21/01/15

Rosso





Non ho ricevuto la giacca della Collix a Natale. Subito ho creduto che fosse uno scherzo, una delle stupide idee ignoranti di mio padre, che si crede divertente e non ha ancora capito che è solo patetico, a nascondermi i regali per vedermi supplicare. La sera della vigilia ho visto che sotto all’albero nessuno dei pacchi col mio nome aveva la forma giusta per essere una Collix. Ho respirato a fondo e mi sono ripromessa di non rovinare la serata, a scuola si sono raccomandati di non prendercela per le piccole cose, di provare a essere forti, che tutto passa e dopo si è più contenti di esser rimasti calmi. Bisogna essere come il saggio cinese che siede sulla riva del fiume in attesa che passi il cadavere del suo nemico. L’ha detto la Frattini, la Prof di Filosofia, che spiega camminando avanti e indietro, con le mani sempre in agitazione. A volte vorrei che fosse lei mia madre, mi incanto a guardarla, ha i capelli da sirena e si mette gli orecchini etnici. Anche se è vecchia si capisce che da giovane doveva essere una in gamba, si veste coi jeans scoloriti e gli stivali di Minx&Co. Petrelli ha detto che mentre comprava i regali coi suoi genitori al Canfort ha incontrato la Frattini che si provava una tuta da sci, e a vederla ridere dentro quei pantaloni aderenti si è innamorato. Lo abbiamo schifato tutti, ma lui si è difeso dicendo che la Frattini è diversa, "non è come le altre Prof che avranno tipo quarant’anni per gamba, lei ne ha meno di trenta" e a quanto pare fino a trent’anni le donne sono considerate passabili.
Mi sono seduta a tavola e ho ingoiato qualche boccata di salmone per far contenta mia madre, così se avessi chiesto di poter uscire dopo cena non avrebbe fatto storie. Sono tornata alle cinque e avevo ancora la bocca impastata di sonno durante il pranzo natalizio, non riuscivo a ingoiare, mia zia continuava a rompere perché assaggiassi questo e quello ma i miei tacevano e mi lasciavano stare. Il loro comportamento mi ha confermato che la giacca della Collix non era arrivata. 
Ho pensato che l’avessero ordinata troppo tardi, che forse le consegne erano state ritardate dalla mole di ordini in entrata. Tutte le femmine della mia classe l’hanno messa nella lista dei regali. Dopo pranzo ho aperto i pacchetti senza far commenti e ho addirittura ringraziato mia zia che mi ha preso un tablet di una marca sconosciuta. Le avrei sputato in faccia, non crederà che vada in giro con una mostruosità simile. Mia madre ha visto il mio orrore e ha sgranato gli occhi. Mi ha guardato supplicante, temeva che facessi una scenata. Si è messa a parlare velocissima e cambiar discorso mentre io deglutivo la rabbia e la vergogna. Scartati tutti i regali, finalmente i miei parenti si sono scordati di me e di mio fratello, hanno cominciato a discutere di tasse e di politica. Sono andata in camera mia e ho preso il pennarello. Ho tolto il tappo con la bocca mentre mi arrotolavo la manica e poi ho premuto con tutte le mie forze la punta sul polso, guardando la macchia d’inchiostro rossa espandersi mentre disegnavo una linea orizzontale. La punta fredda e umida mi ha dato un brivido. Ho sentito i passi impercettibili di mia madre fuori dalla porta, ma sapevo che non sarebbe entrata. Il dottor Sandelli si è raccomandato di lasciarmi sola mentre mi taglio. Quando mi sono calmata ho messo via il pennarello e mi sono sdraiata sul letto, mia madre allora ha bussato e si è seduta al mio capezzale, accarezzandomi la fronte.
"Sei tutta sudata, vuoi un po’ d’acqua?"
"No"
"Mi dispiace per il tablet, sai la zia non sa molto di quell…"
"Poteva chiedertelo"
"Forse non pensava che ce l’avessi già, potrebbero averla consigl…"
"Chi cazzo esiste al mondo che non ha il tablet?"
"Non dire così, Tiff, lo sai che ci sono tanti ragazzi che non se lo possono neanche sognare un regalo del genere"
Non ho più detto nulla e l’ho odiata, li ho odiati tutti. Ho capito che la giacca non l’avevano neanche ordinata, avevano dato retta a Sandelli. 

L’ultima volta che mi hanno ricoverato c’era questo nuovo medico, il Dottor Gianmarco Sandelli, uno psicoterapeuta giovane, con la coda bassa e gli occhiali hipster. È stato lui che mi ha insegnato a tagliarmi col pennarello rosso invece di usare il rasoio o i pezzi di vetro rotto. Mi ha parlato come se fossimo alla pari, come due adulti intelligenti che discutono. Mi ha offerto un caffè alla macchinetta e mi ha spiegato che il mio cervello associa il dolore del taglio allo sfogo delle tensioni. A lungo andare però si è creato un collegamento nella mia testa tra il gesto e il dolore, per cui per sfogarmi sarebbe bastata la sola vista del colore del sangue. Non gli avevo dato credito sul momento, invece tagliarmi col pennarello mi calma quasi sempre. Se invece non è sufficiente, vado alla fermata dell'autobus. Seduta così, al freddo, mi si paralizzano i pensieri, i piedi si congelano e devo concentrarmi per resistere alla tentazione di muoverli. Ci passo anche quattro o cinque ore, ci sto fino alle prime luci dell’alba, mentre i miei genitori mi credono a far la cretina coi miei compagni di classe. Se invece mia madre va in crisi e non mi lascia uscire, per paura che mi metta in pericolo, ho scoperto che posso masticare il ghiaccio dal freezer, mi sono fatta crescere le unghie per raschiarne pezzi più grossi senza usar coltelli e far troppo rumore in cucina. I miei genitori sono contenti di vedere che le cicatrici sui polsi cominciano a farsi più rosee e le dita non sanguinano più dal tanto rosicchiarsi le unghie. 

Il dottor Sandelli ha parlato anche ai miei, davanti a me, ma come se io non fossi lì, dicendo che "per il bene di Tiffany non è il caso di dargliela sempre vinta", e ha consigliato di non farmi regali troppo costosi e di non cedere ai miei scoppi d'ira. 
Li odio tutti. Non posso presentarmi a scuola senza la giacca della Collix. Preferirei essere rapita e tenuta chiusa in una stanza a vita. Preferirei essere picchiata, strangolata e buttata in mare. Preferirei che mi imbottissero di esplosivi e mi facessero detonare in piazza. Invidio chiunque non dovrà svegliarsi domattina.

57 commenti:

  1. Questa credo che sia in classe con Cassiopea :)
    Bel pezzo. Ho anche cercato Collix con Google, solo per scoprire che è una falena. Ci sono passaggi che mi hanno ricordato American Psycho; certi altri invece mi hanno richiamato alcune cose che ho letto su Tumblr.

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    1. Una classe decisamente problematica!
      Ho inventato il nome Collix e solo dopo ho scoperto che esisteva già, mentre cercavo un'immagine per il blog, avevo anche pensato di inserire la foto della falena a fine post. La fragilità delle ali su quel corpicino minuto si addice al carattere di Tiffany.

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  2. Non commento mai un racconto se non lo trovo davvero bello. Questo merita il commento. Bello.

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  3. Ciao Lisa, il racconto scorre e funziona: provo odio per questa puttanella qui.
    La cura che le servirebbe si chiama "sberle da mo al prossimo Natale". Così, gratuite :)

    Moz-

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    1. Sono d'accordo col Moz qui sopra
      .
      È agghiacciantemente bello, anche se "agghiacciantemente" non esiste, credo, e se esistesse sarebbe urendo. L'unica cosa che non mi convince tanto sono i "passi impercettibili" (?) ma per il resto stupendo, da prurito alle mani. Per la voglia di scrivere e per gli schiaffoni chiamati dalla tipa.

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    2. Ahaha, vedo che non sono l'unico... temevo di suscitare commenti cattivi, col mio giudizio verso la protagonista :)
      E invece ribadisco: è una viziata, sta male perché non si accontenta. Non servono psicologi, con lei servono sberle sonore.
      Ti prego Lisa... scrivi il seguito, dove i genitori la picchiano per qualsiasi cosa!! **

      Moz-

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    3. Povera Tiffany! Probabilmente se scrivessi il seguito finirebbe morta in un vicolo malfamato, come tutte le mie eroine!
      Ho pensato a una ragazza vittima di una società malata, non colpevole delle sue condizioni. Certo se la incontrassi di persona non mi starebbe simpatica, ma scrivendo coi suoi occhi ho provato empatia verso di lei, oltre che a frustrazione.
      Grazie per i vostri commenti, è bello leggere di reazioni diverse alla stessa storia.

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    4. Lei non è vittima, secondo me. Al massimo prodotto di una società malata ma è volutamente stronza XD

      Moz-

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  4. Un pezzo "forte", che fa pensare e pure spaventa. Sara che sono madre. Ben scritto Lisa

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    1. In effetti mi sono venuti i brividi a scrivere la seconda parte, non avevo idea che Tiffany fosse messa così male! Grazie cara

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    1. Grazie! (Hai avuto problemi a commentare stavolta?)

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  6. Davvero bello, Lisa. Sei entrata perfettamente nella psicologia della protagonista... un po' troppo forse. ^^' L'hai sviscerata fino a renderla più che realistica. Sostituisci solo "boccata" con "boccone" o sinonimo. Per il resto: spettacolare. :)

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    1. In realtà... Tiffany sono io!
      Scherzo... io porto una giacca che ho comprato al Rehab a Londra nel 2005, il negozio non esiste nemmeno più :)
      "Boccata" non è una parola italiana, grazie di avermelo fatto notare!

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  7. Si chiama Francesca, e ha tutti i sintomi che hai descritto. Anzi, Francesca rispetto alla tua protagonista è molto più tremenda, fantasiosa e scientifica. Ma di Francesche e Franceschi ce ne sono tanti. L'aspetto notevole, sì notevole, del tuo racconto è che non l'ammorbisci per farcela piacere. La realtà è quella, l'hai solo descritta in maniera oggettiva.
    Se poi c'è qualcuno che vuol prendere le malattie a sberle, be' riguarda la sua coscienza e il suo vissuto. Poi però anche a un malato di tumore terminale, o a un Parkinson, deve avere il coraggio di dire su su, alzati, e cammina, tutte storie le tue. Solo capricci i tuoi.

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    1. Sono completamente d'accordo con il tuo modo di vedere la situazione, ovviamente ci si affeziona ai propri personaggi e non sono più Francesche qualunque, ognuna ha le sue sfumature e vorresti spiegarle, difenderle. D'altra parte, non importa quanto tremenda sia la situazione in cui ci si trova o di chi sia la colpa, si deve sempre tirare avanti e cercare di migliorarsi.

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    2. Sono convinto che chi è stato toccato da casi simili, che mi sembra ti sei studiata a fondo, non può che esserti grato per il tuo racconto: parli di una, ma parli di tutti di altri. Mi rendo conto che questa è una sviolinata tremenda da parte mia...

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    3. Sviolina pure finché vuoi! :D
      In passato ho lavorato come ricercatrice e clinica nel campo dei comportamenti da dipendenza (addictive behavior), il che non include solo la dipendenza da sostanze, ma anche il self-harm (come Tiffany) e il gioco d'azzardo. Non ho mai lavorato coi minorenni, però, perché sarebbe stata troppo dura. Non ci dormivo la notte.

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  8. Molto carino e ti sei immedesimata alla perfezione. Un altro psicoterapeuta, eh? :)

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    1. All'inizio del racconto pensavo che Tiffany fosse una ragazza superficiale e insipida, non avevo idea di quel che nascondeva! Chissà perché i miei personaggi sono tutti matti da legare... (o.O)

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    2. E quindi hai scritto la storia senza avere idea di dove saresti andata a parare?
      Non sarei mai capace di fare così: se non ho la fine, non comincio neppure ;)

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    3. Le tue idee nascono proprio dalla fine, lavori a ritroso. Io invece in questo caso ho lasciato fluire le parole come in un flusso di coscienza e dopo un paio di pagine ha iniziato a prendere questa forma... non ero molto di buon umore :)
      Mi spiego meglio: ho iniziato scrivendo quel che vorrei mettere nel blog quest'anno, sono passata a parlare del mio mal di schiena, poi ha preso la parola una donna maltrattata dal marito, che si è trasformata in un'adolescente viziata, che aveva nel cassetto la foto della bambina nigeriana di dieci anni che è esplosa in piazza, e la bambina aveva indosso una giacca, e quale potrebbe essere un buon nome per una marca di giacche, e così via.

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  9. e vai, così bella sciolta!
    :-)

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  10. Bel racconto. Tu pensa che l'ho letto TUTTO! Sì, lo so, sembra una presa in giro, ma io i racconti non li amo, li ignoro, forse li detesto anche un po'. Tu pensa che ho letto (quasi) soltanto i miei. ;)

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    1. Avevo letto un tuo commento su qualche blog, spiegando la tua allergia ai racconti brevi :)
      Infatti quando hai commentato la mia ultima storia, quella del collezionista di matite, mi ero sentita molto onorata. Adesso che so che hai letto anche questa... comincio a montarmi la testa :)

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  11. Molto bello. Me la vedo già con la motosega in mano a fare un macello!

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    1. Hahaha sarebbe la cronaca di una tragedia annunciata!

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  12. Anche secondo me il racconto fila, è scorrevole e ben scritto, eccetto il solito discorso sulla punteggiatura alla fine dei dialoghi, che non ricordo perché non la metti :)

    Però non vedo una vera conclusione o, meglio, non riconosco una trama nel racconto. E, visto che sono tutti italiani, perché la ragazza si chiama Tiffany?

    Concordo con Moz: quella avrebbe bisogno di essere spedita in Africa nei villaggi dei missionari. Tempo un mese e diventa come nuova.

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    1. Il punto fermo alla fine del dialogo mi dà proprio fastidio, chissà perché :)
      Mi spiego con un esempio:
      Gli disse: "Ho detto di no".
      Glielo disse chiaro e tondo. "Ho detto di no."
      Nel primo caso il punto fermo ha senso perché chiude la frase, ma nel secondo caso mi sembra inutile, le virgolette sono sufficienti.
      Scriverò all'Accademia della Crusca chiedendo di cambiare le regole grammaticali :)

      La trama è secondaria alla costruzione del personaggio in questo caso. Volevo ritrarre una mente, guardare gli eventi dal suo punto di vista. La conclusione, a quanto pare, si forma nella mente del lettore (vedi suggerimenti di darle un sacco di sberle, mandarla in Africa, o anche metterle in mano una motosega).

      La ragazza si chiama Tiffany sull'onda della figlia di Totti, che si chiama Chanel. In una parola racchiude il modo di pensare dei suoi genitori, che la considerano un gioiello prezioso da viziare.

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    2. Comunque sia, nel primo e nel secondo caso hai messo un punto, ma nel racconto no. Inoltre non c'è nessuna logica a usare punti interrogativi ed esclamativi e non quello normale.
      L'Accademia della Crusca dice che nei dialoghi non si usa il punto?
      La trama, secondo me, non può essere secondaria al personaggio, ma deve essere l'elemento principale della storia, perché è la trama a fare la storia.

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    3. Per fortuna in molti la pensano come me.
      In Africa può trovare anche qualcos'altro per darsi una calmata :p

      Moz-

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    4. @Daniele: l'Accademia della Crusca dice che ci vuole il punto, è la mia logica ad essere deviata, e scherzavo sul fatto di chiedere di cambiare le regole della punteggiatura per farmi contenta :D
      Non è detto che la trama debba essere l'elemento principale della storia, a volte gli eventi sono solo un corollario a ciò che succede nella psiche del personaggio, come per esempio ne "Il ritratto di Dorian Gray" di Oscar Wilde.

      @Moz: hehehe... once you try the black you never go back...

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  13. I commenti di Moz e Daniele sono fantastici! Dico solo questo. Tu vai a cercare un po' di empatia nel genere maschile, e vedi cosa trovi... :D

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    1. Haha anch'io non mi aspettavo questo astio, però mi fa piacere pensare che non sia del tutto vero che agli uomini adesso piacciono solo le donne fragili e problematiche :)

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    2. Beh, per come la vedo io, stare con una donna significa avere parecchi problemi, quindi se vado pure a cercarmela problematica, devo essere davvero pazzo :D

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    3. Idem per me.
      Ma problemi a parte, la protagonista qui è proprio una stronzetta irrispettosa.
      Viziata, cretina, sciocca. Avrà i suoi problemi, ma chi non ne ha?^^

      Moz-

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    4. Certo, Tiffany è un caso estremo, eppure non credo esistano donne non problematiche.
      Se me ne presentate una vi offro una pizza.

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  14. Il racconto è molto bello e mi è piaciuto come sei entrata nella testa della protagonista, mettendo in luce il fatto che è viziata ma infelice. è troppo banale parlare di ragazzi problematici perché non hanno una famiglia alle spalle. Lei ce l'ha ed è anche una famiglia "a posto",la seguono, la fanno curare... il che rende ancora più strana, ma condivisibile, la sua infelicità.
    Invece non mi quadra molto il brano sulla professoressa, perché secondo me è slegato dal resto, anche se forse può indicare la presenza di un modello femminile a cui isprarsi. :)

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  15. E comunque l'infelicità delle persone - non solo degli adolescenti - è qualcosa che non si può spiegare. Segue logiche e percorsi che ai più sfuggono. Quindi è ingiudicabile.

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  16. P.S. mi riferivo ai commenti del mio amico Moz! :)

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    1. Certo, Claire, la famiglia alle spalle sembra a posto, eppure viziare i figli può essere deleterio. Non credo ci sia una "ricetta" per la buona educazione, qui in America vedo criteri educativi talmente lontani da quelli europei che mi fanno accapponare la pelle, eppure sia qui che in Italia ci sono ragazzi ben adattati e altri completamente alienati dal loro ambiente.
      Hai ragione per quanto riguarda la Prof, sarebbe stato meglio farla ricomparire a fine storia, per rafforzare il senso della sua presenza.

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    2. Ma guarda che non era una critica, anzi: si tratta dell'aspetto che mi è piaciuto di più perché evita di cadere nello stereotipo del figlio disadattato perché trascurato. Anche io ho avuto due genitori a posto (sebbene divorziati) ma di problemi ne ho avuti e creati tantissimi. E anche io mi ritengo viziata, molto. Ma ci sono state necessità non soddisfatte (ad esempio una presenza costante di mio padre) che ancora adesso mi fanno sentire ferita e che penso abbiano condizionato il mio modo di crescere e la mia personalità. Pertanto ritengo molto valido questo modo di porti. :)

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    3. Non avevo preso il tuo commento come una critica, penso che siamo d'accordo nel constatare l'ineluttabilità delle crisi puberali (e post-puberali), indipendentemente da quanto i genitori provino o riescano a supportare i figli. Il figlio trascurato non si trova solo nelle famiglie separate, anzi, genitori che litigano costantemente o con relazioni extraconiugali segrete non sono un biglietto vincente. Quel che ho imparato e che cerco di ricordarmi sempre è che, non importa come o perché o per colpa di chi, sta solo in me la capacità di rimarginare le mie ferite.

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  17. ottimo rosso!
    ti sei calata in modo credibile nel personaggio della ragazzina psicologicamente instabile e socialmente presa solo da ciò che luccica in superficie.
    solo una battuta mi sembra poco adatta a una ragazzina di 15 anni (penso che l'età sia questa, no?): "le femmine della mia classe" lo può dire una bambina alle elementari.
    trovo indovinati anche i personaggi che ruotano attorno a lei: la madre attanagliata dalla paura di sbagliare e succube della figlia, lo psichiatra infantile che trova una chiave di comunicazione, la prof di filosofia vista solo in soggettiva.
    complimenti, Lisa
    ml

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    1. Grazie Massimo! Grazie anche della critica, sempre molto utile. Aiuta a credere di più ai complimenti ;)

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  18. Visitando il tuo blog ho trovato questa sezione e ho pensato "uh che bello, racconti, mi ci fiondo!" (anch'io ne ho scritto qualcuno tempo fa, nessuno pubblicabile, probabilmente XD)
    Ma, caspita!, non tutti i racconti sono facili da digerire. Eppure proprio per questo vanno raccontati. Mi pare che tu lo faccia bene e perchè ti interessano davvero i temi che tratti, continuerò a leggerli. :)

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    1. Grazie della visita Sam, benvenuto. Questo racconto è il meno digeribile che ho pubblicato finora, ma l'unico modo per imparare cosa piace ai lettori è propinargli pietanze diverse e sono rimasta piacevolmente sorpresa dall'interesse suscitato da questo raccontino.
      A presto, tornerò a trovarti sul tuo nuovissimo blog "Come nei film" :D

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  19. Letto d'un fiato, complimenti! Sarà perché in questi giorni ho letto un racconto di Poe (mio figlio aveva il libro d'antologia aperto sulla scrivania)... comunque ho sentito l'eco dell'ossessione e della paranoia, come nei suoi racconti. L'argomento è tosto, è vero, d'altronde quando si scrive per comunicare emozioni non si può andare per il sottile... folgorante l'idea del rosso e del pennarello! Complimenti!

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    1. Poe è veramente unico e irripetibile, anche a me è sempre piaciuto tanto.
      Grazie per i complimenti :)

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  20. Intenso, completo. Quello che mi ha colpito è stata la tua capacità di raccontare così lucidamente una situazione che immagino non ti appartenga. Descrivere questa ragazzina patologicamente scontenta è un gran bell'esercizio di astrazione: sei stata oggettiva ed il tuo personaggio risulta insulso al punto giusto.
    Brava!

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    1. Oggi proprio vuoi farmi arrossire con tutti questi complimenti... grazie :=D

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  21. Proprio una ragazzina complessata e viziata! Bella descrizione con una chiusa degna del personaggio sempre scontento.

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    1. Grazie Nuccio, vorrei venire a visitare il tuo blog ma Google mi avvisa che ci sono contenuti che potrei trovare difficili da digerire... di cosa si tratta?

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