01/06/15

Lo scrittore vasaio


Ci sono due categorie di scrittori: quelli che vogliono scrivere e si trovano a dover decidere quale argomento trattare, e quelli che vogliono trasmettere un messaggio e decidono di farlo attraverso la scrittura.

Tizio è un esemplare della prima categoria. Ha sempre saputo che da grande avrebbe fatto lo scrittore, ha sempre preso il massimo dei voti nei temi a scuola ed è un lettore incallito. Raggiunta la pensione, può finalmente dedicarsi al suo vero scopo nella vita: scrivere un romanzo. La prima domanda che farà a se stesso è “Che cosa trovo interessante?”

Caia è convinta di aver scoperto il segreto della felicità. Ogni mattina si sveglia carica come una molla, fa yoga, mangia in modo equilibrato e va a letto presto, riposando bene e svegliandosi rigenerata. Dopo quarant’anni di mal di testa e chili di troppo, vuole far sapere a tutti quanto si sta bene a viver sani, e decide di trasmettere il messaggio alla massa attraverso dei personaggi inventati che facciano la sua stessa esperienza. La prima domanda che farà a se stessa è “Come faccio a rendere la lettura interessante?”

Sia Tizio che Caia sbatteranno presto il naso contro una verità assoluta: 
NIENTE AL MONDO RISULTA INTERESSANTE PER TUTTI.
Non esiste tecnica perfetta, stile infallibile, o ritmo impossibile che possa cambiare questa realtà. Il mondo è bello perché è vario, e anche i più famosi classici, così come gli ultimi best-seller, incontreranno lettori delusi e contrariati che arricceranno il naso e abbandoneranno il libro sul comodino.

Tizio e Caia, sentendo questa notizia, provano un senso d’insicurezza noto ad ogni scrittore: la paura di essere criticati. Si sentono scoperti, indifesi, nudi in piazza nel giorno di mercato. Provano un desiderio violento di andare a nascondersi sotto un sasso, o di riprendere la loro vita quotidiana fingendo che l'idea di scrivere non li abbia mai nemmeno sfiorati. Per fortuna, però, vengono a sapere che esiste un antidoto per sconfiggere questo tipo di timori e fallimenti. È semplice: basta SCRIVERE BENE.

Più semplice a dirsi che a farsi, direte voi. 

Come si fa a SCRIVERE BENE? 


Secondo l’ormai mitico John Gardner, “quello che rende un pezzo di letteratura ‘buono’ è la completa e ordinata esplorazione delle idee dello scrittore, il totale sviluppo delle implicazioni del suo tema.
Cosa significa? Lo scrittore deve sviscerare l’argomento scelto e conoscerlo come un calzino rivoltato, e deve amarlo alla follia, con passione e travolgimento, per far sì che il lettore ne sia attratto e invogliato. 
“Per quanto i personaggi siano vividi e stupefacenti, per quanto incredibile sia l’azione, non esiste fiction che riesca a mantenere vivo l’interesse se i pensieri sottostanti sono confusi, sempliciotti o del tutto sbagliati. […] Lo scrittore deve farci vedere e sentire vividamente quel che i suoi personaggi vedono e sentono. […] Dobbiamo sentirci trasportare nel mondo dei personaggi, come se fossimo nati lì.

Tizio e Caia dunque, prima di cominciare a scrivere, dovranno riflettere su come far sentire ai loro lettori quel che i personaggi vedono e sentono, permettendo un’identificazione diretta e intensa. Dovranno anche ammettere a se stessi i propri limiti. Essendo nati in una determinata cultura, e avendo in mente personaggi appartenenti a un certo ceto sociale, con una certa educazione e esperienza della vita e del mondo, Tizio e Caia saranno costretti a tagliar fuori una fetta di lettori possibili. 
Una storia di intrighi internazionali, raccontata dal punto di vista di un politico corrotto, per esempio, a fatica risulterà comprensibile agli occhi di uno sherpa tibetano. Allo stesso modo, i motivi e i mezzi di una cheerleader non interesseranno un novantenne guatemalteco.

Come un vasaio crea un vaso


Vi ricordate l’importanza di non permettere al lettore di svegliarsi dal sogno narrativo? Per far sì che questo accada, lo scrittore deve conoscere a perfezione i suoi personaggi, deve vederseli davanti con perfetta chiarezza, deve essere in grado di capirli più di quanto sappiano fare loro stessi. Deve capire perché agiscono in un certo modo, e anche se succede qualcosa di inaspettato, deve essere in grado di vedere i motivi nascosti, di cui gli stessi personaggi non sono a conoscenza.
A questo punto Tizio e Caia penseranno di aver trovato una soluzione al problema: sarà sufficiente usare persone reali, ben conosciute, se non addirittura loro stessi.
Rimarranno presto delusi, perché John Gardner sconsiglia di ricorrere a persone reali. A meno che si stia scrivendo una biografia, i personaggi devono essere frutto della fantasia dello scrittore, e devono prendere forma simultaneamente alla trama e all’ambientazione, in quanto inestricabilmente connessi. 
“Lo scrittore deve creare il suo intero mondo in un singolo gesto coerente, come un vasaio crea un vaso; o come dice Coleridge, deve copiare, con la sua mente finita, l’eterno atto di creazione dell’infinito “IO SONO”.

scrittore vasaio


L'angolo del follower


Avete provato esperienze e dubbi simili a quelli di Tizio e Caia?
Pensate che esista un argomento universale, che possa interessare tutti?
Siete riusciti a creare il vostro vaso? Come avete fatto?



28 commenti:

  1. Quanto mi piacerebbe ricevere critiche! Il silenzio è sinonimo di indifferenza ed è davvero frustrante: non dai dove hai sbagliato.

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    1. Ricevere critiche non è mai piacevole ma aiuta a migliorarsi, l'indifferenza invece non lascia scampo. Ti dò ragione dunque, anche se non avendo ancora spedito le bozze del mio romanzo ai beta reader non so come reagirò alle loro critiche.

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    2. Cosa sono i beta readers?

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    3. Beta lettori? Non so se si traduce in italiano.
      Sono quelle anime pie che si sacrificano a leggere le bozze dei nostri romanzi per poi vendicarsi dicendoci tutto quel che non va nella storia. Io per ora ho sei nomi di persone che si sono rese disponibili a leggere il mio romanzo quando finalmente sarà pronto :D

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  2. Io credo che Gardner dica delle cose generalmente giuste ma le dica male. Premesso che non c'è un argomento universale, tanto quanto non c'è cibo che possa andare bene a tutti a un pranzo di matrimonio (no, neppure la pizza!), io credo che in tutto questo Tizio e Caia abbiano dimenticato il loro lettore ideale. È per lui, che scrivono. Non per loro, né per il mondo.
    Quindi, per farlo bene, bisogna avere in mente a chi si vuole parlare e rivolgersi solo a lui; se ci saranno altri a gradire, tanto meglio. Ma non dev'essere quello l'obbiettivo.
    Poi i personaggi: vanno male le persone reali perché quelle si muovono nella realtà, mentre i personaggi si muovono nella finzione: due mondi solo all'apparenza simili. Fai caso alle barzellette: i personaggi sono sempre "esagerati". I libri, anche se sono romance, hanno comunque dei personaggi "esagerati" in alcuni tratti. Tu sei psicologa. Pensaci: prendi un personaggio a caso, toglilo dal contesto del libro e siedilo su di un lettino mentre ti dice le stesse cose che dice nel libro. Tempo cinque minuti e gli ordini del prozac ;)
    Infine la trama: è costruita per avere sempre qualche intoppo nel momento sbagliato. Roba da far impallidire la legge di Murphy.
    Tutto questo cosa ci dice: che il tutto è assemblato allo scopo di procurare meraviglia/struggimento/compassione/... al lettore ideale. Solo a lui, perché lo dobbiamo conoscere come le nostre tasche, e dobbiamo sapere che parole usare per farlo ridere e quali usare per farlo piangere.
    Io credo che questo sia "scrivere bene". Non corretto. Non sintatticamente giusto. Non con un messaggio di perla, finito però tra i porci.

    O mi sono fatto uno dei miei film? :)

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    1. Sono d'accordo sul fatto che Gardner non sappia dire le cose. Tradurlo è difficile, e per capire cosa intende devo leggere lo stesso paragrafo anche tre volte. Gli esempi che fa, poi, sono presi dalla letteratura classica e americana (non sempre, cita anche Italo Calvino, più volte); purtroppo io conosco meno della metà degli autori che nomina.

      La pizza andrebbe benissimo, è un'idea eccezionale.

      A volte leggo romanzi di un genere che di solito non mi piace, ma vengo travolta dalla passione che traspare tra le righe. Penso che Tizio e Caia avrebbero più possibilità di piacere a un pubblico più ampio se amassero alla follia le loro storie. Credo che Gardner intendesse quello, poi certo, il lettore ideale non va mai perso di vista.

      I personaggi sono esagerati ma nella realtà ho incontrato persone reali ben più assurde, in fondo un po' di prozac non farebbe male a nessuno.

      Ho recentemente sentito di un nuovo corollario alla legge di Murphy: se tutto ti va bene, proprio come avresti voluto, a lungo andare scoprirai che sarebbe stato meglio se ti fosse successo il contrario :D

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    2. ok. allora voglio la mia scatola! ;)

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    3. L'ho mangiata tutta :D

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  3. guarda, sono sempre stato molto scettico su quanti ritengono sia necessario ricorrere a "tecniche particolari" in materia di scrittura. Ci sono i fondamentali, certo, la grammatica, l'uso della punteggiatura; ma queste sono appunto regole di base, come il pentagramma per un musicista. E vanno acquisite, inutile girarci attorno. Ma la scintilla capace di infiammare cuori e passioni viene da dentro, quella si è come un dono. Intorno a quella vanno costruite storie, racconti, e anche poesie secondo me; ognuno assecondando la propria musica interiore. Se questo avviene compulsivamente, tramite lunghe riflessioni o altro, l'importante è ciò che riteniamo "il risultato finale" che non piacerà a tutti, anzi, magari a pochissimi, oppure riuscirà a trasmettere empatia, condivisione, commozione. E allora avrà un significato personale e universale nello stesso tempo.

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    1. È molto bello quel che dici, mi piace pensare all'alfabeto come al pentagramma dello scrittore.
      La scintilla che permette a Mozart di trasformare quel numero finito di note in un universo di musica non si può imparare, si può solo ammirare. Lo stesso vale per quella pianista che ti piace tanto e che sa trasformare la musica di altri, già sentita e copiata e imparata, in un'esperienza nuova, unica e da pelle d'oca. Penso che entrambi abbiano un amore sviscerato per quello che suonano, ed è quello che ogni artista vorrebbe saper sviluppare per poi trasmettere.
      Il rischio insito nell'assecondare la propria musica interiore sta nel diventare autoreferenziali, creando opere comprensibili solo a noi stessi perché non ci siamo preoccupati di farci intendere da chi ci ascolta. Per ottenere un significato universale, secondo me, dobbiamo sforzarci di seguire alcune regole.

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  4. Direi che io sono Sempronia. Una che inciampa in storie che la incantano e vorrebbe quindi trasmettere la stessa sensazione a più persone possibili... Questo non rende le parole di Gardner o il post in generale meno vero.
    E anch'io come Michele consiglio a Tizio e Caia di tener presente il lettore ideale.
    Infine, per puro spirito di contraddizione, segnalo che ci sono libri che usano anche benissimo personaggi realmente esistiti...

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    1. Mitica Sempronia, vai per la tua strada :D
      L'impressione che dai, leggendo il tuo blog e i tuoi romanzi, è che tu abbia davvero trovato la tua nicchia e che scrivere gialli sia il tuo mandato.
      Ti ho pensata molto in questi giorni, il tuo articolo sul perché leggi letteratura di genere mi ha turbata e ispirata. Credo che ne nascerà un post, intanto se ti fischiano le orecchie sai di chi è la colpa! :D

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    2. Turbata?... Mi sento... Turbata da questa tua reazione?
      Certo, fosse convinto anche un editorone che ho trovato la mia nicchia ne sarei un po' più convinta anch'io...

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    3. Turbata in senso buono, sono i post migliori quelli che ti perseguitano nei giorni a seguire :D
      L'editorone arriverà, ne sono certa. Forse è un po' come il principe azzurro, arriva solo se smetti di cercarlo... (non ci crede nessuno)!

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  5. Io per ora mi sono andata a nascondere sotto un sasso. Però nei miei non tentativi ho già capito che: niente persone reali e niente episodi autobiografici che limitano possibilità e fantasia, sì essere il dio che sa tutto anche più del protagonista, sì raccogliere tutti i fili pendenti e riannodarli al posto loro, sì sapere dove si va a parare, ma lasciare spazio alla storia che scende e risale con le necessità di approfondimento di ogni momento. Tenere saldo il timone ma seguire le onde cercando di non affondare nel vasto mare della storia.

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    1. Chiara e sintetica. Mi pare che tu abbia le idee ben chiare, forse è ora di riemergere dal sasso, anche perché sarebbe il mio turno... non è che puoi starci sempre e solo tu :D

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  6. Se dovessi puntare su uno dei due, punterei su Caia. Tizio purtroppo è partito dal presupposto sbagliato (almeno, per quanto ho capito dal tuo testo), cioè quello di scrivere per il piacere di scrivere. Nell'editoria questo è quanto di più sbagliato possa esistere. Si scrive, infatti, perché si ha una storia da raccontare, non perché si è bravi a farlo... Una dura realtà su cui si sbatte perennemente il naso.

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    1. Auguri Salvatore!
      Dici che Tizio ha meno possibilità? Avrei detto il contrario. Caia magari ha le idee ma non è brava a metterle nero su bianco, Tizio invece prima o poi la storia giusta la trova.

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  7. Penso che Gardner abbia ragione. Anche i miei personaggi nascono dalla trama e dalla ambientazione. Voglio raccontare una storia e da lì man mano creo i personaggi.

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    1. Parti dal generale per andare via via focalizzando il particolare. Non è facile. Spesso si parte da un personaggio e si crea una storia ad hoc attorno alla sua personalità. Io ho cercato di fare un po' l'uno un po' l'altro nel mio romanzo, ma non ha funzionato bene. Credo che dovrò riscrivere tutto quando avrò le idee più chiare.

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  8. I protagonisti del mio romanzo, che è di base autobiografico, sono quasi tutti persone realmente esistite. Alcuni di loro sono abbastanza famosi da essere persone di dominio pubblico, anche se ristretto.
    La parte creativa è consistita soprattutto nel far risaltare quelle caratteristiche basilari della loro personalità che nella memoria me li hanno resi "personaggi" oltre che persone.

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    1. Ti sei posto il problema di chi legge e si riconosce nelle tue parole? Hai avuto paura di offendere qualcuno, magari un parente di cui hai sottolineato i difetti rendendolo una caricatura di se stesso?

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    2. Ho cambiato tutti i nomi, eccetto quelli delle persone di dominio pubblico.
      Pensa poi che la persona che ho trattato peggio, un mio vecchio amico, quando gli ho fatto leggere la parte che lo riguardava, si è divertito da matti ;D

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    3. Meno male! Forse ha capito che non intendevi maltrattarlo sul serio.
      Io mi sono trovata a escludere alcune amiche che avrei usato volentieri per rappresentare la "generazione X" per paura che mi levassero il saluto :D

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  9. Non c'è modo di piacere a tutti, ma entrambi i punti di partenza mi sembrano validi. Qualcuno direbbe che puoi scrivere di un argomento solo se ti tiene sveglio la notte, e che tutto parte da lì, non dalla voglia di scrivere o dal messaggio, ma io non sono una fan dell'ossessione. A parte questo, credo che il mio vaso sia ancora in costruzione. :)

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    1. Scusami tanto Grazia, ho postato due volte la mia risposta al tuo commento ma di nuovo non compare sul blog. Sarà colpa di sti cookies di... cioccolata...
      Comunque il tuo vaso è ben più in forma del mio, che è ancora allo stadio di argilla!

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  10. Uhm. Non ho mai pensato di trattare argomenti che possano interessare tutti... forse perchè, a testa bassa, ho sempre raccontato quello che interessa a me :P
    In teoria i grandi temi della vita (amore, morte e cose del genere) potrebbero interessare a tutti... nella pratica penso che il modo di trattarli cambi tutto, e anche questi temi non sono così universali come sembrano.

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    1. Mia cara Francesca, tu hai la fortuna di avere interessi peculiari e di saperli esporre in un modo originalissimo. Non solo! Il tuo stesso aspetto fisico è universalmente attraente, lo sapevi? Gli occhi grandi e profondi sono l'unico tratto che suscita reazioni positive in tutte le culture. Ecco perché i cartoni animati giapponesi alla Candy Candy hanno gli occhioni con le stelline, grossi come mezza faccia. In Corea le ragazze si fanno regalare per il loro diciottesimo compleanno la chirurgia plastica per sollevare le palpebre, rendendo gli occhi appena più grandi.

      Sto andando fuori tema, il punto é: continua pure a raccontare quel che ti interessa, il tuo blog è fantastico e se avessi più tempo lo leggerei ben più spesso.

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