17/04/15

La terza regola della scrittura creativa


Eccoci al terzo appuntamento con le idee di John Gardner, autore del manuale The art of fiction che ho già usato qui e qui per scatenare interessanti discussioni sulle regole della scrittura creativa. Gardner dice:

In ogni tipo di fiction, il primo scopo dello scrittore è di convincere il lettore che gli eventi raccontati sono accaduti davvero, o di persuadere il lettore che sarebbero potuti accadere (con un piccolo cambiamento nelle leggi dell'universo), oppure di coinvolgere l'interesse del lettore nell'ovvia assurdità della menzogna.

Stiamo dunque parlando di tre opzioni di scelta:

1) Lo scrittore realista vuole costringere il lettore ad accettare che i fatti raccontati siano realmente accaduti. Come può ottenere il suo scopo? Puntando sulla VEROSIMIGLIANZA degli eventi. Il lettore sarà convinto della realtà dei fatti tramite l'abbondanza e la specificità dei dettagli nel descrivere l'aspetto, i gesti e le esperienze dei personaggi. 

Un esempio di libro di questo tipo è A sangue freddo di Truman Capote. L'autore presenta, momento per momento, immagini concrete tratte da un’ attenta osservazione di come le persone si comportano, e riporta quelle connessioni tra momenti, i gesti esatti, le espressioni facciali, le svolte del dialogo che, in ogni scena, muovono gli esseri umani da un'emozione all'altra, da un istante a quello successivo.

2) Lo scrittore di racconti seduce il lettore persuadendolo a SOSPENDERE L'INCREDULITÀ. La premise scelta è impossibile, lo scrittore ammette che i fatti raccontati non possano essere reali, eppure chiede al lettore di immaginare per un momento cosa sarebbe se. Come si può convincere il lettore? Anche il questo caso, il segreto sta nell’abbondanza e nella vivacità dei dettagli. Le frasi d'apertura modificano leggermente le leggi di natura, ma il resto della storia segue dettagli tratti dalla vita reale, rendendo il tutto plausibile. 

Un esempio di libro di questo tipo è Harry Potter di J. K. Rowling. Il lettore crede nel racconto non solo perché ammaliato, ma anche perché i gesti, le espressioni e le reazioni dei personaggi alla situazione assurda in cui si trovano sono esattamente gli stessi che proverebbe e metterebbe in atto il lettore se si trovasse al loro posto. 

L'unica differenza con lo scrittore realista è che quest’ultimo è costretto a bombardare continuamente il lettore di dettagli, mentre lo scrittore di racconti può semplificare, persuadendo il lettore con la bellezza o la peculiarità del suo stile. 

3) Lo scrittore del terzo tipo intende raccontare MENZOGNE OLTRAGGIOSE, enfatizzando sia quanto siano false sia quanto siano geniali. Anche in questo caso, per ottenere il risultato desiderato l'autore deve puntare sulla precisione dei dettagli.

Un esempio di libro di questo tipo è La fattoria degli animali di George Orwell. L’autore sbatte in faccia al lettore l’impossibilità degli eventi raccontati, l’assurdità del mondo presentato; eppure è impossibile non notare la genialità della storia e il parallelismo con il mondo reale.  

Perché i dettagli sono così importanti?


Come lettori, ci lasciamo trasportare in una sorta di sogno, un’opera teatrale vivida nella nostra mente, e improvvisamente ci troviamo a non vedere più le parole sulla pagina, ma un treno che corre attraverso la Russia, un vecchio italiano che piange, o una fattoria pestata dalla pioggia. Leggiamo - sogniamo - non passivamente ma attivamente, preoccupandoci delle scelte che i personaggi devono fare, disperandoci dei loro insuccessi. Il sogno ci invade nel cuore e nell'anima; non solo reagiamo a cose immaginarie - immagini, suoni, odori - come se fossero reali, ma reagiamo a problemi immaginari come se fossero reali: simpatizziamo, pensiamo, e giudichiamo. Impersoniamo, in maniera riflessa, le peripezie dei personaggi e impariamo dai fallimenti e dai successi di certi modi di agire, specifici atteggiamenti, opinioni, dichiarazioni, e credenze, esattamente come impariamo nella vita reale. (Questo) ci aiuta a sapere in cosa crediamo, rinforza quelle qualità che sono le più nobili in noi, ci induce a sentirci a disagio riguardo ai nostri limiti e ai nostri difetti. 

Qualsiasi dei tre generi di fiction suddetti si scelga di scrivere, il trucco sta nel creare una sorta di sogno nella mente del lettore. Per essere efficace, questo sogno deve essere VIVIDO e CONTINUATIVO, il lettore non deve mai svegliarsi, per cui lo scrittore deve evitare distrazioni, causate da sviste nella tecnica usata o da intrusioni egoistiche, che potrebbero indurre il lettore a smettere di “vedere” la storia e pensare a qualcos’altro.

L'angolo del follower



Gli esempi che ho fatto vi sembrano adatti alle categorie proposte da Gardner? Sapreste aiutarmi a trovare altri esempi di libri dei tre diversi tipi? 

Come possiamo assicurarci che i nostri lettori non si sveglino mai dal sogno narrativo?



45 commenti:

  1. Mi sono piaciuti gli esempi che hai fatto, brava! A proposito del consentire al lettore di proseguire in maniera ininterrotta il suo "sogno", ad esempio ho letto Suite Francese della Nemirovsky (anche per vedere il film, poi) e ho fatto fatica a immedesimarmi nei due racconti perché lei interrompe spesso il filo della narrazione per passare da un personaggio all'altro con lunghe digressioni, per cui alla fine mi sono pure un po' annoiata... peccato perché è una delle mie autrici preferite. Quindi è importantissimo tenere il lettore "ancorato" alla storia. Ciao Lisa!

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    1. Ciao Elisabetta, hai ragione, le digressioni troppo lunghe annoiano e distraggono. Non c'è niente di peggio che scoprire di aver letto varie pagine senza sapere cosa c'è scritto!

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  2. Se qualcuno ha davvero la ricetta per far sognare i propri lettori, ha anche la strada in discesa per la cima delle classifiche.
    Io, invece, ho la ricetta per farli addormentare, i miei lettori. Vale lo stesso? :-P
    A parte gli scherzi, potrebbe essere divertente incasellare nelle tue categorie i classicissimi. Le favole di Esopo nella terza categorie e l'Iliade nella seconda. Per la prima mi sembra più difficile trovare un titolo, e mi viene in mente solo qualcosa come l'Apologia di Socrate...

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    1. Non rinunciare mai ai tuoi sogni... continua a dormire! :D
      Le metamorfosi di Kafka direi che stanno bene nella terza categoria!

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  3. Secondo e terzo esempi perfetti, sul primo non saprei non avendo letto il libro. E' una cosa importante quella della verosimiglianza, molto. Rimango assai infastidita da dati poco credibili, basta davvero poco, in realtà però, e su questo ragionavo proprio in questi giorni, dipende dallo stile dell'autore. Nel libro che sto leggendo Chi manda le onde di Genovesi, c' è un bimbetto proveniente da Chernobyl, argomento che come sai mi sta a cuore e ne conosco bene le dinamiche dell'ospitalità, ora, nel romanzo pare che Zot, così si chiama, arriva per un soggiorno tipo Natallia e poi non se lo fila più nessuno, è ovviamente impossibile con la burocrazia che ci sta dietro, eppure in uno stile favolistico come quello di Genovesi che pure favola non è, non stona, e dire che situazioni analoghe in altri romanzi mi hanno fatta molto arrabbiare, perché non è da tutti riuscire nell'intento di rendere credibili cose che in realtà sono del tutto improbabili. Bacio Sandra

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    1. Perché una famiglia parteciperebbe al programma di Chernobyl se non avesse intenzione di curarsi del bambino ospite? Per quel che ho visto questi bambini passano un'estate di sole e affetti, al massimo tornano a casa troppo viziati!

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  4. E' vero, tutto sta nei dettagli. Come dicono ne Le Iene, sono i dettagli che rendono reale anche una cazzata che vuoi raccontare!
    Non mi vengono in mente esempi, adesso, ma posso dirti che odio una cosa: quando tentano di spacciarmi come CREDIBILI cose che in realtà non stanno né in cielo né in terra perché spiegate male! XD

    Moz-

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    1. Poco tempo fa hai parlato sul tuo blog di Lady Oscar, la mia mitica eroina di sempre, e se ci penso ora è veramente assurda l'idea che nessuno si sia mai accorto che era una donna. Eppure doveva essere spiegato bene, perché non ho mai avuto dubbi di essere l'unica bambina a conoscenza della verità :D

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    2. Il fatto è che c'è la sospensione dell'incredulità, un patto (onesto) tra ideatore e fruitore. E' quando l'ideatore, pur con la sospesione dell'incredulità in atto, che cerca di rifilarti fregature, che la storia casca del tutto!^^

      Moz-

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  5. Molto dipende dall' atteggiamento di chi legge e dal legame empatico che si crea.
    La variabilità individuale, in questi casi, credo sia molto elevata. E' come se scrittore e lettore si sedessero al tavolino di un bar. Qualche parola, l' aperitivo e a volte è un colpo di fulmine, altre volte una storia intensa ma sofferta, in altri casi se ne vanno, ognuno per proprio conto. Entrambi irritati.
    Le regole: si, mi sembra siano quelle (o molto simili). Gli esempi sono calzanti, ma credo anche che c' entri la percezione di quanto un autore si "immerge" nella propria storia.
    Una piccola aggiunta "del secondo tipo":
    la "Guida galattica degli autostoppisti" di Douglas Adams.
    Quando l' ho letto mi capitava di sorridere, per giorni, ogni volta che pensavo al "Motore a improbabilità infinita" e avrei volentieri prenotato un tavolo al "Ristorante al termine dell' universo"
    Ho avuto l' impressione che Adams si divertisse a scrivere almeno quanto a me piaceva leggere.
    (Nella fretta avevo scritto due strafalcioni. Ho cancellato e re-inserito il commento. Scusate).

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    1. Grazie Vittorio, viva gli strafalcioni. Meno male che non capitano solo a me.
      Mi piace molto l'idea del lettore che prende un aperitivo con lo scrittore, e già al secondo giro sa già se desidera trasformare l'appuntamento in cena o se troverà una scusa per defilarsi e tornare a casa a leggere qualcosa di buono :)
      Adams è ostico per i miei gusti, me ne sono andata dopo il primo drink!

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    2. Tra me e Adams c' è un filo di pazzia tecnologica. Un po' come quello che tiene assieme i collezionisti di qualcosa. Ci vuole una piccola mania in comune.
      Capisco benissimo che a te possa non piacere. (Del resto io non sopporto Marquez) Che vuoi, uno come me non può fare il programmatore per oltre trent' anni e rimanere del tutto sano di mente....

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    3. Sei in buona compagnia, io sono psicologa... all'ingresso della Facoltà di Psicologia c'è un cartello che dice "Se non son matti non li vogliamo"! ;)

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  6. Perché i lettori non escano dal sogno io direi: 1) non prenderli a schiaffi con una scrittura sciatta (banale, incoerente, dilettantesca); 2) evitare di fare sfoggio delle proprie doti. Lo scrittore che si parla addosso mi catapulta fuori dal sogno all'istante.

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    1. Smooth and down to earth, insomma. Proprio come mi piacciono le persone che incontro nella vita reale. Ho provato a pensare ad aggettivi che rendano bene l'idea in italiano ma non ne ho trovati. Un autore liscio e dimesso non lo leggerei :D

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    2. Oddio, no! Dormire fin dalla prima pagina...

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  7. illuminante! Rimango sempre affascinata dai tuoi post...
    Annamaria

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  8. Credo che la parola d'ordine sia "coerenza interna" non importa quanto strano sia il mondo in cui siamo immersi, deve però apparirci coerente, dobbiamo poterci fidare delle sue regole come ci fidiamo del fatto che la gravità ci manterrà con i piedi per terra e che la terra continuerà a girare intorno al sole. Paradossalmente una piccola incongruenza può distruggere la costruzione di un mondo intero.

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    1. Coerenza interna è la parola d'ordine! Ben detto.

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  9. A parte la questione della coerenza interna, conta il patto con il lettore, che a sua volta deve anche essere disposto, e bene, ad entrare nel mondo che lo scrittore vuole rappresentare. Però, ogni lettore è diverso e si approccia ad un testo in base a sensibilità, cultura, interesse propri. Non tutti i lettori si possono accorgere, per fare un esempio concreto, di errori o strafalcioni scientifici se non hanno adeguata preparazione.

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    1. Infatti a me potrebbe far credere praticamente di tutto, e anzi mi capita spesso di leggere un libro o vedere un film e chiedermi "chissà se è una storia vera"...
      Il patto con il lettore deve essere stabilito nelle prime pagine, motivo per cui sto valutando di inserire un prologo nel mio romanzo tratto da una scena che succede a metà libro, per dare un assaggio al lettore di che tipo di libro sta aprendo...

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    2. molto lucida la distinzione tra i tre tipi e assai pertinenti gli esempi che porti. Però io ho una visione un po' diversa: fermo restando che la credibilità di quello che si scrive è l'obbiettivo principale, tendo, se voglio narrare un fatto reale, a stemperarlo con elementi di fantasia (niente di più sbagliato, per me, che partire dall'assioma "è successo perciò deve essere di per sè credibile"). Al contrario se racconto un episodio fantasia, cerco di farcirlo di elementi autentici, chessò i nomi delle vie, la meteorologia reale di quella giornata, i fatti di contorno autentici.
      ml

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    3. Questa tua visione è invidiabile, ogni volta che leggo i tuoi racconti penso a quanto vorrei saper scrivere come te. Prendiamo l'esempio de "Il dottor Massimo e il Signor Camillo"
      (https://orearovescio.wordpress.com/2015/04/18/il-dottor-massimo-e-il-signor-camillo/#more-984) forse il mio preferito tra tutti i tuoi racconti.
      La prima volta che sono incappata nel tuo blog ti ho chiesto se l'evento raccontato fosse successo davvero. E mi sono posta quella stessa domanda quasi ogni volta che sono tornata a trovarti. Massimo e Camillo sono reali, eppure, specialmente in Camillo, c'è qualcosa di evanescente, inafferrabile, una magia che fa credere possibile che sia veramente qualcuno che viene da un altro tempo. Il racconto però rimane coi piedi per terra, i dettagli dell'ospedale sono precisi, e probabilmente l'incontro è avvenuto davvero.
      Tu sai "pepare" i fatti con un tocco unico di stranezza che li rende appassionanti e ti renderà famoso :)

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    4. (camillo è una sorta di alter ego "indipendente" che di me ha solo qualche tratto e che uso e sfrutto spudoratamente. mi è capitato di ritrovarmi in sala come paziente e di sentirmi sdoppiato in quei luoghi che conoscevo bene. Naturale utilizzare camillo per raccontarlo :-)
      (ti ringrazio per le parole troppo buone)
      ml

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  10. Fase 1: immobilizzare il lettore. Per farlo: legare il lettore a una sedia solida usando una corda spessa, ma non rigida, oppure un nastro isolante a banda larga.

    Fase 2: costringerlo a tenere gli occhi ben aperti. Si posso utilizzare diversi metodi: pezzetti di scotch che tengano le palpebre superiori incollate alla fronte; pezzetti appuntiti di stuzzicadenti (in alternativa spilli di metallo) incollate alle palpebre inferiori con la punta rivolta verso l'alto; con un bisturi, tagliare via entrambe le palpebre (superiori e inferiori).

    Fase 3: attirare lo sguardo del lettore sul testo che ha davanti. Per farlo si potrebbe minacciare la sua famiglia, o promettergli salva la vita. Promesse che naturalmente, per divertimento, non manterrete.

    Il risvolto negativo di tutto questo e che decimando i vostri lettori dovrete faticare un po’ per trovarne degli altri, ma… ehi, non è forse questo il bello di essere scrittori? XD

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    1. Potremmo testare questo tuo metodo su altri scrittori, di loro ce ne sono talmente tanti che ne faremmo volentieri a meno... X=D
      PS: Arancia Meccanica ti fa un baffo!

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  11. "Interessante, molto interessante" questa frase la uso spesso, ha anche una valenza affettiva, perché mi ricorda mio nipote che mi rispose così all'età di 2 anni. Lisa, certo che questo Gardner ha studiato per benino i vari tipi di scrittura, grazie per queste riflessioni, il più è metterle in pratica ;)))
    Ti volevo dire anche che ho scritto un post che ti ha tirata in ballo, sempre che tu non abbia già ballato...

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    1. Grazie mille Anna Maria, sono andata subito a leggere e ho risposto alla tua bellissima (e difficile) domanda.
      Complimenti anche agli altri nominati!

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    2. E io ti ho risposto:))) Grazie a te... Baci baci baci

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  12. Mentre leggevo la categoria numero 3, mi è venuto in mente John Nieven, "A volte ritorno", un romanzo apparentemente volgare e blasfemo (stavo per mollarlo dopo venti pagine) ma che, procedendo con la lettura, si è rivelato decisamente istruttivo e commovente.

    La vicenda è volutamente oltraggiosa, in quanto Gesù viene nuovamente mandato sulla terra, nel 2012, per redimere l'umanità e poi si ritrova a trasmettere il proprio messaggio tramite un talent-show stile X Factor ... però il lettore riesce ad accettarla.

    Nella prima categoria rientra il 70% di ciò che leggo! :-p

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    1. Non conoscevo "A volte ritorno" e devo dire che la trama mi ha lasciato a bocca aperta. La curiosità di leggerlo non manca, anche se non so come reagirei alle parabole da talent-show :)

      Ah sì? Ti piacciono le storie vere? Credevo che fossi una da racconti, come me.

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    2. Non vere... verosimili! Mi piacciono le storie di fantasia, che abbiano però una base di verosimiglianza. Non mi piacciono le autobiografie pure.
      Forse ho male interpretato il tuo punto primo.
      Anche quella che sto scrivendo è una storia di fantasia, ma ambientata in un mondo reale e con dettagli che la rendono, secondo me, più solida e credibile. :)

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    3. Anche la mia storia è di fantasia ma ambientata in un mondo reale, così come lo sono la maggior parte dei libri che leggo. Non amo i fantasy in genere, piuttosto scelgo una distopia ben sviluppata.

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  13. Molto bello questo post, mi è piaciuto molto! :)
    Per le tre categorie suggerirei:
    1) I promessi sposi
    2) "La svastica sul sole" di P.K. Dick, che immagina un mondo dove la Germania e i suoi alleati hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale
    3) "Flatlandia", di Abbott, che descrive un mondo bidimensionale.

    Come possiamo assicurarci che i nostri lettori non si sveglino mai dal sogno narrativo?
    Direi in due modi:
    1) con una prosa talmente bella che non puoi staccartene
    2) con una narrazione talmente interessante dall'invogliarti a proseguire
    La cosa migliore è però se ci sono entrambe. :)

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    1. Grazie Marco!

      "Flatlandia" mi ispira molto, andrò sicuramente a leggere di cosa si tratta. Non riesco proprio a immaginarmelo un mondo senza profondità, a meno che si intenda un mondo superficiale, allora in quel caso ci riesco benissimo :)

      Una trama interessante raccontata in bella prosa, dici? Giustissimo... il più è riuscirci! ^^

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  14. Secondo me, i dettagli sono fondamentali, così come la precisione dei dati.

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    1. Hai ragione Alessandra, anche se in realtà sto leggendo "Il baco da seta", della famosa Rowling, pubblicato sotto pseudonimo, e l'abbondanza di dettagli mi fa venire il latte alle ginocchia. Era davvero necessario specificare che il protagonista bevve un sorso d'acqua dalla bottiglietta che aveva precedentemente comprato dentro Boots? O è solo una meschina pubblicità malcelata?

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  15. Mi piace molto lo scrittore realista; non saprei però dove collocare Benni, se nel 2) o nel 3): in quanto a dettagli, non scherza proprio!

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    1. Benni è a cavallo tra tutti e tre!

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    2. Non avevo mai pensato a Benni come realista.. A te piace? Lo leggi? Sei d'accordo che ultimamente Benni ha perso molto della sua genialità?

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    3. Immagino che l'idea di Benni realista sia più legata alla persona e alle accuse relative al NO TAV che ai suoi racconti. Quando ho scoperto Benni sono rimasta a bocca aperta davanti al suo stile, più unico che raro, mi ha quasi scandalizzato. Poi mi sono abituata e anziché essere lui ad aver perso il suo genio, direi che siamo noi che non lo troviamo più tanto inconsueto.

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    4. Può essere che sia così: io non smetto mai di leggere i suoi libri, nella speranza di ritrovare la magia di Elianto o Saltatempo... tra il resto, ho appena scoperto che il 23 è a Padova a presentare il nuovo "Cari mostri" e io me lo perdo...

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