30/04/15

Il passare del tempo nel romanzo


Ieri riflettevo sul tempo che passa, dopo aver parlato al telefono con una mia amica che compie gli anni martedì.

Parentesi romantica: Auguri Fedi! Grazie per leggere sempre il mio blog, sei la migliore amica che si possa desiderare.

Non so se capita anche a voi, ma quando mi sento dire “Ti ricordi di quella vacanza in campeggio, ventidue anni fa?” mi sembra impossibile che io possa avere ricordi così lontani nel tempo. Ventidue anni fa? Ero già abbastanza grande da andare in vacanza da sola? Avrò fatto male i conti. 

Proprio come noi, anche il personaggio di un romanzo cambia, impara, cresce; tramite le varie peripezie che affronta, l'autore lo accompagna verso una maggiore auto-consapevolezza. Spesso l'esito è una persona migliore, più matura, più fedele alla sua natura di quanto non fosse all'inizio. 
Il coming of age dei protagonisti adolescenti dei romanzi YA si trova ormai dappertutto, anche per gli eroi più attempati. Forse perché in questo mondo matto non basta essere adulti per avere un'idea di quel che si sta facendo. Il crescere diventa una lotta quotidiana, le porte aperte sono troppe e non si è mai certi di avere imbroccato quella giusta.

Il passare del tempo scandisce le fasi dell'evoluzione del personaggio. Per essere credibile, un personaggio deve impiegare tempo per raggiungere la sua meta, non può imparare la lezione in una notte, deve, proprio come noi, fare la gavetta, cadere, rialzarsi, sbattere la testa, ancora, e ancora, e ancora…

Quattro modi per scandire il tempo nel romanzo


Mi sono venute in mente quattro soluzioni per affrontare il passare del tempo in un romanzo. Mi sembrano poche, per cui confido in voi, come sempre, per eventuali aggiunte o correzioni:

1) Data specifica.
Certi romanzi precisano il giorno, il mese, l’anno e a volte addirittura l’ora in cui accadono gli eventi raccontati, anteponendo la data all’inizio di ogni capitolo. Questa tecnica si trova spesso nella narrazione sotto forma di diario o lettera, ma anche in alcuni romanzi dall'intreccio così complicato che rischierebbe di confondere il lettore. 
Io personalmente non leggo mai queste date, o se le leggo, quando arrivo al capitolo successivo mi sono già scordata della precedente. Mi infastidisce dover tornare indietro per controllare quale fosse, specialmente sul Kindle che avanza e retrocede di una sola pagina per volta. 

2) Stagioni.
Il passaggio dall’inverno alla primavera è associato al risveglio, a una vita nuova. L’estate che lascia il posto all’autunno preannuncia l’arrivo di un interludio nostalgico. Così come le condizioni meteorologiche, le stagioni richiamano colori, sapori ed emozioni particolari che gli scrittori sfruttano spesso e volentieri per rafforzare e coronare gli eventi. 
Io sono meteoropatica al cento per cento, per cui questa tecnica ha molta presa su di me, aiuta la mia identificazione con il personaggio.


3) Tempo fantastico.
L’autore di storie fantasy e mondi distopici può inventarsi un calendario di sana pianta, accorciare i mesi di dieci giorni o moltiplicare le fasi lunari. In un ambiente post-guerra nucleare si possono contare gli anni ripartendo da zero, e una storia d’amore ambientata tra le rovine Maya potrebbe essere minacciata dalla fine del mondo che era stata prevista per il 2012. 
Non sono amante del fantasy ma apprezzo lo sforzo di un autore che modella un universo temporale per renderlo perfetto per la sua storia.

4) Data reale.
Molti romanzi in uscita oggi sono ambientati proprio nel 2015, in un mondo verosimile che rispecchia fino al minimo dettaglio la vita reale, così come la conosciamo. Questi libri sono interessanti da leggere appena pubblicati, e vivranno in eterno come testimonianze della cultura nella nostra epoca. 
Mi sono chiesta però se sia riduttivo legare una storia a una data esatta, se non sia invece meglio rimanere sul vago, per non rischiare che il romanzo diventi presto "fuori moda".

Meglio una data specifica o vaga?


Sapendo che mi ci sarebbe voluto molto tempo a scrivere NTS, quando ho preparato la linea temporale l’ho spostata in avanti di qualche mese, in modo che gli eventi accadessero a cavallo tra il 2014 e il 2015. Che ingenua! Credevo ancora ai manuali che promettono di scrivere un libro in 30 giorni. Avrei dovuto scegliere un arco temporale ben più realistico, magari il 2030, o giù di lì. Se la revisione procede di questo passo, quando NTS sarà pronto per la pubblicazione, sarà già un romanzo storico. 
Ho pensato a come risolvere la questione del passare del tempoPotrei eliminare qualsiasi riferimento al 2015. Per esempio, potrei tagliare ogni riferimento alle prossime Olimpiadi in Brasile, e anziché dire che un personaggio è nato nel 1990 dirò che ha venticinque anni.
In questo modo il lettore saprà comunque l'epoca dei fatti, grazie ai dettagli sulla tecnologia in uso, i modi di parlare, i mezzi e i tempi di trasporto, però il romanzo rimarrà attuale più a lungo.

Come al solito, anziché scervellarmi e rigirarmi tutta notte, vado a letto serena e lancio la patata bollente a voi che vivete nove ore nel futuro. Al mio risveglio spero che avrete risolto i miei dubbi, o le mie paranoie, dipende dal punto di vista. Cosa fareste al mio posto? Che tipo di soluzione usate di solito nei vostri racconti per esprimere il passare del tempo? 




50 commenti:

  1. Il tuo post lancia un bel quesito, quello sull'uso del tempo. Da parte mia, che spesso do una connotazione temporale precisa alle mie storie, non tanto con date, quanto con allusioni esplicite all'epoca (contemporanea), mi ritrovo a dover fare i conti con il problema che hai evidenziato. Il mio consiglio è mantenersi sul vago, lasciando tracce precise del tempo ciclico attraverso le mutazioni della natura, ma astenersi da date ed eventi eclatanti.

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    1. Grazie Rosalia, mi fa piacere sapere che non sono l'unica a porsi questo quesito, avevo paura di essere diventata paranoica :)
      Chissà se la maggior parte dei lettori preferisce date precise o non specifiche.

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  2. Generalmente ambiento i miei romanzi in un leggero passato: negli ultimi vent'anni, più o meno. Nella mia documentazione cerco di dare una data e un'ora precisa ai fatti, ma poi nel testo accenno il meno possibile al tempo assoluto e molto a quello relativo (il mese *scorso*, l'anno *prossimo*) e cerco di avere pochi riferimenti a fatti di cronaca anche epocali (il passaggio all'euro, per esempio).
    Inutile cercare di tenere il testo allineato con l'oggi. Se passi dalla pubblicazione, serviranno comunque molti mesi prima di uscire. Se passi dal self-publishing, comunque "congeli" il tuo lavoro nel momento dell'uscita. Tra un anno o due (o cento, magari!), che nel testo ci sia scritto 2015, 2014 o 2013 non farà davvero molta differenza. La cosa importante sarà la coerenza interna dei tempi :)

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    1. Anch'io ovviamente ho una griglia con gli eventi suddivisi per anno e per personaggio, con date di nascite precise, climi e fuso orari. Per i viaggi mi sono assicurata di usare voli, scali e stazioni reali che ho trovato online, con i prezzi e le durate e il tipo di menù offerto dalla compagnia di viaggio. In fase di revisione molti di quei dati si stanno rivelando inutili, ma all'inizio credevo fossero importanti, e forse lo sono stati perché mi hanno aiutato a viaggiare con i personaggi e identificarmi con loro.
      Il discorso della pubblicazione è interessante, mi ha fatto riflettere e sono sempre più convinta che dovrei eliminare il 2015 del tutto.

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  3. Io per ora ho usato tempi molto precisi.
    La blog novel è ambientata nel Febbraio 2013. Quando ho pubblicato la prima scheggia sul sito di Romina Tamerici era un tempo trascorso da appena sei mesi, adesso da quasi due anni.
    La vicenda del romanzo, ambientata nel 1979, inizia invece il 27 luglio e copre un periodo temporale di un mese, fino al 27 agosto.
    Però in nessuno dei due casi ho apposto date all'inizio dei capitoli; ho soltanto fatto in modo che la trama tenesse traccia dello scorrere del tempo.

    Potresti forse aggiungere come quinta voce la narrazione in flashback, con l'alternanza tra tempo presente e tempo passato.

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    1. Se il mio romanzo fosse ambientato nel 1979 lascerei sicuramente le date, perché ormai non pretende di essere contemporaneo, e riflette uno stile di vita già molto diverso da quello odierno.
      L'alternanza tra tempo presente e passato deve comunque avvenire in uno dei quattro modi suddetti, se non sbaglio.

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    2. Sì, è vero, ci ho pensato anch'io poco dopo aver pubblicato il commento. Però nello scriverlo pensavo più che altro alla possibilità di una mescolanza/alternanza, con uno dei due tempi, presente o passato secondo la convenienza, precisato e l'altro lasciato nel vago.

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    3. Idea interessante, crea movimento e mantiene alta l'attenzione grazie ad un andamento a ritmo alternato.

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    4. Comunque quando ho scritto il primo commento dovevo essere abbastanza fuso :P E' evidente che dal febbraio 2013 a adesso sono passati "più" di due anni e non "quasi" due anni ;D

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    5. Appunto, il tempo passa troppo in fretta per tenere i conti :D

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  4. Ciao Lisa, sono d'accordo con Michele Scarparo. C'erto che ti costerà fatica usare la mannaia sule Olimpiadi!!! Su un pezzo scritto! E lasciare nel vago anche il nome del luogo? Noo?... Boo!!! Va dove ti porta il cuore e... tieni i pezzi tagliati in un comodo cassetto, un giorno non si sa mai che non siano un nuovo incipit.
    Buon radioso e sereno 1 maggio (da voi si festeggia?)

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    1. Grazie Anna Maria, di sicuro terrò ogni parola che taglio sperando che torni utile in futuro!
      Buon 1 maggio, anche se qui purtroppo non si festeggia.

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  5. Secondo me dovresti lasciare date e riferimenti. Chi ha detto che un romanzo debba essere ambientato per forza nel presente? Ti da molta più libertà d'azione il passato, anche se prossimo

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    1. Ero già quasi convinta di levare le date, ora mi fai tornare il dubbio!
      Il passato dà più libertà ma allora preferirei un passato remoto, senza esagerare, magari una ventina d'anni.

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  6. In un caso io ho usato date ben precise, ma sono stata costretta a farlo perché c'è un'alternanza temporale ed era l'unico modo per far sì che il lettore ci si raccapezzasse. Nel romanzo attuale invece ho deciso di dare solo indicazioni qua e là sulla stagione, quanti giorni o mesi sono passati, ecc.
    I riferimenti a un periodo preciso penso che aggiungano un po' di "colore" alla storia e si notano sicuramente di più delle semplici date, quindi lasciali :)

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    1. Il mio intreccio ha una subplot complicatissima che richiederebbe le date, come dici bene tu, perché il lettore ci si raccapezzi. Però mi pare che non sia fondamentale che il lettore conosca i dettagli, non è un giallo da risolvere, è più una saga familiare di sottofondo, per cui non mi aspetto che chi legge si metta lì a fare i conti di che anno era quando è nato Tizio o Caio.
      Ho cercato di dare "colore" inserendo notizie sul passato di personaggi secondari legati a periodi storici precisi, con riferimenti a personaggi e eventi storici.

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    2. PS: è uno dei miei divertimenti più grandi, inventarmi il passato dei personaggi minori rendendoli quasi incredibili, ingigantendoli in modo che rimangano impressi nella mente del lettore. In fase di revisione ne sto tagliando alcuni, per non deviare troppo dalla storia principale e distrarre il lettore con fatti inutili.

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    3. La sensazione di veder "crescere" i personaggi è impagabile. Magari certi dettagli servono solo a noi per conoscerli e poi saranno tagliati, ma ho notato che con il tempo il materiale che finisce al macero è sempre meno. Ci sarebbe da farci un post :)

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    4. Sarebbe un post molto interessante, spero che lo scriverai davvero. "Con il tempo" intendi romanzo dopo romanzo, o revisione o dopo revisione?

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    5. Direi scrittura dopo scrittura! Sul post ci penso su :)

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  7. Non uso quasi mai date, né eventi che collochino la storia in un momento specifico. Credo di avere la tendenza a cercare l'eterno nel contingente, perciò non faccio testo. Però, c'è data e data. Se la storia gira intorno alla caduta del Muro di Berlino, è un momento importante, che conserverà per un pezzo il suo fascino simbolico. Questo non vale per la mia data di nascita e per la maggior parte degli eventi nelle vite dei miei personaggi. Il periodo penso che si intuisca comunque, perché l'autore ha un mondo specifico in mente e lo popola di dettagli adatti.

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    1. Giusto. Se il periodo storico è determinante per la storia, non si può omettere.
      La mia storia comincia alla fine degli anni 70, a giudicare dalla foto anche la tua data di nascita è giù di lì, no? ;)

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    2. Non ci credo :P
      Ti ha fatto bene l'aria di Bologna, vé!

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  8. Era il quattordicesimo mese dell'anno terzo del secondo impero della prima dinastia dell'Elieas quando ho pensato di rispondere al tuo post. Mi ricordo che le slanciate erano in fiore, la primavera si affacciava sacrale e sfusa sui miei sensi e un'empatia cresceva in me e mi spingeva a spedirti questo messaggio che sarebbe avanzato senza fretta strisciando lungo i mari stellari, risalendo i profili delle montagne celesti fin a giungere fra le tue genti, terzo pianeta a destra, per agganciarsi al tuo computer e apparirti sullo schermo come tu lo leggi ora, 1 maggio 2015. Come posso esprimerti il passare del tempo nella nostra letteratura, noi che abbiamo nove ore luce nel passato, ma anche 17 dita per mano, 11 lune di cui due doppie, unità di tempo divise in espandimenti e contrazioni di maree di sette mari che noi non chiamiamo mari ma deserti, per voi sarebbe impossibile nuotarci. Credimi è un casino, come un casino è organizzare le nostre Olimpiadi dell'inadeguatezza che si svolgono ogni tre ere profetiche: salto in alto strisciato, corsa da fermo, pugilato last minute, maratona del lupo, nuoto nella tasca, pallavolo sacher. Ci verrebbero venticinque anni dei vostri per spiegartelo. Io ho tempo illimitato, sono nato slip, ma tu ce l'hai 25 anni a disposizione per una spiegazione? .

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    1. Per te, caro, 25 anni li trovo sempre.
      Ehi, chi ti ha detto che vivo sul terzo pianeta a destra? Mi pedini?!?

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  9. Bello questo post, che mi riguarda direttamente, perché la mia storia copre un arco di tempo così ampio che, se non mettessi le date, manderei completamente in pappa il lettore, soprattutto nelle tre sezioni (su quattro) in cui passato e presente si alternano. Senza date, il lettore non capirebbe niente. Il cambio del tempo verbale potrebbe non essere sufficiente.

    La storia inizia nel 2000. Il "tempo presente" inizialmente voleva essere l'inverno 2014-2015, poi slittato al 2015-2016. Oltre non credo di andare, perché non voglio che i personaggi siano troppo "vecchi". Il quindicennio di cui voglio occuparmi basta e avanza.

    Le date non offrono un riferimento solo al lettore, ma anche a me (se so che è luglio, il mio protagonista non uscirà di casa con sciarpa e berretto). Non so se poi rimarranno in sede di revisione, ma lo considero molto probabile. Penso inoltre che, per il tipo di storia che sto raccontando, servano a dare struttura e solidità.

    Mi capita spesso di fare riferimenti a eventi realmente accaduti (l'ultimo la morte del papa, nel 2005) anche se non prendono mai il sopravvento sulla trama e sui personaggi, mi servono soprattutto per definire l'ambientazione e il contesto. Sinceramente non temo che possa diventare "fuori moda", forse perché io per prima apprezzo le storie ambientate nel passato recente, e capaci di rievocare un mondo a me noto. L'ultima che ho letto era ambientata alla fine degli anni 90: citava trasmissioni televisive ed eventi storici con una precisione maniacale. è emersa una grande sensazione di familiarità e di sicurezza.

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    1. Lascerai le date all'inizio di ogni capitolo?
      Stai scrivendo la prima stesura seguendo il corso degli eventi cronologici o già con l'intreccio definitivo? Usi molto il flashback?
      Fai bene a non invecchiare troppo i personaggi, da giovani si cambia molto nel giro di un paio d'anni.
      Non mi dispiacerebbe leggere qualcosa con riferimenti specifici alla fine degli anni '90, lo preferirei a un romanzo ambientato nel 2009 e uscito nel 2015, per qualche motivo mi dà l'idea di una storia che è stata mandata in giro per anni aspettando che qualcuno si degnasse di pubblicarla.

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    2. Al momento, mi viene da dirti sì, credo di lasciarle. Però sono una bilancia volubile, nel giro di pochi mesi ho cambiato tante carte in tavola, quindi ... non ci metterei la mano sul fuoco.

      Quando ho iniziato a scrivere la prima stesura, ho seguito un ordine cronologico, pur sapendo che avrei intrecciato le due time-line. Ora, che sto facendo una scaletta molto dettagliata dei capitoli man mano che procedo con il lavoro, quindi sto già "alternando" le due time-line, e mi trovo molto meglio rispetto a prima. In revisione chissà dove andrò a finire...
      Ho intenzione di scrivere le prime tre parti alternando passato e presente, ma i cap. del presente sono un po' più corti e un po' meno, per non spezzare troppo la narrazione. Cambia il tempo verbale, però temo che un lettore poco attento potrebbe non far troppo caso alla cosa, quindi meglio tenere anche le date, almeno per ora.
      Questi "inserti" mi servono per gestire i salti temporali, e portare il lettore verso la quarta parte, ambientata ai giorni nostri.
      Proprio per la struttura che ho scelto, posso dire di non avere flash-back intesi nel senso classico del termine. Le prime tre parti, eccetto per l'intrusione dei capitoli al presente, hanno comunque una loro continuità, seguono un ordine cronologico. Ma forse sarà più chiaro renderti conto della struttura quando ti manderò qualcosa. :-)

      Anche a me opere ambientate nel 2009 e uscite nel 2015 fanno pensare a un allungamento dei tempi di pubblicazione, ma questo non compromette la percezione della qualità dell'opera. L'autore potrebbe anche aver deciso di tenere il romanzo in stand-by per revisionarlo, o aver impiegato molto tempo a scrivere. Insomma, le cause del "ritardo" possono essere molteplici.
      Una decina di giorni fa ho letto un romanzo ambientato nel 2010 e uscito nel 2015, forse per una pubblicazione tardiva, o forse perché la data scelta per lo svolgimento della storia aveva un senso, dal momento che parla della vittoria dell'Inter nella Coppa dei Campioni, il famoso triplete di Mou... In ogni caso, è un romanzo che mi è piaciuto moltissimo. Si intitola "Qualcosa ci inventeremo", di Giorgio Scianna. L'ho trovata una storia dolcissima ma non sdolcinata, e capace di trascendere un sacco di cliché sulla ribellione giovanile. Se ti capita leggilo. :)

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    3. P.S. Oltre a non voler invecchiare troppo i personaggi, 15 anni mi sembrano sufficienti per creare un bell'arco di evoluzione. Magari "sconfinerò" nel 2016, ma sarà poca cosa. Mi piace, in generale, questa simbologia quasi generazionale. :)

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    4. Mi sono sempre piaciuti i libri con piani temporali paralleli. Penso che sia facile creare suspense in questo modo, perché alla fine di un capitolo non vedi l'ora di sapere come va a finire la storia ma volti la pagina e trovi la risposta che stavi aspettando dal capitolo prima... e quindi non puoi smettere di leggere!

      L'avevo già visto quel libro, lo terrò a mente. Sto ancora leggendo "Il baco da seta", è talmente lento che non ci arrivo in fondo. La cosa più bella è la tazza di K.Kent che dice "Clam down and readproof", come l'hanno tradotto in italiano?

      Il bello della nostra generazione è che non matura mai, quindi non importa tanto quanti anni hanno i nostri personaggi ;)

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  10. Bellissimo post, anche se mi ha fatto sentire vecchia (non 22, ma 21 anni fa sono andata per la prima volta all'estero da sola, mamma mia... Sono decrepita!).
    Poni parecchie questioni interessanti.
    Tenere il conto del tempo nel fantasy è un incubo. Il calendario che seguo nel Leynlared è lunare e faccio una fatica ogni volta a fissare le date e a creare i riferimenti su un arco di eventi che occupa circa 45 anni...
    Per i gialli grazie al cielo gli eventi di solito si concentrano in pochi giorni. Nella scaletta devo segnare sempre che giorno della settimana è, perché se no è un disastro, finisce che i ragazzi vanno a scuola dieci giorni senza staccare mai o che vi siano due domeniche a tre giorni di distanza l'una dall'altra.
    La gestione del tempo più difficile in assoluta l'ho avuta con una storia ambientata nell'antica Roma poco prima della riforma giuliana del calendario, quando i mesi non erano più coordinati alle stagioni. In più la divisione della giornata nella repubblica romana era una follia, le ore (calcolate in modo assolutamente spannometrico) avevano lunghezze variabili. I greci continuavano a regalare alla città di Roma dei precisissimi orologi solari o ad acqua che i romani ignoravano bellamente (o montavano in modo errato) e andavano avanti con il loro sistema a ore al lunghezza variabile (dall'alba al tramonto c'erano dodici ore uguali, quindi durate del giorno diverse, durate delle ore diverse...). Ancora non so come riuscissero a darsi appuntamento...

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    1. Sei più giovane di me, quindi non hai il diritto di sentirti decrepita... altrimenti io cosa sono? Matusa? E Grazia poi? Hehehe :P
      Non posso credere che ti sia messa a calcolare i giorni e le date romane pur sapendo che non ci capivano nulla nemmeno loro!
      Mi piacciono le storie che si concentrano in pochi giorni, di solito riescono a mantenere un ritmo sostenuto e non ci si deve concentrare troppo sui salti temporali.

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  11. Più che altro provo orrore nello scoprire che un ricordo che pare fresco nella memoria sia avvenuto, invece, una ventina di anni prima... Ecco, questo mi fa sentire vecchio. Come scoprire che tutti i tuoi coetanei sono già ammogliati, con almeno due figli, e la pancetta da vita matrimoniale... Mai, e sottolineo MAI, andare alle riunioni di ex compagni!

    Detto questo, il passare del tempo espresso con l'uso delle date mi pare una cosa grezza. Il passare delle stagioni, ma anche la semplice narrazione (che male c'è a dirlo esplicitamente?), mi sembra un mezzo più sensato.

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    1. Davvero? Pensa che a me le date piacciono, e le ritengo importanti in quelle opere in cui la connotazione storica è importante, e il lettore ha bisogno di capire dove e quando si svolgano le vicende. Inoltre quando ci sono dei salti temporali importanti (come nel mio romanzo) evitano di offrire coordinate all'inizio di qualunque capitolo. Al momento, quindi, mi fanno comodo. Il risultato finale, chissà come sarà.

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    2. Salvatore, pensa che invece le mie amiche che hanno già fatto due o tre figli sono più in forma di me :( Ecco perché mi piace vivere in Canada, sono sempre la più magra del gruppo :)

      A me le date piacciono nei romanzi storici, perché sono un po' ignorante in materia e a volte leggo un intero libro senza saperlo collocare bene. La mia storia invece punta ad essere valida per qualsiasi momento storico, quindi non deve necessariamente dichiarare quando si svolge.

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    3. Nei romanzi storici, che leggo poco (...), le date possono anche avere un ruolo interessante, ma nella narrativa le sconsiglio. C'è stato un periodo in cui andava molto di moda usare le date come nome del capitolo. Tipo diario... Non mi garba.

      Lisa, immagino che se andassi in certi Stati dell'Unione (USA) saresti considerata anoressica allora... Comoda la vita così. :D

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    4. Nel paesino più vicino a casa mia (25 minuti di macchina) la taglia XS delle magliette unisex mi fa da vestaglia... fa bene all'autostima :)

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  12. Quella delle stagioni mi sembra una forzatura o, meglio, una scappatoia. Con me non credo funzioni, dal momento che non l'ho mai notata :)
    Nel fantasy raramente si trovano calendari immaginari, quando invece andrebbe creato un sistema per scandire il tempo.
    Riguardo alle date in genere, perché un romanzo dovrebbe passare di moda? Allora anche i classici diventano fuori moda.
    Secondo me la data specifica va scelta in funzione della storia. Come minimo serve all'autore stabilirla, per la documentazione.

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    1. Stephenie Meyer in "Twilight" usa i mesi dell'anno come titolo di ogni capitolo. Quando Edward scompare e Bella è distrutta dal dolore, ci sono varie pagine lasciate in bianco con solo il titolo "Novembre", "Dicembre", eccetera. Penso che l'intento della Meyer fosse di far capire al lettore come non esistano parole per descrivere il dolore di Bella.
      Ho scelto questo esempio perché sono certa che "Twilight" sia uno dei tuoi libri preferiti... ;D

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    2. No, non ho mai letto né leggerò Twilight :)
      Io avrei riportato il libro alla libreria, trovando pagine vuote, vedi un po' tu come avrei potuto capire gli intenti della scrittrice...

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    3. hehehe, mi immagino la scena :)

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  13. A me piacciono molto i romanzi che sono ben collocati nel tempo. Forse più in termini di epoca storica, che di date. E mi piace molto il fatto che ci siano riferimenti a eventi realmente successi.
    ritengo che collocarli nella contemporaneità sia veramente un rischio, oltre che una difficoltà per te nello stare dietro a tutto ciò che succede. Piuttosto scegliere un'epoca dove gli eventi storici sono oramai cristallizzati.
    Spero di non avere detto troppe banalità o castronerie...

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    1. Affatto! Non ci sono banalità quando si impara. Io per prima ammetto sempre di non avere le risposte alle mie stesse domande.
      Scrivere un romanzo storico mi spaventa perché si devono tenere a mente tutti i dettagli di quel particolare periodo, conoscerlo alla perfezione... io sicuramente mi scorderei qualcosa di ovvio e metterei l'orologio al polso del gladiatore, o qualcosa del genere :)

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  14. Grazie per gli auguri!
    Come tu ben sai non ci capisco niente di scrittura. Il mio pane quotidiano sono la logica, la matematica e la scienza però leggere il tuo blog è molto interessante ma soprattutto mi aiuta a sentirti più vicina! Fedi

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    1. Beh, sappi che se mai aprirai un blog su un qualche argomento scientifico o sul tennis... non ci penso nemmeno a leggerlo ;) love

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  15. Io scrivo da poco. E nel mio racconto ho messo periodi più che date; servono per prima cosa a me stessa. Fissano l'arco del tempo in relazione allo svolgimento della trama e alla maturazione dei protagonisti. Ma metterei anche le date se fosse necessario. Interessante l'idea di far riferimento momenti di storia per far comprendere al lettore e molto bene di quale epoca parliamo.Potrei adottarlo. Gran bel blog Lisa, ti seguirò.

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    1. Benvenuta Mariella, grazie di essere passata, ho fatto un giro sui tuoi blog e ho trovato tante storie interessanti!
      Che tipo di racconti stai scrivendo al momento?

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  16. Quello del trascorrere del tempo è un discorso complesso perchè in effetti è anche legato al genere che si sta trattando e soprattutto allo stile che si vuole adottare. Nel tuo caso, la soluzione di togliere date per un'ambientazione più "neutra" è forse la soluzione migliore, salvo poi eventualmente reinserirle in prossimità di pubblicazione.

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    1. Giusto, se vorrò cambiare le date sarà meglio aspettare di sapere effettivamente quando (se mai) sarà pubblicato!

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