24/04/15

Il punto di non ritorno


Il mio romanzo è giunto alla scena centrale, il fulcro della storia, il punto di non ritorno.
D’ora in poi, qualsiasi cosa succeda, la protagonista non potrà più tornare ad essere quella che era al capitolo uno, o anche solo ieri. Non è successo niente di che, nel mondo intorno a lei. Non è nato nessuno, non è esploso nulla, non ci sono state notizie sconvolgenti. La vita in generale ha continuato a essere esattamente quella di prima. Eppure lei è diversa e non può più tornare indietro. Ha provato un’emozione irrinunciabile, si è vista in un modo nuovo, diverso, è cresciuta di dieci anni in un’ora.

Penso che questa scena dovrebbe essere esattamente a metà romanzo. Anche se ho abbandonato gli schemi da manuale di scrittura, ignorando le varie sequenze e scalette proposte da scrittori anche famosi, preferendo un flusso naturale di eventi che rispecchi le necessità della mia scrittura, mi rendo conto che sono già a pagina cento-e-più, e mi aspetta una decisione importante. Se proseguissi la revisione rispettando la trama della prima stesura, a romanzo finito mi troverei con più di quattrocento pagine. Intendiamoci: come lettrice, io non disdegno affatto un mattone di anche mille pagine, se merita. All’Università mi sono ingollata tomi su tomi, e nel tempo libero ho spesso gradito saghe familiari sudamericane pluri-generazionali. Come scrittrice però, credo che cimentarmi con un progetto del genere sia stupido, oltre che rischioso. 

Perché rischioso? Poco più di un anno fa ho scoperto che l’idea per il saggio di psicologia in inglese di cui mi stavo occupando era già stata pubblicata, pochi mesi prima, da un ricercatore dell’Università di Toronto. Dalle ceneri di quel progetto è nato il romanzo in italiano di cui vi parlo da settembre, data di nascita del de agostibus. Tramite le voci e le azioni dei personaggi, che ho creato ad hoc per rappresentare tre diversi pattern di comportamento, vorrei argomentare la teoria che non ho potuto pubblicare ma che, magra consolazione, si è dimostrata giusta. Non vorrei impiegare troppo tempo a finire questo progetto, su cui lavoro già da un anno, perché già per due volte ho interrotto la routine di scrittura e ho faticato a ritrovare il ritmo. Se pensassi di avere altre trecento pagine da revisionare, rischierei di sentirmi spaventata al punto di perdere l’entusiasmo che mi fa andare avanti.

Perché stupido? Non ho praticamente mai letto romanzi di autori emergenti finché non ho iniziato a scrivere io stessa. Dei circa cento libri di autori al primo romanzo di cui ho scaricato l’estratto sul Kindle ne avrò comprati venti. Di questi, ne avrò finiti meno di dieci. E io faccio parte di quella categoria di lettori che aborra lasciare un libro a metà. Se ho abbandonato queste letture è perché erano davvero improponibili. Per questi ottanta estratti che non hanno passato l’esame, ci sono da qualche parte in Italia ottanta scrittori che credono di aver fatto un ottimo lavoro (altrimenti non sarebbero stati pubblicati o non si sarebbero auto-pubblicati) così come io credo che la mia storia sia er mejo, ovviamente, altrimenti la terrei per me. Visto da fuori, però, il mio romanzo non sarà altro che uno di quei cento che sperano di essere visti e acquistati. Quanti lettori sceglierebbero un tomo di quattrocento pagine scritto da un’emerita sconosciuta? Forse uno, per sbaglio.

Ergo la difficile decisione di rivedere il resto della trama, la parte che non ho ancora revisionato, tagliandola non con le forbici, come ho fatto finora, ma con la mannaia, e ricostruendo gli eventi in parallelo anziché in sequenza, per limitare le perdite. 

Cosa ho imparato da questa esperienza? 
Programmate, gente, programmate!
Come dice bene Serena nel suo post su come pianificare un romanzoprima di scrivere bisogna pianificare. Non fate come me, che mi sono lasciata guidare dai personaggi! Loro vogliono solo continuare a divertirsi, ma non hanno mai letto un manuale di scrittura, e se ne fregano delle regole! E tocca poi a noi farli fuori senza pietà...




65 commenti:

  1. Non mi trovo del tutto d'accordo, forse perché amo molto Genovesi e lui non pianifica un tubo, come ho ampiamente scritto da me, ma capisco il tuo essere spaventata. In ogni caso NOMI NOMI NOMI sì, vogliamo i nomi di quegli ottanta... bacio Sandra

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    1. Si dice il peccato ma non il peccatore... ;)

      Molti di quegli ottanta non sono improponibili, sono semplicemente mediocri. Si capisce che l'autore avrebbe dovuto passarci un altro annetto sopra, prima di pubblicarli. Spesso si ha fretta di vedere la propria opera là fuori, poi magari ci si pente di non averla ponderata meglio. Spero di non fare lo stesso errore.

      PS: tu vuoi i nomi perché sai che il tuo è uno dei dieci libri che ho finito ;)

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    2. AHAHAHA il tuo PS è molto vero, però dai ogni tanto devo far contento il mio ego. Comunque tornando seria, la fretta nella scrittura è deleteria, e io sono una super frettolosa, ma quando non lo sono e con Ragione e pentimento non lo sono stata, anche per motivi di forza maggiore a dire il vero, ottengo risultati molto migliori. S.

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    3. Sono certa che il tuo ego è molto fiero di te :)

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  2. Io, invece, non posso che essere d'accordo sulla programmazione. Anche volendo proporsi all'editoria tradizionale tutti dicono che sia meglio stare tra le 300 e le 500.000 battute. Niente saghe, solo romanzi non troppo impegnativi perché scommettere su di un esordiente è già abbastanza rischioso e nessuno vuole rischiare più del dovuto.
    Tagliare così tanto però è rischioso: sei sicura di garantire la coerenza interna?
    Ti faccio una domanda volutamente provocatoria: visto che questa è una scena fulcro, sei davvero sicura che le 100 pagine precedenti siano indispensabili? Non potresti tagliare quelle?

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    1. Michele, ottima considerazione questa. Io ho scoperto di recente che avrei potuto tagliare tranquillamente i primi due capitoli della mia storia senza che vi fossero troppe conseguenze. Cosa che, ovviamente, non mi ha fatto molto piacere: troppa backstory. Errore da polla. Magari non è il caso di Lisa, ma una riflessione la merita sempre.
      (Poi ovvio che se decido di tagliare quei due capitoli dovrò inserire le informazioni chiave più avanti, in qualche modo)

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    2. All'inizio della revisione ho tagliato di netto le prime cinquanta pagina, inserendo (come dice Serena) le informazioni chiave qui e là nella nuova stesura.
      Il mio problema è che quella che chiamavo prima stesura era più uno scheletro del libro, c'erano le ossa ma mancava tutta la ciccia gustosa. Era una scalettatura con qualche parte più elaborata e qualche parte completamente da ricostruire. Intendo eliminare alcune subplot e dividere i personaggi, così che essendo in posti diversi le loro storie possano procedere in parallelo anziché in sequenza, sperando che così il tempo di evoluzione si dimezzi. È un tentativo, non so se funzionerà! Si impara per prove ed errori, in fondo.

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    3. Mi sono trovato in una situazione simile con l'ultimo che ho scritto. Ne sono uscito disegnando diverse mappe mentali per tracciare bene i conflitti e scrivendo alcune subplot come se fossero racconti a sé stanti nei quali potevo dare diverse cose per scontate. Poi le ho prese, spezzate e inserite in giro per i capitoli :)

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    4. PS: ho finito "norwegian wood". credo che infranga l'intero scibile delle "regole di scrittura"; però, a parte un momento verso il capitolo 5 in cui stavo per abbandonarlo, mi è piaciuto. :)

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    5. (Michele, anch'io uso le mappe mentali ^^ Mi piacciono da morire)

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    6. Michele, mi fa piacere che tu sia riuscito a finire Norwegian wood, almeno adesso saprai di cosa si tratta quando lo senti nominare in ogni salsa.
      Le mappe mentali aiutano molto, le uso spesso, anche se ho rinunciato a usare i software perché perdo più tempo a scegliere le impostazioni che a pensare ai contenuti. Meglio limitarmi a penna e foglio di carta!

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  3. Non so proprio che dirti, io cento pagine non le ho scritte in tutta la vita. Forse però aspetterei a tagliare, andrei avanti spedita.

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    1. Potrei seguire il tuo consiglio, ci metterei più tempo, ma avrei più materiale su cui lavorare una volta finita la prima revisione.

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  4. Da totale ignorante in materia di scrittura e marketing editoriale: dividere il racconto in due libri rendendo la seconda parte gratuita a chi ha comprato la prima ?
    Come ho visto su Amazon, a termine della sinossi c'è scritto "A fine racconto troverete i link per scaricare gratuitamente il sequel"

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    1. Il sequel in genere è una seconda storia, derivata dalla prima, ma separata. La prima storia deve avere un finale, altrimenti i lettori si sentirebbero presi in giro.
      Sicuramente la parte che taglio potrebbe in futuro diventare un sequel, non ci avevo pensato, grazie del consiglio!

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  5. Hai proprio ragione Lisa! Io mi ritrovo a dovere fare la riscrittura del secondo romanzo per aver pianificato male i tempi della vicenda e per aver condensato troppo gli eventi. Che seccatura

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    1. Consoliamoci pensando che è meglio avere troppe idee e troppi eventi piuttosto che troppo pochi :)

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  6. Sono d'accordo a metà con le tue conclusioni. Pianificare è saggio, ma trovo sbagliata la scelta di definire un tot di pagine o tagliare in funzione dell'idea di lunghezza che ti sei fatta. Ogni storia ha un suo respiro, non puoi decidere di dargliene un altro solo perché così il libro venderà di più.
    Tra parentesi, forse anche il mio romanzo oltrepasserà le 300 pagine, dici che non se lo filerà nessuno per questo? Ora mi hai messo la pulce nell'orecchio...

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    1. Tu ormai sei famosa, il tuo romanzo se lo fileranno di sicuro, non guarderanno al numero delle pagine perché riconosceranno il nome dell'autore. Tra l'altro ho visto il tuo blog tra i primi dieci blog di scrittura, complimenti!

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    2. Ma famosa de che?! (come dicono da queste parti).
      In che senso tra i primi dieci blog?

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    3. mo soccia, mo se ti dico che sei famosa ;)
      Scusa, mi ricordavo male, non era una classifica. Anima di Carta è tra i siti consigliati per chi vuole imparare come scrivere un libro:
      http://www.sulromanzo.it/blog/come-scrivere-un-libro-i-siti-che-dovete-conoscere

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  7. non posso esserti d'aiuto, dal punto di vista tecnico intendo (per quanto possa sembrare un termine freddo parlando di scrittura)
    ma credo, per intuito, che la cosa davvero importante sia quello che si ha in mente, costi cento pagine o altre trecento. La lunghezza condiziona un po', me ne rendo conto in prima persona. le poche volte che ho provato a cimentarmi con la prosa ho sempre avuto come orizzonte un numero congruo di pagine, come se dipendesse da questo il valore di un' opera o di sé. Meglio un romanzo breve, un racconto; che un tomo per metà ripetitivo e inutile. Delinea una serie di fatti che vorresti narrare, un finale e lasciati andare.

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    1. Si tratta di trovare un equilibrio tra i fatti che vorrei narrare e quelli necessari allo scopo. Per arrivare al finale vorrei elencare passo dopo passo gli eventi che portano la protagonista fin lì, secondo la tecnica dei vasi comunicanti. Il più è capire quali passaggi sono irrinunciabili e quali invece, mi allontanano dalla meta.

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  8. La progettazione è fondamentale, me ne sto rendendo conto anche io, però penso possa procedere in parallelo con la stesura.
    Non sono invece d'accordo per quel che riguarda il problema legato alle "dimensioni" del romanzo. Esistono esempi di scrittori emergenti che sono riusciti ad avere successo anche superando gli standard prefissati: "Il sentiero dei profumi" di Cristina Caboni ha più di 400, "Il rumore dei tuoi passi" della D'Urbano e "Acciaio" superano le 300. Ho anche letto un bellissimo thriller, dell'esordiente Alessandro Bongiorni, che oltrepassa le 600 pagine, così come "Ancora notte", di Deborah Brizzi. Eppure sono romanzi validissimi, che ho comprato senza remore, senza domandarmi chi fosse l'autore. Non ho mai avuto "paura" degli esordienti, soprattutto se pubblicati dall'editoria tradizionale.
    Se devo essere sincera, i romanzi che non filo sono quelli sotto le 200 pagine, ma io rappresento un caso a parte! :-D
    Se posso darti un consiglio, siccome in scrittura non sempre esistono scelte giuste e scelte sbagliate, FAI QUELLO CHE TI DA' PIù GIOIA, e che secondo te valorizza il romanzo. Comunque andrà, ci sarà sempre qualcuno che ti leggerà. :)

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    1. Sono piuttosto cinica ormai quando leggo "bestseller al primo colpo". Questi autori magari hanno scritto dieci romanzi prima di averne uno pubblicato. Io sono al primo, e credo che sia meglio ricordarmene ad ogni passo, senza montarmi la testa. Mantenere la coerenza interna, il ritmo giusto e l'attenzione sveglia per quattrocento pagine è un compito troppo arduo per chi è al primo tentativo, secondo me.

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    2. Sicuramente l'esercizio pregresso ha un valore, a prescindere da quanti romanzi siano stati scritti. Io ho fatto molti tentativi in passato, ma sono finiti tutti in un cassetto. Ora sto andando avanti. Non ho idea di quante pagine usciranno dalla prima stesura, sono sincera. Ma non mi pongo il problema, per ora, perché vedo che nonostante tutto non mi sono ancora bloccata.
      Se poi dovessi accorgermi che la prima stesura è una roba oscena, non escludo di mettere il romanzo nel congelatore, per dedicarmi a storie più semplici, e rispolverarlo quando sarò più esperta. Il fatto di tenere molto a questa storia non implica che sia l'unica in grado di raccontare... per ora ci provo... e se verrà fuori una roba oscena sarò comunque felice di averci provato.

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    3. Ti capisco bene, stamattina sono indecisa tra il congelatore e il camino... ieri invece ero sicura di aver scritto la scena del secolo. Forse il segreto è non rileggere mai e andare solo avanti :)

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  9. Ciao bella *_* Grazie per il link!
    Allora, ho un sacco di cose da dirti,
    1) Non legherei la lunghezza alla leggibilità di un romanzo. Perché amo LOTR più di ogni altro romanzo? Perché nonostante la mole quindi terminai di leggerlo ne volevo ancora, e non riuscivo a convincermi che era finito e che dovevo metterlo giù. Se il tuo romanzo è avvincente, tutto ciò che ci metti è necessario, e perderebbe in profondità se tu tagliassi, io lo lascerei esattamente com'è. La lunghezza è l'ultimo problema. Tagliare il non necessario non si fa per ragioni di lunghezza, ma per non far sbadigliare chi legge. Poi nella letteratura di genere ci sono sicuramente delle convenzioni legate alla lunghezza, ma non mi pare sia il tuo caso e se la storia è bella si possono violare tranquillamente anche lì.
    2) Mi sembra di capire che percorrerai solo la strada dell'editoria tradizionale, giusto? Perché se opti per il self, della lunghezza te ne puoi sbattere alla grandissima e pubblicare con la lunghezza che sembra più giusta a te. Comunque, credo che sai un problema che ti dovresti porre solo dopo avere terminato la tua bella storia.
    3) Mi convincono molto di più le tue motivazioni in merito alla tua capacità di "resistenza", di arrivare fino in fondo. Perché anch'io sto sperimentando un momento di stanchezza. La revisione è pesante, non ce n'è, e per sua natura non suscita gioia: deve andare a cercare non le perle, ma i difetti. E' psicologicamente pesante. Ma anche in questo caso: perché snaturare la tua storia? Ne vale la pena? Proprio perché ti è costata tanta fatica, chiediti: voglio trattarla male tanto per arrivare in fondo? Siamo sicuri che ho già tolto tutte le cose non necessarie?
    Hai già provato a fare gli step del metodo del Fiocco di Neve? Provaci. Aiutano anche in corso d'opera, o almeno per me è così. Ogni tanto mi riscrivo la logline, mi aiuta a trovare focalizzazione, e anche il paragrafo in cinque frasi.
    E ha ragione Chiara, fai quello che ti dà più gioia. Nel romanzo non vale solo il prodotto finale, secondo me, vale anche il percorso.
    Un bacione grande, e grazie ancora <3

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    1. ...e ho scritto di getto e praticamente in piedi, scusami per tutti gli errori... c'è pure un quindi al posto di un quando!

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    2. Ho capito benissimo Serena, non preoccuparti degli errori!
      Ti rispondo punto per punto.
      1) Non penso di essere brava al punto di trovare lettori supplicanti alla mia porta per il sequel, almeno non ancora :)
      2) Non so se cercherò di farmi pubblicare, quello è un problema per un altro giorno...
      3) Non voglio trattar male la mia storia tanto per arrivarci in fondo, è che ho paura di non arrivarci proprio, in fondo! Quello sarebbe ancora peggio.
      Il metodo del fiocco di neve è ottimo, anche se ammetto di essere stata pigra finora... comincio e non finisco, ricomincio e ricomincio... è la seconda parte, che mi frega. Un passettino per volta troverò l'incastro giusto per gli eventi (spero).

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  10. Anch'io sono d'accordo a metà. Le considerazioni che fai le ho sentite pari pari da degli editor che mi spiegavano come un romanzo di un esordiente, se troppo lungo, già venga guardato male. Tuttavia penso anche che ogni storia abbia il suo respiro e debba occupare il proprio spazio, fregandosene delle regole editoriali. Alla fine nella mia libreria non sfigurano libri piuttosto corposi scritti da esordienti (però stranieri, forse, perché all'estero c'è più flessibilità?). Penso ad esempio a "L'orda del vento", tomone di oltre 600 pagine, opera prima di un autore francese, che sarebbe stato un delitto tagliare.
    Quindi fai quello che ti senti, un buon autore è anche quello dotato della capacità di scegliere per istinto la strada narrativa migliore.

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    1. Chissà però quanti tomoni ha scritto, l'autore de "L'orda del vento", prima di vederne uno pubblicato...
      Non posso illudermi di scrivere il romanzo del secolo al primo colpo, ormai s'è capito che non sono nata imparata...
      Dici bene di seguire l'istinto, il mio mi dice di puntare in alto ma di volare basso!

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  11. Quando ho scritto il mio romanzo era molto più lungo di come, poi, è diventato: adesso sono circa 300 pagine che, spero, non risultino pesanti, ma ho tolto, tolto tantissimo: affezionarsi ad una storia e ai suoi personaggi può essere rischioso, noi autori,tante volte, non ce ne accorgiamo, ma disperdersi troppo non va a vantaggio della storia.
    (Magari, il mio romanzo, scaricato da Amazon, è tra quei venti bocciati, ma, please, se ho ragione, non confermare il mio timore in questa sede :P)

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    1. Marina, il tuo romanzo è gratis per chi ha Kindle Unlimited, e invito tutti a scaricarlo :)
      Scrivi molto molto bene, sono invidiosa. La storia parte da un'idea assolutamente brillante e originale e mantiene la coerenza interna nonostante la premessa, di per sé assurda. Non deve essere stato facile rimanere a cavallo tra i due mondi (non dico di più per evitare spoiler).

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    2. Grazie, ma allora sono stata fortunata: ho superato il test "esordienti!". Tiro un respiro di sollievo! ;)

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    3. Hahaha, non che la mia opinione valga qualcosa, però sì, puoi certamente girare col mento in su :)

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  12. Un post, questo, estremamente interessante. Il mio penultimo romanzo è di oltre 500 pagine perché sono partita dal presupposto che i miei personaggi dovessero essere liberi di fare ciò che volevano. Forse sarebbe stato meglio tagliare un centinaio di pagine...
    Buona domenica!

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    1. Benvenuta Alessandra, che onore avere una scrittrice pluri-pubblicata in visita al deagostibus. Mi sono iscritta al tuo blog per seguire i tuoi successi.
      500 pagine possono essere tante, però se sono scritte bene volano. Io che sono al primo tentativo vorrei non esagerare, rimanendo entro le 200.

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  13. Non sono brava a programmare e forse è questo che mi blocca nello scrivere. Credo che una "scaletta" minima sia necessaria. Farò tesoro della tua esperienza

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    1. Se sai catturare i lettori con venti righe, e ti assicuro che sai farlo, non ho dubbi che il tuo romanzo sarà un bestseller :)

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  14. Cara Lisa va dove ti porta il cuore e la mannaia :D
    Belle riflessioni e bel coraggio di scelta... come scrivi tu, tutti pensiamo che il proprio romanzo è sempre er meglio, essere obbiettivi è difficilissimo, chi usa la mannaia è come si amputasse un braccio. Coraggioso colui che per salvare il romanzo, si auto amputa.
    In bocca... al lavoro
    Un saluto elfico:
    Buona e radiosa giornata

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    1. Grazie per il supporto Anna Maria, tu che scrivi storie per bambini avrai di certo altre priorità, le storie immagino debbano essere piuttosto corte, o sbaglio?

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  15. Premetto che programmo poco e niente e mi trovo bene così. Comunque quando mi sono ugualmente reso conto che il mio romanzo avrebbe forse superato le 800 pagine, ho deciso per una suddivisione in più tomi. I primi due volumi, quelli di cui ho già ultimato la prima stesura, insieme fanno circa 500 pagine.
    In fase di revisione sto alleggerendo un bel po' lo stile (avendo letto troppi classici in passato ho cominciato scrivendo in stile anteguerra) ma per il resto non sono riuscito a tagliare quasi nulla. Le descrizioni erano già in partenza ridotte all'osso e il resto erano riflessioni interiori, dialoghi e azione: tutte cose che non riesco proprio a tagliare.
    Ho deciso di accettare il rischio dell'operazione e buttarmi, usando il blog come battistrada per farmi conoscere.
    Per me la cosa migliore è sempre lasciarsi guidare dal proprio istinto, che, secondo Proust, ne sa molto più di noi. Io sono d'accordo con lui.

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    1. Grazie per essere passato a trovarmi, Ivano, dal tuo blog avevo capito che il tuo progetto fosse uno di quelli tosti, e ora me lo confermi.
      Partire da una trilogia significa che hai ben chiaro cosa vuoi raccontare e non temi una sfida. Io probabilmente rimarrei arenata tra i tomi. Mantenere la coerenza interna e l'interesse del lettore per 800 pagine non è facile, ma il primo passo per riuscirci è crederci, e mi pare che tu abbia tutte le qualità per farcela. In bocca al lupo!

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  16. Lo sai, io pianifico sempre. Mi serve anche a capire se ho in mente una trama smilza o sovrappeso. Quasi sempre scopro che le idee iniziali non bastano ad arrivare alla lunghezza di un romanzo come si deve, che per me significa 350-400 pagine almeno, e così mi ributto a sviluppare. In bocca al lupo per le tue scelte taglierecce! :)

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    1. Davvero? I tuoi romanzi sono di 400 pagine? Avrei detto meno, almeno i due che ho letto io. Quando la lettura scorre bene conta poco se ci sono cento pagine in più o in meno.
      In questi giorni ogni dieci minuti mi viene un'illuminazione divina...
      Sto riempiendo quaderni di idee scarabocchiate che mi convincono solo fino a metà. Ma la combinazione vincente sta arrivando!

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  17. No che non ci arrivano, a 400 pagine, ma ci provo! :) Illuminazioni ogni dieci minuti? Periodo buono, vai con il vento in poppa! (Evitare allusioni, please.)

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    1. I tuoi romanzi sono perfetti così come sono, non hanno bisogno di essere allungati. In "Due vite possono bastare" avresti potuto creare un paio di subplot legate a personaggi minori, ma avrebbe solo distratto dalla storia principale, in fondo i personaggi sono già ben delineati. Quando mi mandi il nuovo da leggere? :)

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    2. Appena arrivo alla fine, tra qualche secolo, cioè. Sono un tantino rallentata. :(

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    3. Uffa... non vedo l'ora! :=)

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  18. La programmazione è la salvezza dello scrittore. Ne parlerò a breve anche io, perché in alcuni commenti ho letto di scrittori che preferiscono scrivere di getto e perché io stesso mi sono trovato in difficoltà.

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    1. All'inizio io ho scritto di getto, poi mi sembrava che la storia fosse troppo corta e ho creato altre sub-plot, che ora mi trovo a dover eliminare. Chissà cosa sarebbe successo se avessi continuato la prima stesura senza contare il numero delle pagine. Farò tesoro di questa esperienza quando scriverò il secondo romanzo.
      Aspetto di leggere il tuo post allora.

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  19. tutto dipende dal risultato, non in termini di successo editoriale ma di bellezza.
    se i personaggi a cui hai dato il permesso di scorrazzare liberi senza alcun controllo delle nascite e delle crescite danno vita a un che di autentico, credibile pur in mezzo a un caos allora c'è bellezza a sufficienza.
    al contrario penso a certi romanzi impeccabili, dove tutto è esatto, studiato al millimetro secondo i criteri del miglior best seller, eppure manca l'anima pulsante, la spontaneità del dire e leggendo ti resta il dubbio che l'autore abbia scritto, cinicamente, quello che tu volevi sentirti dire e non quello che lui aveva dentro.
    ml

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    1. Ho riflettuto sul tuo commento e mi sono chiesta se ci sia bellezza nella mia storia. I personaggi scorrazzano liberi, ma alla fine manca quell'ineluttabilità del risultato, quel chiudersi del cerchio che a me piace tanto trovare nelle ultime pagine dei romanzi che leggo. Parlo di quel particolare che compare a pagina 3 e ricompare solo in penultima pagina, ma senza il quale non si sarebbe mai arrivati a quella conclusione.
      Credo che questa tecnica si chiami dei vasi comunicanti, e credo sia quella bellezza che sto cercando.

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    2. hai reso bene l'idea. mi chiedo se non puoi inserirlo a posteriori un dettaglio marginale nelle prime pagine che si coroni alla fine
      ml

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    3. Potrebbe non essermi ancora venuto in mente, così come ho ancora qualche buco nero in dirittura d'arrivo. C'è il finale ma non so bene come arrivarci!

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  20. Credo che i tuoi siano i dubbi di chiunque stia producendo una qualsivoglia opera complessa.
    Io per il romanzo che riposa in una cartella del mio computer in attesa del momento giusto per essere pubblicato (mi spiace citarlo sempre, sembra quasi spam preventivo...) avevo il problema contrario: troppo stringato, nonostante avessi programmato la trama dall'inizio alla fine, così ho dovuto rimpolparlo un bel po' e si è rivelato un lavoro soddisfacente.
    Non aver paura di "aver fatto un lavoro inutile perchè delle parti devono essere tagliate", perchè ogni pagina è anche esercizio. Agli inizi ho scritto dei racconti che non funzionavano e che ho poi eliminato da ciò che intendevo pubblicare; nonostante ciò quegli scritti sono serviti al loro scopo: migliorarmi.
    Per quanto riguarda il romanzo in sè, il discorso è che in sede di pubblicazione un editor ti proporrà non solo tagli ma anche ampliamenti, per cui il consiglio che ti do è: per ora scrivilo nella forma che ritieni migliore, anche fossero 400 pagine, ma scrivile nel modo migliore che puoi. Poi il trasformare quelle pagine in un libro sarà un compito da affrontare assieme a editore ed editor.

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    1. Grazie del consiglio Marco, spero che il tuo romanzo esca dalla cartella per vedere la luce entro quest'anno. Qui si parla di libri, per forza si parla di ciò che si è scritto. E un po' di pubblicità non fa mai male :)
      So che scrivere è sempre e comunque esercizio, ma in questo caso le scene che ho ideato e che ora vado a scartare sono una distrazione, e corro il rischio di sorvolare errori grossolani a causa dei cambiamenti in corso d'opera della trama.
      Questa storia dell'editor poi mi spaventa, perché mi pare di capire che questi personaggi mitologici siano tutti oberati di lavoro, coi capelli dritti e gli occhi iniettati di sangue, e che non si occupino tanto del rimaneggiamento delle scene ma solo dei refusi e dell'impaginazione. Sbaglio?

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    2. Sì, sbagli. :)
      Dei refusi si occupa il correttore di bozze, figura non sempre presente nelle CE (dipende da quanto sono grandi e importanti), per cui quella potrebbe essere una cosa di cui ti occuperai tu e solo in seconda battuta l'editor. Dell'impaginazione si occupa l'editore affidando il compito ai tipografi.
      Quindi, di cosa si occupa effettivamente l'editor? Si occupa di indicarti i modi per trasformare il testo che tu proponi in un testo da pubblicare, suggerendoti tutte quelle piccole e grandi cose, le finezze, che non ti erano venute in mente. Si tratta perciò di suggerimenti, quindi in linea teorica potresti non tenerne conto e fare di testa tua, ma non è consigliabile perchè sono persone che conoscono il mestiere e sanno ciò di cui parlano.
      Certo, esistono editor che hanno la mano pesante e magari sono "invasivi" in questo loro compito, ma questo succede con tutti i mestieri.
      In secondo luogo l'editor potrebbe dirti di apportare dei tagli: la scena non è funzionale alla trama o è inutile o ci sono degli errori logico-temporale; oppure potrebbero dirti di ampliare delle parti, osservando che le connessioni non sono sufficientemente dettagliate. O ancora di riscrivere in una forma diversa. Ma ripeto: sono suggerimenti, quei cambiamenti li apporti tu, perchè sei tu e solo tu che scrivi.
      In ultimo luogo, potrebbero anche farti notare i refusi, sì, o magari correggere in base alle scelte editoriali sulla forma del testo.

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    3. Tornando al tuo romanzo: quello che devi fare è revisionare il testo al fine di migliorarlo. Se ciò implica tagliare delle sequenze, non aver paura di sfrondare: i cambiamenti nella trama fanno parte della genesi dell'opera. Certo, una programmazione a monte avrebbe reso meno complicata questa fase. Ti assicuro che anch'io ho operato dei grossi cambiamenti nella trama (anche se non nei punti cardini di inizio-mezzo-fine) e il lavoro ne ha solo guadagnato. Ho tagliato parti che non funzionavano, alcune le ho modificate, altre le ho ampliate, altre scritte ex-novo.
      Da quanto ho capito, questa è la prima o seconda revisione. Non scoraggiarti subito, perchè ne farai tante altre. Tante tante, e se all'inizio ti sembrerà noioso, un po' per volta vedrai che i miglioramenti si sentiranno, esattamente come quando costruisci un castello di sabbia, prima fai le torri col secchiello e le congiungi in mura, poi un po' alla volta apporti tutti i miglioramenti del caso. E se c'è da abbattere un muro per metter il ponte levatoio, lo si fa senza pensarci due volte.

      Concludo col mio romanzo: no, non quest'anno. Entro fine anno deve uscire il mio secondo libro di racconti, quindi la questione è solo rimandata. :)

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    4. Conosco di persona poche persone che hanno pubblicato con un editore, ma i loro resoconti sono molto meno rosei. L'editor che li ha seguiti non ha apportato cambiamenti strutturali alla storia, si faceva sentire una volta ogni due mesi mandando una mail con allegata una tabella con le correzioni alla bozza, ed era l'unica figura a controllare il testo prima della pubblicazione. Certo erano case editrici minori, forse quelle più grosse hanno più collaboratori e possono impegnarsi in una revisione più approfondita.

      Mi piace l'idea del castello di sabbia, anche se ho paura che arrivi l'alta marea mentre sono ancora in ginocchio a riempire il secchiello. :)

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  21. Ciao Lisa, mi piace molto la parte finale del post, nel quale dici che non bisogna farsi trascinare dai personaggi. Credo che nei miei tentativi di scrivere racconti fosse quello uno dei miei errori, oltre al fatto di non conoscere minimamente tecniche di scrittura. E leggendo il tuo blog mi rendo conto di quanto non faccia per me!
    Forza, che sono curioso di leggere!

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    1. Chissà, magari un giorno riproverai e grazie al de agostibus non avrai difficoltà a seminare romanzi! ;) Intanto continua a dilettarci coi tuoi articoli!

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    2. Grazie Lisa, sicuramente sto imparando a leggere il tuo blog in maniera molto interessata. Riesci a spiegare in maniera semplice le cose, sei davvero brava.
      Ciao!

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    3. Grazie Stefano, questa me la stampo e l'appendo sul muro per i giorni in cui non riesco a mettere in fila due parole... :) Ciao!

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