve farlo consapevolmente ed assumersi la responsabilità delle conseguenze.
    Prendiamo l'esempio - che tu stessa hai citato - del finale aperto. Proprio ieri ho terminato la lettura un romanzo in cui c'erano tantissimi personaggi, molti dei quali sparivano nel nulla. Si aprivano porte che poi non venivano richiuse...
    L'autrice era esordiente, ma si presuppone che sapesse a cosa andava incontro quando ha deciso di agire in questo modo, compresa un'eventuale insoddisfazione del lettore. Ma se questa inconcludenza fosse invece legata a una sorta di ignoranza tecnica? La differenza qui è sostanziale.
    Insomma: chi può scrivere può fare quello che vuole. Ma le regole vanno conosciute e infrante con perizia. Si può decidere di sbagliare i congiuntivi apposta per rendere più realistico un personaggio, ma non si può scrivere come Fantozzi perché non si conosce la grammatica. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I finali aperti sono difficili da creare ad hoc, secondo me, non mi azzarderei a sceglierne uno finché non ho molta esperienza alle spalle.
      Il segreto è lasciare che il lettore ripensi al libro a lungo, dopo averlo finito, ma ciò è molto diverso dal lasciare che i personaggi spariscano a metà libro senza spiegazioni.

      Elimina
  9. Bisogna leggere i manuali ma poi scordarseli. Quello che ti rimane in mente è sufficiente. Poi devi solo metterti davanti al foglio bianco e trovare le parole. Non conosco questo Gardner, però della sua biografia mi colpisce il fatto che è più famoso come insegnante di scrittura che come scrittore di narrativa. Mi domando perché Tolstoj, Manzoni, Calvino, Eco non abbiano scritto manuali di scrittura. Sicuramente è più facile dire agli altri cosa fare per scrivere un romanzo che scriverlo in proprio. L'unico scrittore affermato che ha prodotto un testo sulla scrittura è King con On writing, dove però critica l'approccio manualistico alla scrittura.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io sono rimasta sorpresa dal fatto che Gardner non avesse pubblicato fiction di successo, riflettendoci però ho pensato che la lettura sia l'elemento chiave di un insegnante, più che la scrittura. Volendo, un lettore avido e informato può insegnare meglio di uno scrittore che segue solo la sua personale vena artistica.

      Elimina
  10. Ho letto ciò molta curiosità. Non posso certo definirmi uno scrittore, anche se mi diletto con risultati che lascio a voi giudicare (purché non li esprimiate ad alta voce 😄), quindi non mi azzardo a dir nulla. Però un dubbio mi sorge quando dici che "ciò che lo scrittore in erba deve imparare non sono le regole, bensì come infrangerle": se applicassimo la stessa teoria all'andare in bicicletta (per esempio), uno prima dovrebbe imparare ad andare senza mani? Forse non ho capito è in tal caso mi scuso.
    Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Andrea, mi fa piacere vederti da queste parti, sarà perché le nevi si stanno sciogliendo? :)
      Se mi fosse permesso di esprimere il mio giudizio ad alta voce direi che fai bene a dilettarti di scrittura, perché i risultati sono ottimi.
      Mi piace molto il paragone che fai tra lo scrivere senza regole e l'andare in bici senza mani, penso che tu abbia ragione da vendere. Il motivo per cui io mi sono sentita attratta dall'idea di Gardner è che a forza di leggere manuali mi sento bloccata, ogni parola che scrivo in qualche modo contraddice una regola o l'altra. Diciamo quindi che io sono quella bambina che ha imparato ad andare in bici con le rotelle e non si decide a toglierle.
      Non scusarti mai, qui si parla tra amici, non ci sono opinioni giuste e sbagliate, e di solito io sono quella che ci capisce meno di tutti! X=)

      Elimina
  11. Ho letto "Il mestiere dello scrittore" e dice cose interessanti, tra le tante: dare meno importanza al linguaggio e più alla storia. Non conosco invece il testo in inglese che citi. Gardner mi sembra abbia le idee chiare su come intenda la sua scrittura, ma il bello della scrittura è che è sempre diversa. Per fortuna. Altrimenti avremo tanti autori fotocopia. L'idea quindi che mi sono fatto è che non esistano regole e, se va bene, che nessuno ci capisca nulla. Tu che idea ti sei fatta della tua scrittura?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A giudicare dalla mia reazione alla tua domanda (bocca semi-aperta, occhio perso nel vuoto, mani sospese a mezz'aria) direi che non mi sono fatta un'idea della mia scrittura... tu che idea ti sei fatto della tua?

      Elimina
    2. La mia scrittura è molto fica! Questa è la mia idea... :P

      Elimina
    3. Hehe... così è facile... allora la mia scrittura è la più fichissima :P

      Elimina
  12. Che situazione curiosa, sto leggendo di seguito tutti articoli incentrati sulla ricerca di una maggiore libertà dalle regole. Sarà il periodo!
    Non ci sono regole che applico sempre e comunque, se non quelle più terra-terra: se ho inserito troppi possessivi, dopo li uccido. Di fatto non saprei dire sui due piedi quali e quante "regole" applico, perché mentre scrivo non ci penso, e anche durante la revisione vado a rispolverare le "regole" solo quando trovo qualche nodo che fatico a risolvere. Lo studio per me è più un lasciare infiltrare le conoscenze acquisite da altri scrittori nella mia cassetta degli attrezzi, che però resta attiva in background, e solo di rado viene chiamata in causa direttamente.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anch'io spero di imparare per osmosi e di poter applicare i consigli che respiro ogni giorno nei vari blog, ma in realtà è un'arma a doppio taglio.
      - Andiamo a casa - disse Liz.
      - Andiamo a casa - annunciò Liz.
      - Andiamo a casa, - annunciò Liz, senza lasciar spazio a dubbi.
      Se penso alle regole dei manuali, ognuna di queste frasi è migliore/peggiore delle altre. A chi dar retta?

      Elimina
    2. Dipende tanto dall'atmosfera della scena, imho. Io quando posso/riesco/mi ricordo/... cerco di togliere tutte le strutture del narratore. Tipo:
      Liz chiuse di scatto il libro e lo guardò negli occhi.
      - Andiamo a casa.

      Elimina
    3. Concordo con Michele. Se poi ti serve conservare la struttura che hai usato, scarterei la terza, perché la frase è già abbastanza perentoria senza accennare ai dubbi.
      Hai ragione a sentirti un po' frustrata da tutti questi discorsi che facciamo (e fanno i maestri). Se non riesci a buttarteli alle spalle, finisce che butti il manoscritto. Sono contenta di avere scritto parecchio prima di pormi problemi di tecniche narrative eccetera, perché sennò il carro sarebbe finito davanti ai proverbiali buoi. Perché non dimentichi tutto per un po' e scrivi come ti pare, senza pensare a niente? Te lo consiglio davvero. Tanto noi ci godiamo la tua compagnia lo stesso. :)

      Elimina
    4. Concordo con Grazia :)
      Le regole sono comode, ma come dice Michael Jordan: "Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto."
      Non s'impara come sbagliando. ;)

      Elimina
    5. Bene, farò come avete detto voi... però vi avverto: preparatevi a un fiume di avverbi e pronomi possessivi :)

      Elimina
  13. Se invece di parlare di "regole", usassimo il termine di "indicazioni"? Tanto, 10 minuti dopo aver stabilito una regola, arriva l'esempio che la contraddice.
    Il problema della letteratura è che ha a che fare con l'animale uomo, che è imprevedibile. E per raccontare questo strano essere che un bel giorno è sceso dagli alberi della savana, non puoi usare troppe regole. A parte quelle grammaticali e di sintassi, certo. Si è alle prese con una mina vagante, non sai cosa può combinare. L'essere umano è un abisso, e vuoi scendere nell'abisso con delle "regole"? La vedo dura...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi avevi convinto con la faccenda dell'animale, ma se l'essere umano è un abisso, io preferirei avere delle regole ad aiutarmi nel momento in cui scendo! Altrimenti sono sola contro questa mina vagante.
      Sono d'accordo sul trattare queste norme come indicazioni nel momento del bisogno, anziché rigide strutture da seguire.

      Elimina
    2. Ma l'essere umano è un animale con dentro l'abisso! E l'abisso ha le sue regole, che non sono le nostre. E sei sola/solo con questa mina vagante. Ma il pericolo non è la mina vagante: è la tua paura della mina vagante.

      Elimina