10/11/16

È disordine la parola d'ordine?

Conoscete quel detto inglese?
Significa, letteralmente, "abbraccia il disordine". Mi sento proprio così in queste giornate post-elezioni, in cui il sito dell'immigrazione canadese è in tilt per le troppe richieste d'ingresso al paese da parte dei cittadini statunitensi in fuga da Trump. Lungi da me intavolare una discussione politica... ne parlo perché la questione mi riguarda personalmente. Da tredici mesi ormai aspetto pazientemente che mi arrivi il visto di residenza e temo che questa invasione possa creare ritardi e singhiozzi per chi è già stato educatamente in fila ad aspettare il proprio turno come me. 

Cosa ne sarà del mio visto? E del mio futuro? Ha senso che me ne preoccupi o sarà meglio fare spallucce e lasciare che il mondo vada come vuole? 
Accettare il disordine delle cose è la ricetta per vivere meglio? O è proprio per questo motivo che il mondo va a rotoli?
Ha ragione John Lennon quando dice che "la vita è ciò che ti succede mentre fai altri progetti" o dobbiamo seguire la lezione di Confucio che "il successo dipende dalla preparazione precedente, e senza una tale preparazione c'è sicuramente il fallimento"?


Spetta a noi ripristinare l'ordine?


Di sicuro la pensa così Marie Kondo, autrice del best-seller Il magico potere del riordino (2014).




Nata e cresciuta in Giappone, Marie Kondo è sempre stata ossessionata dal sistemare le cose di casa, buttare il superfluo e organizzare quel che si possiede in modo che non dia fastidio e che non faccia perdere tempo. Ognuno di noi vive in case stracolme di cose inutili e passa ore e ore a rassettare e lamentarsi di quello a cui è costretto a rinunciare perché costretto a dedicarsi al riordino. Il metodo messo a punto dalla Kondo promette di non dover mai più doversi dedicare alla confusione che si crea e ricrea in casa, grazie a una riorganizzazione definitiva basata su due punti chiave: buttare tutto quel che è di troppo e non ci regala più emozioni e organizzare quel che resta in modo pratico e funzionale. 

Onestamente io credo che questa persona abbia dei problemi psicologici, quantomeno penso si possa dire che ha una personalità anale con tendenze ossessivo-compulsive. Da bambina, anziché lasciarle passare i pomeriggi a riordinare i campioncini di creme per il viso nei cassetti del bagno, i suoi genitori avrebbero potuto coinvolgerla in giochi coi fratelli o mandarla al dopo scuola. Per fortuna, anziché sviluppare deviazioni che ne inficiassero le competenze sociali, la piccola Marie ha trasformato la sua idiosincrasia in una professione e ne è diventata una maestra riconosciuta a livello mondiale.

Ha ragione Marie Kondo? Personalmente, io amo aprire un cassetto e trovare un cimelio storico dei miei viaggi a cui non pensavo da anni, mi è capitato proprio ieri, con il coltellino da immersioni che mi ha regalato il mio amico dj Sarc:o nel 2011 quando si è trasferito nel mio appartamento di Reggio Emilia perché io partivo per andare a vivere in Messico. Mi è bastato vedere il coltello, che non ho mai usato ed è pure un po' arrugginito, per riprovare la tristezza dell'arrivederci alle porte del Natale e l'entusiasmo della partenza accompagnata da zaino e hoola-hoop. Sono ben contenta di possedere questo inutilissimo coltellino da immersioni e non lo butterei per niente al mondo. Vale più di mille fotografie. 


È disordine la parola d'ordine?


Credete sia vero che l'universo ci manda dei messaggi mirati, come sosteneva La profezia di Celestino di James Redfield (1993)



Se ricordo bene, la prima illuminazione parlava proprio di improvvise coincidenze e incontri predestinati. 
Credo me ne sia capitata una la settimana scorsa, quando la mia amica maestra Monica mi ha scritto per chiedermi se conoscessi la libreria Mac Leod's di Vancouver e poco dopo, mentre andavo a trovare un amico in macchina, ci sono passata davanti. Si trova all'angolo tra due strade trafficate, a pochi passi da China Town, con un sobrio ingresso da negozietto inglese, senza fronzoli. Non l'avrei mai notata se non fosse stato per Monica.


L'interesse per questo negozio nasce da un racconto del libro Passeggeri Notturni (2016) in cui Gianrico Carofiglio parla di questo mistico luogo in cui i libri giacciono accatastati ovunque, senza alcun apparente ordine o senso.




Confermo l'esattezza della descrizione. Entrata nel negozio, procedevo a passi felpati nel timore di causare un terremoto di saggezza. I testi erano stipati in ogni angolo e dove sembrava che il negozio terminasse c'era in realtà un altro, ancora più nascosto, anfratto, pullulante di titoli appena usciti, famosi, sconosciuti, bizzarri, o talmente antichi da non attentarsi a toccarli per paura di polverizzarli. Dietro una scrivania appena visibile stava tranquilla una ragazzina asiatica con cappellino di lana e occhialetti da Harry Potter e un signore distinto molto anglosassone impegnato in una conversazione telefonica di lavoro. Il buon Neil e io ci siamo subito persi di vista, ingolfati da questa assurda biblioteca senza indice, per ritrovarci faccia a faccia venti minuti dopo, quasi sorpresi di trovarci lì, con un sorrisone da orecchio a orecchio e una pila di libri scelti a caso tra le braccia (entrambi siamo sostenitori della teoria che i libri più belli siano quelli che ti chiamano a sé per nessuno motivo particolare). Eccone alcuni.







I poemi scritti dai gatti non li ho comprati alla fine ma è stata dura rinunciare all'acquisto... senza farmi vedere, li ho infilati tra il Paradiso di Dante e Chuck Palahniuk, contando di tornare tra qualche mese a controllare che siano ancora lì. Chissà che non tornino al loro posto, in bilico sul primo panchetto a destra del quarto anfratto di sinistra verso lo stanzino dello staff (anche quello, ovviamente, stipato di libri dal pavimento al soffitto). A quanto pare, nutro ancora la speranza che ci sia un qualche tipo di posto giusto, non importa secondo quale logica, per qualsiasi cosa a questo mondo.


La visita al Mac Leod's ha suscitato in Gianrico Carofiglio un'interessante riflessione, a sostegno della teoria che l'entropia sia l'unico futuro possibile. Cita La forza del disordine (2007), di Abrahamson e Freedman, in cui si sostiene che l'ordine e la pianificazione spesso producono più danni che benefici e che troppo spesso al giorno d'oggi l'ordine è divenuto un fine piuttosto che un mezzo. 





Così conclude Carofiglio: 

Quando veniamo travolti dall'ansia per le nostre scrivanie e le nostre case disordinate non è tanto perché il disordine ci crea dei veri problemi, ma solo perché supponiamo che dovremmo essere più ordinati e organizzati.
Molto vero, mi sono detto dopo aver riletto qualche pagina di quel libro. Poi ho dato un'occhiata alla mia scrivania, che oggi avevo deciso di mettere definitivamente a posto (prendo questo tipo di decisioni definitive diverse volte al mese), ho ricordato una celebre frase attribuita a Albert Einstein - "Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa è segno, allora, una scrivania vuota?" - e, di ottimo umore, me ne sono andato a passeggiare sul lungomare.


E voi, da che parte state? 

54 commenti:

  1. Ordinatissima a rapporto! Eccomi.
    Comunque il video di Mary Kondo dove fa la valigia tanto per bene mi ha fatto incavolare: infila 2 robette! Sfido che fa presto e bene, mica si porta il mondo come me! Sandra

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    1. Non avevo mai visto il video... che delusione! Non ho imparato assolutamente nulla di nuovo... anzi credo di essere più brava io! Viaggiando con lo zaino si imparano tanti piccoli trucchi per occupare al meglio lo spazio! Lei si porta in giro un maglioncino di cotone e un bikini... san farla tutti una valigia così!

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  2. Io adoro Carofiglio, al momento non ho ancora letto Passeggeri notturni, ma in altri suoi libri ho sentito descrivere le sue teorie e mi sembra che questo concetto sia stato trattato con parole diverse anche nei libri che ho già letto di Carofiglio. Io credo che alla fine il disordine per qualcuno possa essere l'ordine di qualcun'altro, per esempio mi è capitato di fare ordine in casa mia e di non trovare più quello che cercavo, questo perché ero abituata a trovare le cose in un certo posto e dopo aver fatto ordine non ricordavo più dove le avevo messe! Io sono in genere piuttosto ordinata, ma c'è sempre qualche cosa fuori posto. Alla fine fine l'ordine perfetto non esiste e poi concordo con Sandra, la valigia fatta da Marie Kondo è assurda, se ci fate caso mette vestiti perfettamente piegati ma non mette nè scarpe, nè ciabatte, nè accessori tipo trousse varie che servono in viaggio più dei vestiti stessi, ve lo dice una che parte con bagagli piccolissimi per andare in moto.
    Comunque per tornare all'ordine credo debba essere più uno stato mentale che un reale stato di cose, poi oggi si abusa della scusa dell'ordine per creare invece scompiglio, ogni volta che si riorganizza qualcosa per "fare ordine" quasi sempre le cose funzionano peggio, io lo sto vivendo nel mio mondo lavorativo. Poi per carità ci sono anche le cose riordinate che vanno meglio di prima...a proposito in bocca al lupo per il tuo visto, un abbraccio :-)

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    1. Grazie cara. Non ho letto nulla di Carofiglio, tranne qualche passaggio qua e là, cosa mi consiglieresti per cominciare?
      Anch'io ho un ordine che per altri potrebbe non avere senso, ho anche qualche fissa stile Monica di Friends che sistemava la coperta sul letto in modo che i boccioli disegnati fossero sempre diretti verso l'alto, però in generale non sono fissata con l'ordine.
      Non sapevo che andassi in moto, in effetti la valigia deve essere piccola, leggera e ben organizzata! Glielo insegniamo noi come si fa a Marie Kondo!
      In bocca al lupo per il tuo lavoro, spero che si riesca a trovare un nuovo ordine che funzioni!

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    2. Grazie viva il lupo! Di Carofiglio se ti piacciono i gialli puoi cominciare con la serie dell'avvocato Guerrieri Testimone inconsapevole, io ho letto questo + il secondo, però vorrei leggere tutta la serie. Oppure puoi leggere anche "Il bordo vertiginoso delle cose" è il primo libro di lui che ho letto e mi è piaciuto molto, non è un giallo. Bacioni

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    3. La sinossi de "Il bordo vertiginoso delle cose" mi ha catturato subito, credo che partirò da quello. Grazie della dritta! :D

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  3. La profezia di Celestino è il romanzo che mi ha avvicinato alle filosofie orientali. Togliendo la trama banalotta e concentrandosi sui presupposti di base, credo molto nei concetti espressi. Credo nella reincarnazione, nei segnali dell'universo (che abbiamo involontariamente attratto), nel fatto che le coincidenze, in realtà, coincidenze non sono. Un aneddoto curioso: questa estate dovevo comprare un regalo di compleanno a un amico che si interessa di questi argomenti ed è originario del Perù, dove è ambientata la storia, ma adottato a pochi mesi non ci è mai andato. Mentre vagabondavo alla Mondadori di Sanremo, tra millemila scaffali, pensavo: "ci vorrebbe "la profezia di Celestino". Mi sono girata, e me lo sono trovato davanti. :-D

    Di Sarah Waters ho letto "Ladra" (potrebbe essere quello che hai pubblicato tu?) e mi è piaciuto. Invece, "gli ospiti paganti" è stato una noia mortale, mentre in "turno di notte" non sono riuscita ad andare oltre la metà. Da allora, l'ho accantonato.

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    1. Era segno che dovevi proprio comprarglielo! Hai letto "La profezia della curandera"? Mi ha colpito molto, ma non so quanto sono d'accordo con quel che dice. Se l'hai letto sarebbe interessante discuterne.

      "Ladra" è "Fingersmith", me lo segno.

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    2. Le coincidenze si chiamano così perché sono coincidenze :D

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    3. Non sei un "believer", insomma...

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    4. Credo che le cose non cambino in funzione di quello che credo ;-)

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  4. Io credo che la parola d'ordine sia EQUILIBRIO.
    Equilibrio tra ordine e disordine.

    Ognuno ha il proprio ordine e il proprio disordine. E trova il giusto e personalissimo equilibrio. :-)

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    1. Sono d'accordo! Hai centrato il mio pensiero

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    2. Ottimo punto di vista. Penso che molti saranno d'accordo!

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  5. Bellissima la frase di Einsten, la stampo e l'appendo in ufficio così il capo non avrà più nulla da ridire sulla mia scrivania ben affollata

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    1. Einstein continua a esserci utile! :D

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  6. Abbraccio il disordine, decisamente. L'ordine intorno a me, dura quanto la vita di una farfalla. Ho bisogno di continuare a mischiare e confondere le cose che mi stanno intorno. La staticità e la perfezione mi causano un forte senso di oppressione. Potrei parlare di disordine creativo. Sono grave?

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    1. Non sei grave finché ci sguazzi volentieri! Anche per me la routine è la muerte! Peccato che il disordine non mi ispiri creatività, solo pigrizia! :D

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  7. PS. Abbracciare il disordine, per me, non significa rassegnazione, ma accettare quello che accade e trovare nuovi equilibri per ripartire.

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  8. L'ordine mi crea problemi. Le case troppo ordinate mi mettono ansia. Credo di essere una delle poche persone che riesce a pulire senza riordinare. Alzo le cose, pulisco sotto, pulisco loro e le rimetto dov'erano. C'è persino una logica, nella mia testa sul perché le cose stanno dove stanno, tipo che scelgono loro. In casa dei miei sono generazioni che le cose girano così, quindi nei cassetti si può trovare letteralmente qualunque cosa. Da bambina una volta ho trovato una cassetta con dentro veri dobloni d'oro (due soltanto). Pare acquistati dal bisnonno collezionista e disordinato. Sono emozioni che non hanno prezzo (purtroppo li ho consegnati a mio padre, che è dell'altro ramo della famiglia e li ha messi in banca, fine della magia). Quando al resto, credo che si debba perseguire un equilibrio tra il lasciare che la vita vada come vada e il perseguire attivamente alcuni obiettivi importanti. Non si può ottenere tutto, né volere tutto, ma qualcosa lo si potrà pur realizzare, no?

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    1. Lasci che le cose scelgano il proprio posto... interessante, ci proverò. Pulire non è il mio forte, forse lascio che anche la polvere scelga il suo posto. :D
      I dobloni hanno un fascino incredibile ma non se stanno in banca. Hai ragione, fine della magia!
      Molte persone faticano a vedere quel che hanno realizzato, sempre intente a vedere quel che non sono riuscite a ottenere. Sarebbe bello ricordarsi che qualcosa è sempre meglio di niente.

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  9. Conosco la frase di Einstein, ma si confonda una scrivania vuota con una scrivania ordinata, e così non è. Pur essendo io una persona ordinata (ed è uno dei punti fondamentali richiesto dal mio lavoro, visto che devo mettere ordine nei processi aziendali caotici), non amo l'eccesso d'ordine, perchè ammazza la fantasia. Dell'ordine apprezzo solo il fatto che mi permette di fare stare più cose nello stesso spazio. Del tipo che se schiacci una bottiglia di plastica a pallottola occupa meno spazio dello schiacciarla per lungo. Inoltre vivo con persone fortemente disordinate (del tipo perdersi un assegno da incassare, essere convinti di averlo incassato, non trovarlo negli estratti conto, farsi chiamare dal proprietario preoccupato che non hai incassato il suo regalo e farti anche riscrivere l'assegno...capite?!). Quindi il mio ordine serve anche ad evitare disastri finanziari! :/

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    1. Uh come ti capisco... anch'io vivo con un disordinato mentale e sono costretta a diventare più ordinata perché se no finisce tutto in malora. La lavastoviglie per esempio non basta riempirla... bisogna anche accenderla altrimenti domani siamo daccapo senza nemmeno un piatto pulito!
      Gli scontrini poi... pensa che in Canada nei negozi ti chiedono se ne vuoi una copia, non perché non vogliono farteli, ma perché nessuno controlla quel che ha speso! Io invece li prendo sempre, poi magari non me ne faccio nulla, però sono abituata così.
      Una scrivania ordinata non è detto che sia vuota! Io in quello sono abbastanza brava, non lascio che le scartoffie prendano il sopravvento.

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  10. Chaos is the new black.
    Sul fatto che l'entropia sia il fine ultimo dell'Universo abbiamo il conforto della seconda legge della termodinamica: "Voi sarete disordinati, la resistenza è inutile".

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    1. Beh adesso che c'è Trump dicono che "orange is the new black"!
      Se è inutile resistere allora mi metto l'anima in pace! :D

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  11. Sono ordinata, molto, ma nessuna maniacalità. Il mio ordine è fatto di sedie colme di roba che anziché riporre nell'armadio piego e lascio lì. Scarpe nella scarpiera? No, allineate sotto il comodino, sì. Scrivania sgombra? Non sia mai: caos ordinato, con quaderni in una certa posizione e i libri incolonnati ma mai risistemati nella libreria.
    E se qualcuno per fare ordine seriamente sposta la mia penna e la ripone nel portacolori, m'in....o. Nessuno tocchi il mio ordine disordinato o il mio disordine ordinato.
    Comunque, quella libreria delle foto: meravigliosa!

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    1. Interessante... sei ordinata ma non vuoi sprecare tempo a mettere le cose al posto che sarebbe loro assegnato... i vestiti sulle sedie e le scarpe in bella vista sono più comodi da mettere, hai la mia approvazione!
      E pure io ho il portamatite e il portacolori... potremmo vivere insieme tranquillamente! :D

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  12. Sono abbastanza ordinata, soprattutto dove mi serve chiarezza mentale (per esempio sulla scrivania), ma non sono maniacale. Ogni tanto sento il bisogno di liberarmi delle cose inutili e faccio un ripulisti come si deve, non però delle cose con cui ho un legame affettivo. Credo che l'ordine abbia una corrispondenza più profonda della semplice convinzione che "sia bene" essere ordinati; ha un valore simbolico, sicuramente, e anche un legame con l'armonia e la bellezza. Questo in generale, perché ci sono cose caotiche che sono perfette così.

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    1. Il ripulisti è catartico, ogni tanto ci vuole. A volte lascio cose da buttar via in un angolo per un po' e se non ne sento la mancanza so che posso gettarle davvero. Marie Kondo dice che non va bene fare così ma ho troppa paura di pentirmi di aver buttato qualcosa di utile.
      Alcune cose van lasciate disordinate, son d'accordo, un po' come le pettinature. Spesso preferisco i capelli asciugati al sole alle acconciature ricercate!

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  13. Avevo sentito parlare del libro di Marie Kondo e, personalmente, credo che sia eccessivo avere una cura maniacale dell'ordine in casa. Io per natura sono ordinato, ma non eccessivamente. Punto a rimettere in ordine quando la situazione comincia a essere ingestibile. Al contrario di mia moglie, che invece, pur essendo di natura precisissima, a casa non riesce a non vivere nell'entropia.
    E poi, sono d'accordo con Einstein, meglio un po'di sana confusione, che esprime la vivacità del nostro essere!

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    1. Pare che ognuno di noi si senta a proprio agio fino a un certo livello di disordine, superato il quale non si sopporta più. Solo allora la pigrizia cede al fastidio dell'immondizia! Si vede che il tuo livello di sopportazione è più basso di quello di tua moglie. Per te la situazione comincia a essere ingestibile quando per lei è ancora accettabile, oppure ha imparato che se resiste abbastanza a lungo poi ci pensi tu a sistemare! (Anch'io uso questa tecnica! :D)

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    2. Credo che siano entrambe vere: io ho un livello di sopportazione del disordine più basso e, giocando su questo aspetto, lei spera che alla fine sia io a mettere a posto. Non avevo pensato però che fosse una tecnica studiata ad hoc, buono a sapersi!

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    3. Non funziona sempre... e magari non lo fa apposta... ops... spero di non averla messa nei guai! :D

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  14. Cara Lisa sfondi una porta aperta. Ho leggiucchiato a singhiozzi Il magico potere e ho concluso pure io che la sua autrice abbia dei problemi. Per quanto senta la necessità di liberarmi dell'eccessi credo anch'io che il caos sia inevitabile

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    1. Problemi seri! Se viene a stare da me le viene un attacco di panico! O.o
      PS: Hai letto "La ragazza del treno?"

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    2. Letto, sì. Bel ritmo, storia accattivante anche se troppo intrigata. Ha delle pecche, ti certo è adattissimo al cinema

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    3. L'unico difetto per me è che ci sono troppi narratori. Son curiosa di vedere il film, spero abbiano saputo rispettare i personaggi perché son davvero validi.

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  15. Io sono della filosofia... incasina e poi fai ordine, allora sì che vedrai le cose chiaramente... Direi che sul tema sono un'esperta!! :))

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    1. Come dice Nietzsche, "ci vuole il caos dentro per generare una stella danzante"! :)

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  16. L' idea di "caos" è un concetto assolutamente soggettivo.
    Qualche tempo fa, avevo ancora un ufficio "vero" con il suo bravo ingresso sulla strada ed il numero civico bello in vista. L'interno aveva l' aspetto che credo abbiano tutti i laboratori di informatica: cataste di computer e periferiche in riparazione o decomposizione, tavoli ingombri, scrivanie coperte di fatture, bollette e documentazione in ordine sparso.
    Un lunedì, giorno di chiusura, qualcuno chiamò una "donna delle pulizie". Era una signora volenterosa. Arrivò di primo pomeriggio e lavorò sodo fino a sera.
    Il Martedì fu un disastro: era tutto in ordine, ma non si trovava più niente. Quello che prima era "sulla scrivania in fondo sotto le fatture vecchie" e bastava spostare due carte, adesso toccava cercarlo dove "era stato messo in ordine". Vale a dire in fondo all' ultimo faldone che nessuno, privo di una mente perversa, si sarebbe potuto immaginare.
    Ci vollero parecchie settimane a rimettere tutto nel confortevole caotico "disordine" cui eravamo abituati.
    E vero, ogni tanto poggiavi il cacciavite per prendere una pinza e quello spariva alla vista e ti toccava cercarlo per mezz' ora, ma le "viti da tre", le resistenze ed i condensatori saltavano fuori a colpo sicuro.
    Chiunque suggerisse di "mettere in ordine", da allora, venne sistematicamente minacciato di morte.

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    1. Che bella immagine ricordo, Vittorio, sembra una fotografia in alta definizione. Hai reso perfettamente l'idea e mi hai fatto venire voglia di trovarmi in quel caos "sensato".

      Ne approfitto per dirti che grazie al tuo aiuto il diario del personaggio che hai contribuito così tanto a creare sta spopolando tra i beta reader, è la parte preferita del romanzo. Grazie! Ti devo un favore!

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    2. Grazie a te per l' apprezzamento. Non ti devi sentire in debito. Mi spiace che le "contingenze economiche" mi abbiano bloccato prima di quanto avrei voluto.
      A presto.

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    3. Spero che le cose ti vadano meglio ora. Per fortuna i guai sono arrivati dopo che mi avevi già dato un contributo assolutamente impagabile, la tua esperienza di vita, i tuoi ricordi e i tuoi interessi sono così preziosi e originali che mi hanno permesso di creare un personaggio assolutamente memorabile.

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  17. Considerando che io Vittorio lo conosco di persona, adesso sono proprio curiosa di leggere come Lisa ha reso il personaggio sulla carta ;)
    Sul caos sensato...mi astengo, io che di lavoro devo sistemare proprio il caos informatico e organizzativo. O meglio: è bene che ci sia, altrimenti non avrei lavoro! :P
    Buone feste ragazzi!

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    1. Buone feste Barbara!

      Non sapevo che conoscessi Vittorio di persona! Small world...
      Il personaggio che abbiamo creato è un poco di buono che non assomiglia affatto al buon Vittorio... almeno così dice lui! :P

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  18. Ahhaha, posso testimoniare che Vittorio è una brava persona, un po' pazzo, ma come me del resto! O come tutti gli informatici! :)

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    1. Meno male che siete un po' pazzi così noi ci divertiamo! :D

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  19. "Per ogni distanza fra qualsiasi punto dell' Universo esiste un percorso infinitamente improbabile" :P

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    1. Informatico, pazzerello e ora pure filosofo. Il tuo curriculum si arricchisce di elementi interessanti Vittorio!

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  20. Beh, si dice che nessuno possa fare l' informatico per più di trent' anni e rimanere del tutto sano di mente.
    Per questo molti informatici hanno strani tratti caratteristici. La natura speculativa del mestiere, del resto, è perfettamente in linea con la descrizione attribuita alla filosofia da Jonny Hart (il disegnatore del fumetto B.C. ) che la definì: "Il mondo soggettivo, oggettivato, esistenzialmente sussunto da un punto di vista alienoscopico"
    Il confine fra saggezza, filosofia e follia è forse del tutto convenzionale.

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    1. È un vero peccato che tu non sia dedito alla scrittura a tempo pieno.
      Io ti leggerei più che volentieri. Forse non ti capirei, almeno non del tutto, ma di sicuro non mi annoierei!

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  21. nel disordine so trovare le mie cose, nell'ordine (apparecchiato da altri) tutto scompare. Quello di buttare le cose che non emozionano più mi sembra una fesseria: l'emozione per un oggetto è determinata dall'oggetto stesso e dalle particolari circostanze del momento in cui ci vieni a contatto, oggi ti lascia indifferente, domani ti farà vibrare :)
    massimolegnani

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    1. Caro ml, è vero, ci sono cose che oggi non ci danno emozioni ma teniamo perché sappiamo con certezza che tra vent'anni saranno ricordi preziosi.

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