05/10/15

Corso di scrittura - primo giorno


La location è un Bed&Breakfast degno della copertina di una rivista d’arredi, sperso in un giardino ben curato di alberi da fiori e da frutto, nel cuore di Gibsons.

Casa mia è la stellina rossa, a un'ora di macchina da Gibsons, sulla Sunshine Coast. 
Per raggiungere la Sunshine Coast si prende il traghetto da Vancouver. 

Ci sediamo in circolo, su comode poltrone o sedie alte di legno scuro, in una taverna decorata di libri e arte aborigena. Siamo nove donne, quattro nonnine coi capelli di cotone, quattro un po' meno anziane, più l’insegnante, la scrittrice canadese Betsy Warland
Ci accoglie con un viso calmo e aperto, ma il suo corpo e qualcosa nel suo sguardo mostrano i segni di una donna che ha sofferto molto.
Mi accorgo di essere l’unica che non ha lasciato le scarpe di fianco alla porta d’ingresso. Ahimé, non riesco proprio a mettermi in testa questa usanza e ormai è troppo tardi per rimediare. Domani porterò le ciabatte, tanto anche le altre indossano vestiti comodi e nessuna mostra un filo di trucco. 

ESERCIZIO N.1

Betsy ci saluta e chiede di pensare a una parola che inizia con l’iniziale del nostro nome, e spiegare perché tale parola sia associata alla between-ness (su cui è centrato il corso, ma che ancora non ci ha spiegato). Ci chiede di scrivere un paio di righe su come questa parola descriva noi stesse e la nostra vita. 
Scelgo "LIMBO", e spiego che vivo in sospeso tra Italia e Canada, che sogno in inglese ma scrivo in italiano, in bilico tra passato e futuro.
Una delle nonnine, coi calzettoni di lana fatti a maglia e gli occhiali sulla punta del naso, racconta di come la sera prima abbia osservato la sua compagna, ubriaca e alcolizzata, e si sia sentita messa in disparte, al secondo posto dopo la bottiglia di scotch. Al suo fianco, sede la signora che è costretta a fare i conti con i dolori cronici della sua partner. Poi prende la parola quella che è costretta a vivere lontana dal figlio di sette anni, disabile, una situazione difficile da affrontare alla sua veneranda età di sessantotto anni. 

Mentre faccio i conti nella mia mente, mi assale un dubbio, che sarà confermato quando Betsy spiegherà che il corso, “Writing the between”, in origine si chiamava “Writing from the margins”, riferendosi a coloro che vivono ai margini della società. Spero che non mi emargineranno a causa della mia eterosessualità. Mi balena l’idea di fingermi gay, ma sono distratta da Betsy, che sta spiegando il prossimo esercizio.

ESERCIZIO N.2

Siamo invitate a scrivere una definizione di between-ness, secondo quel che è emerso dal primo esercizio.
Ne esce un’interessante riflessione su come il dubbio sia uno stato di coscienza utile a chi scrive, e Betsy cita una bellissima frase di Junot Diaz:



Si parla anche del fatto che, a detta degli esperti, il 90% dei romanzi ha un finale scadente o deludente. È molto difficile imparare a scrivere un finale corretto. Anche scegliere il finale di un romanzo è molto difficile, specialmente in un mondo come quello in cui viviamo, in cui si fa fatica a immaginarsi come andremo a finire.

ESERCIZIO N. 3

Abbiamo 15 minuti per scrivere come funziona la narrativa nella nostra famiglia d’origine. È lì che abbiamo imparato a raccontare storie, il nostro stile di scrittura deriva da quelle prime esperienze e tipicamente ogni famiglia ha dei ruoli che si ripetono. C’è lo storyteller, amante dell’arte oratoria e bravo a raccontare (sempre le stesse) storie, c’è l’editor, che controlla cosa e come viene detto in pubblico, c’è il silencer, in presenza del quale tutti stanno attenti a quel che dicono. Altri esempi di ruoli sono il go-between, cioè l’intermediario, colui che passa le informazioni in una sorta di telefono senza fili, e il joker, che butta sempre tutto sul ridere (sarei io). Mentre scriviamo, dobbiamo pensare anche al linguaggio non verbale, alla postura, ai gesti, ai suoni e alle “occhiate”. 
Confrontando le varie esperienze ci facciamo grasse risate; purtroppo è già ora di salutarci e Betsy ci dà i compiti per casa.

ESERCIZIO N.4

Quando andiamo a letto, dobbiamo portare con noi un oggetto a cui ci sentiamo attratte a livello energetico. (L’immagine del dildo aleggia nella stanza e nella risatina generale). Dobbiamo scegliere un oggetto che non sia ovvio, toccarlo, annusarlo, viverlo per cinque minuti. Poi dobbiamo lasciarlo ai piedi del letto e informare il nostro bed-mate (persona con cui condividiamo il letto) che appena sveglie dovremo scrivere indisturbate per cinque minuti, qualunque cosa ci venga in mente, in un flusso di coscienza.


Scelgo una zucca, grossa poco più di un’arancia, che ho comprato la settimana scorsa senza motivo, mentre facevo spesa. Quando l’ho vista, tra le grasse zucche accatastate in vista della festa di Halloween, mi è sembrata perfetta, così simmetrica e arancione e carina, e non ho resistito alla tentazione di prenderla. Non faccio spesso di queste cose e mi è sembrato il momento adatto per riflettere sul perché del mio gesto. Probabilmente la zucca è il simbolo dell’autunno, che non è di certo la mia stagione preferita perché piove e non è più estate. A me piace il caldo e il sole per cui forse la zucca ha lo scopo di ricordarmi che ci può essere bellezza e allegria anche in autunno. 

Il mattino dopo, Betsy ci vedrà molto di più in quel mio gesto, e mi consiglierà di scrivere degli eventi pseudo-traumatizzanti che mi sono capitati negli ultimi due mesi. Le dirò che ci ho già provato, in una mail a un’amica mai spedita, e in un post per il blog che non ho poi finito, e lei mi spiegherà che una storia non si scrive solo una volta, ma tante, aggiungendo strato su strato su strato fino a rivelarne ogni sfumatura. Le dirò che non sono ancora pronta a riderci su, anche se non si tratta di nulla di grave, e lei mi dirà che non va bene aspettare che qualcosa non faccia più male per metterlo nero su bianco. Dovrò uscire dal mio ruolo di joker e ammettere anche la parte dolorosa della storia. Solo così trasmetterò l'emozione nel suo complesso al lettore e avrò scritto qualcosa di valido. 

Ma sto anticipando troppo, e per ora vi lascio la parola, sperando che vorrete condividere le vostre impressioni.

59 commenti:

  1. Ci sono molti messaggi interessanti; al di là della veste all'apparenza un po' da auto-aiuto (gli scrittori anonimi?) sono d'accordo anche sul fatto che la scrittura debba essere fatta quando faccia almeno un po' male. Poi basta, però, che per rifinirla (con tutti gli strati di cui ha bisogno) bisogna essere lucidi e distaccati. Sì, ci sono diverse cose interessanti...

    Adesso aspetto l'analisi della zucca (a me vengono in mente solo i cappellacci... ma questo, nella Sunshine Coast, non lo possono capire!). A parte la battuta da joker, come dici tu, credo che tu sia nella posizione migliore per separare la fuffa pseudo-psicanalitica sui traumi traumatizzanti da quanto di utile possa averti detto Betsy.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Magari esistessero gli scrittori anonimi, mi iscriverei subito.
      "Ciao, mi chiamo Lisa e sono quattro giorni che non scrivo"...

      Vediamo cosa salterà fuori quando proverò a analizzare la zucca strato dopo strato.

      La fuffa è tipica di una sessione solo donne, ma io ci sguazzo volentieri, più che nei consigli utili :D

      Elimina
    2. Scrittori anonimi? Prepara il modulo di iscrizione e domani leggi il mio blog ;)

      Elimina
    3. IMPORTANTE: parte una nuova rubrica di Michele dedicata a tutti gli scrittori che sono caduti nel tunnel. Tutti i dettagli qui:

      https://michelescarparo.wordpress.com/2015/10/07/scrittori-anonimi-un-gruppo-di-auto-aiuto/

      Elimina
    4. Visto il nome del mio blog non posso che dire SUPER :D

      Elimina
    5. Ti meriti l'iscrizione gratuita!

      Elimina
  2. Il valore dell' esperimento, a parer mio, sta nell' uscita obbligata, temporanea, dal pensiero mainstream.
    E' qualcosa che di rado riusciamo a fare con le persone che frequentiamo abitualmente. Con loro è necessario rispettare un protocollo implicito di comportamento che garantisca la "correttezza" del rapporto.
    In un contesto "altro" è, invece, necessario pensare "fuori dagli schemi". Il panorama cambia come quando si fa un viaggio e ciò che sperimentiamo ci cambia a sua volta (sempre almeno un po').
    Sono curiosissimo di vedere come si evolve questa storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le persone che frequento abitualmente sanno a malapena leggere, quindi il corso è stato sicuramente un gradito salto nel diverso.
      Cambiare punto di vista è sempre una buona idea per stimolare la creatività.

      Elimina
  3. Mi sembra un'esperienza ricca di spunti e credo che mi piacerebbe un weekend del genere.
    Sandra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso che ti sarebbe piaciuto molto Sandra! Mi sembri adatta a questo tipo di esperienza.

      Elimina
  4. La locazione è già di suo interessante. Poi il fatto di imparare a scrivere come una "donna che vive ai margini" (per dirlo con parole tue) lo rende ancora più interessante. Pensa a quanti spunti...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A proposito di spunti, ti mando il bando di concorso della casa editrice locale...

      CALL FOR SUBMISSIONS Boobs: Explorations of Women’s Relationships to Their Bodies
      Caitlin Press is currently seeking submissions by women of all ages, orientations, colour and backgrounds—including trans women and anyone who includes this identity in their personal history—for our upcoming anthology about breasts.

      http://caitlin-press.com/

      Elimina
    2. Boobs? Book Organizations Of Beaver island and Sunshine coast, naturalmente.

      Elimina
    3. hahahahaha :D
      sai che "beaver" non è solo un animale, né solo il simbolo nazionale del Canada... quindi se ne parli in una frase che parla di esplorare i propri corpi... assume tutt'altre profondità semantiche...

      Elimina
    4. Oddio! Tremo all'idea di sapere...
      Note to self: mai fare giochi di parole in una lingua che non padroneggi come le tue tasche.

      Elimina
    5. come quando io ho chiesto a un irlandese "do you like bush?" intendendo, ma senza specificare, che mi riferivo alla rock band, e non al cespuglietto...

      Elimina
  5. Ciao Lisa, veramente molto interessante. Mi piace molto l'ultima parte, in cui dici che per una storia bisogna aggiungere strati e strati e strati. Mi sento anche piuttosto coinvolto da quest'ultima parte. Attendo il prosieguo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Stefano, grazie.
      Mi sono resa conto di averlo fatto più volte, di scrivere una storia più volte, ma non avevo mai considerato che potesse essermi di aiuto a recuperarne le sfumature.

      Elimina
  6. Questa tua esperienza che ci racconti ha tutta l'aria di un arricchimento molto importante.
    "non va bene aspettare che qualcosa non faccia più male per metterlo nero su bianco" --> parole sante!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai che io invece ero convinta che fosse meglio scrivere di cose a cui non siamo legati emotivamente, perché ho letto che gli scrittori in erba commettono spesso lo sbaglio di scrivere di quel che li interessa personalmente anziché di quel che può interessare al lettore, e che solo scrivendo di cose non accadute personalmente si possa evitare tale vile errore.

      Elimina
    2. Sono dell'idea che sia meglio scrivere "a caldo" e semmai rivedere dopo, così da unire i pregi di uno stato d'animo a i pregi dell'altro (o i difetti, se si è particolarmente sfigati ;-) )

      Elimina
    3. le mie scritture a caldo sono blasfeme o illeggibili :D

      Elimina
    4. OK, tieni buone le blasfeme e correggi le altre ;-)

      Elimina
    5. Non avevo considerato questa opzione! Ottimo :D

      Elimina
  7. Anche a me sembra un'esperienza molto interessante e insolita e i consigli scritteveli della padrona di casa particolarmente stimolanti.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Assolutamente interessante, stimolante, e ancora più assolutamente insolita :D

      Elimina
  8. La tua narrazione del primo giorno è già un ottimo e ben riuscito esercizio di scrittura!

    RispondiElimina
  9. E io che ho sempre immaginato i corsi di scrittura con lezioni frontali e giovani occhialuti in cerca di notorietà. ;)
    Bel post, e bella esperienza, immagino. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci hai preso solo su una cosa: portavamo gli occhiali in 7 persone su 9! :D

      Elimina
    2. PS: MONICA BRIZZI ha pubblicato il suo nuovo libro! Compratelo!
      MONICA BRIZZI MONICA BRIZZI MONICA BRIZZI
      così impari a farci patire per mesi senza confessarci il tuo vero nome :P

      Elimina
    3. Ahahahahah!
      Aiuuutooo! :D

      Elimina
  10. Questo corso di scrittura mi piace molto, un'esperienza che trovo davvero stimolante e catartica. Limbo, già la parola da te scelta esprime un mondo e ovviamente mi incurisisce il seguito che fai intuire. Qui ci sono gli elementi di un romanzo, anche se è vita vera. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non avevo pensato alla possibilità di usare questa esperienza in un romanzo. Di sicuro le storie personali che hanno raccontato sono degne di una tragedia shakespeariana!

      Elimina
  11. "Mi accorgo di essere l’unica che non ha lasciato le scarpe di fianco alla porta d’ingresso. Ahimé, non riesco proprio a mettermi in testa questa usanza e ormai è troppo tardi per rimediare."
    Interessante notare che i nostri comportamenti siano dettati dal gruppo sociale in cui ci troviamo e che ci sentiamo a disagio se non li rispettiamo.
    L = Limbo. Interessante che sia la proprio la prima parola che ti sia venuta in mente. Prima di libro, per esempio.

    P.S. = Buon compleanno! :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi capita lo stesso con il dare le mance, in Italia devo trattenermi dal lasciarle, perché mi guardano come se gli avessi dato in mano una bomba a tempo.
      Qui invece se mi scordo mi guardano come se fossi un'accattona :D

      Grazie! Che gentile. Sono vecchietta :(

      Elimina
    2. Grazie! Grazie! Non è stato un gran compleanno, son più contenta oggi, proprio perché è finito :D

      Elimina
    3. e allora buon non-compleanno ;)

      Elimina
    4. Quello è sempre un ottimo augurio! Grazie!

      Elimina
  12. Ma com'è, qua escono fuori i compleanni mentre si parla d'altro?
    Allora auguri anche da parte mia! (Forse in ritardo!) :)

    RispondiElimina
  13. Sono riuscita a "vederti" anche se non ti ho mai vista, Lisa! Con le tue scarpe e il tuo dubbio di avere frainteso il tema del corso. Ma poi, come deve essere, salta fuori che lì c'è qualcosa di buono proprio per te. Succede sempre così, quando ci si butta in qualcosa di nuovo - e tu sei una professionista, o sbaglio? :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo ero... sono diventata una fifona adesso, mi sento molto "desperate housewives" :D

      Elimina
  14. diffido dei corsi di scrittura ma in luogo del genere lo avrei fatto volentieri.
    sicura che le vecchiarde tue compagne di corso non stiano bluffando e si siano inventate una vita che non è la loro?
    tu con "limbo" mi sei sembrata più autentica :)
    ml

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le nonnine si meriterebbero l'oscar per essersi inventate delle storie del genere.
      A proposito del diffidare dei corsi di scrittura, l'insegnante ha bocciato ogni consiglio base dei manuali di scrittura, in particolare mi ha detto di non stare a scervellarmi su chi sia il mio lettore ideale, ma scrivere per me stessa. Inoltre mi ha detto di far leggere le mie bozze a qualcuno di fiducia non appena sono pronte, senza aspettare di finire la prima stesura, come invece molti fanno.

      Elimina
    2. Sono d'accordo (anche perché anche io faccio così ;) )
      Io tendo a progettare abbastanza le mie storie, e quando sono pronto ho una piccola (microscopica!) platea che si aspetta un capitolo a settimana. Sentirsi chiedere quasi tutti i giorni se ci sono novità è un grande stimolo :D

      ps: poveretti. ma ci pensi? no, dico: roba mia, mica chissà cosa...

      Elimina
    3. Michele non dire così, pensa a quanto il tuo blog è sbocciato nell'ultimo anno... quando ho iniziato a seguirti avevi due commenti per post, adesso fai concorrenza a Mikimoz!
      All'inizio i tuoi racconti erano speciali per via del finale a sorpresa, mentre ora sono più completi, il tuo stile è maturato e così deve crescere anche il tuo senso di sicurezza. Sei bravo! Montati la testa!

      Ok, basta adesso, torna coi piedi per terra. :P

      Io faccio fatica a condividere quel che scrivo... Tu sei il primo (e l'ultimo) blogger a cui ho mandato una mia storiella, prima ancora di avere il blog... e sarai il primo a cui manderò la bozza del primo capitolo del mio romanzo, quando troverò il coraggio... (sempre se accetterai di leggerlo!) :D

      Elimina
    4. Seee... MikiMoz!

      Sai che sono qui: quando ti sentirai pronta spedisci pure. Anche prima, se vuoi.
      Se accetto di leggerlo? Come minimo, direi! :)

      Elimina
    5. Grazie!

      Intanto cerco di scrivere il pezzo per la tua rubrica "Sostiene l'autore".

      Elimina
  15. Sono stata un po' assente dai blog altrui a causa dei miei problemi di salute. Nel frattempo, il tuo compleanno mi è scivolato dalle mani. Me ne sono accorta ora, mentre guardavo il famigerato ascendente (sagittario, come me). Più tardi ti scrivo quello che emerge dai transiti.
    Per quel che riguarda l'argomento del post, mi piace l'esercizio dell'oggetto. Proverò a farlo, scegliendo Cesare, una rana rosa con la corona in testa che mi ha regalato una mia amica anni fa. E rifletterò anche sul mio ruolo familiare.. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Stai meglio ora? Se ho capito bene hai avuto complicazioni dopo esser stata dal dentista? Spero niente di doloroso, sigh...
      Stesso segno e stesso ascendente? Wow, siamo un pericolo pubblico :D
      Stasera portati Cesare a letto e domattina scrivi per cinque minuti in free flow. Se ti va, mandami una copia (o una foto, se scrivi a mano) di quel che ne esce, proverò a "leggerlo" come ha fatto Betsy con le nostre storie e restituirti qualche significato utile per la tua scrittura.

      Elimina
    2. Volentieri! :-) Farò con piacere questo esperimento!

      Sì ci sono stati dei problemi perché avevo un'infezione diffusa sulla gengiva e il dentista è stato costretto a lavorare sull'osso per toglierla. Nei giorni seguenti ho avuto molti problemi.

      Ebbene sì: stesso segno e stesso ascendente, infatti io penso che mi apparterrebbe più il tuo stile di vita girovago rispetto al mio. Il sagittario è un viaggiatore, è nato libero. :)

      Elimina
    3. P.S. Ma alla fine AUGURI DI BUON COMPLEANNO non l'avevo scritto nemmeno nel precedente commento! :-D

      Elimina
    4. Grazie cara! Ricambio!
      Il sagittario è girovago? Ecco spiegate moooolte cose :D

      Elimina
    5. Al mio manca ancora qualche giorno, comunque grazie! :-p

      Elimina