27/07/14

IL GIOCO DI RIPPER di ISABEL ALLENDE


Il mio voto: 3/5

Isabel Allende è stata per molti anni la mia scrittrice preferita, fin da quando avevo diciannove anni e mi trovai per caso tra le mani "La casa degli spiriti". Ricordo benissimo la sensazione che provai fin dalle prime pagine di quel romanzo senza tempo. In quei giorni, dopo una lunga e disumana malattia, era morta mia nonna, e per andarsene aveva scelto proprio la notte prima del mio primo esame all'Università di Psicologia. Anziché sotterrarmi sotto le coperte affogando nel cuscino, come avrei voluto, mi alzai ed andai a Parma, portando a casa il mio primo (e quasi unico) 30/30. Se esiste una linea d'ombra tra innocenza e maturità, per me fu quella notte, e "La casa degli spiriti" simboleggia quel passaggio, come se Alba e Clara fossero uscite dal libro e mi avessero accompagnato passo passo dandomi un po' della loro magica forza. Fu allora che decisi che avrei sempre letto tutti i romanzi di Isabel Allende, e ancora oggi aspetto con ansia l'uscita dei suoi nuovi romanzi, che lei comincia a creare puntualmente l'8 di Gennaio di ogni anno, segregata in una stanza semplice in mezzo al giardino della sua casa californiana.

"Il gioco di Ripper" (Feltrinelli, 2013) nasce dall'idea di un lavoro a quattro mani con il marito dell'Allende, William Gordon, autore di romanzi polizieschi. A detta dell'autrice, l'idea si è ben presto rivelata un disastro, e Isabel ha poi continuato la stesura del romanzo per conto suo. In ogni caso, la trama porta l'inconfondibile impronta del giallo classico come sottofondo ad una serie di personaggi in linea invece con il tradizionale stile dell'Allende.

La trama


Una serie di omicidi inspiegabili commessi periodicamente nell'area di San Francisco mettono in crisi la Polizia locale, che riceverà un inaspettato aiuto da Amanda, la figlia dell'ispettore, e dai suoi colleghi di Ripper, un gioco online per aspiranti detective. La caleidoscopica famiglia di Amanda e gli insoliti amici della sua affascinante madre, Indiana Jackson, diventeranno elementi fondamentali nella concatenazione di eventi che porterà alla soluzione del caso, per nulla scontato.

L'autore


Isabel Allende (Perù, 1942) è la nipote del dissidente politico sudamericano Salvador Allende e e le sue prime storie trasudano la sua provenienza, l'esilio dal suo Paese natale e la sofferenza per la malattia e la morte della figlia Paula. Negli ultimi anni invece i suoi interessi si sono andati allineando con quelli dei suoi nipoti, rivolgendosi ad un pubblico più giovane e attuale. Dopo "Il diario di Maya" anche "Il gioco di Ripper" si sviluppa in un mondo attuale, con le sue crudeltà e assurde ossessioni, ovattate da uno stile fiabesco e pur sempre, in fondo, ottimista. 



Istruzioni per l'uso:



La più grande virtù di Isabel Allende è il saper creare personaggi credibili, realistici, a cui ci si affeziona istantaneamente nonostante siano persone poco comuni o poco attendibili. Specialmente le figure femminili hanno caratteri forti, sono empatiche e determinate ma sono anche tutte, invariabilmente, "strane". A pensarci bene, alcuni personaggi che amiamo nei romanzi dell'Allende sono persone che guarderemmo con sospetto se fossero i nostri vicini di casa, con le loro manie idiosincratiche e i loro interessi particolari, come la capacità di predirre il futuro, la passione per il digiuno, le pietre miracolose, la cartomanzia, e spesso anche la totale noncuranza per il loro aspetto e per l'opinione della gente. A questo proposito, riporto due descrizioni dei personaggi femminili principali tratte dai primi capitoli de "Il gioco di Ripper". Mi sembrano significative della potenza e della chiarezza con cui si può presentare un personaggio, senza dilungarsi eppur senza lasciar dubbi sulla loro natura e sul loro aspetto e modo di essere:


- (Indiana Jackson, la madre) ...era il prototipo dell'americana in carne dall'aria sana e piena di ottimismo che abitualmente lo annoiava; per qualche ragione lei invece gli risultava irresistibile. La descrisse a Pedro Alarcòn come "abbondante e tentatrice", aggettivi appropriati per cibo ad alto contenuto di colesterolo, come gli fece notare il suo amico. Poco dopo, quando gliela presentò, Alarcòn dichiarò che Indiana era dotata di quella sensualità un tantino comica della amanti dei gangster di Chicago nei film degli anni sessanta, seni abbondanti da soprano, chioma bionda e un eccesso di curve e ciglia.


- (Amanda Jackson, la figlia) ...durante l'adolescenza Amanda non si arenò e l'unico cambiamento apprezzabile provocato dagli ormoni riguardò il suo aspetto fisico. A quindici anni si diede una bella allungata e raggiunse una statura normale, mise le lenti a contatto, le tolsero l'apparecchio, imparò a domare la chioma di capelli crespi ed emerse una ragazza magra, dai lineamenti fini, con i capelli scuri del padre e la pelle trasparente della madre, assolutamente inconsapevole di essere graziosa. A diciassette anni trascinava ancora i piedi, si mangiucchiava le unghie e si vestiva con abiti rinvenuti nei negozi dell'usato, che modificava secondo l'ispirazione del momento.


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Buone parole a tutti!


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