4.3.15

La revisione del romanzo


Sono ormai passati mesi dal giorno in cui ho messo la parola FINE alla prima stesura del mio romanzo, che per ora ho intitolato NTS. 
La sua presenza mi accompagna, giorno dopo giorno, come un monito silente dell’impegno preso e non mantenuto. Le sue pagine se ne stanno zitte e ferme sulla scrivania, a volte aperte a volte chiuse, come fiori che fanno capolino per vedere se è arrivata la primavera e si ritirano di nuovo, infreddoliti dal gelo notturno. Sto sdraiata nel letto ad ascoltare i lamenti dei personaggi, i miei sogni sono infestati dai buchi neri della trama. Non avrei mai voluto dover dire quel che sto per confessare, ma è giunta l’ora della verità: la revisione mi terrorizza.

Il baratro


All’inizio sembrava normale, giusto anzi, lasciar decantare le parole per qualche settimana, come consigliano i manuali di scrittura. Ho stampato le pagine lasciando ampio spazio per i commenti e le ho riposte in una cartelletta rossa comprata per l’occasione. Passate quattro settimane, ho riletto l’intero romanzo, da pagina uno a pagina centosettantasei, armata di matita e pennarello rosso. Ne è uscito un bel quadretto di arte moderna, abbondante di frecce, cerchi e punti interrogativi. Non me ne sono preoccupata più di tanto, sul momento. Se ero riuscita a superare lo scoglio della prima stesura, non mi avrebbe fermato più nulla.
Il panico ha fatto la sua comparsa la mattina che ho aperto l’agenda e ho trovato la scritta a caratteri cubitali: “INIZIO REVISIONE”. Intorno a me c’erano solo domande e dubbi, scritti ordinatamente dal numero uno al numero duecentotrentotto sul blocco per gli appunti, scarabocchiati su post-it appesi in ogni stanza, accennati tra le pagine del quadernino da borsetta, stipati addirittura tra le notes del telefono. I punti interrogativi hanno preso vita e si sono ingigantiti, arpionandomi alla gola e strattonandomi da ogni lato. D’un tratto, altri interessi hanno iniziato a punzecchiare la mia attenzione. Potrei fare l’orto quest’anno… sarebbe proprio ora di completare quel puzzle da 2000 pezzi… stamattina non posso scrivere perché devo tagliare la legna/telefonare a casa prima che vadano a letto/pulire la tazza del cesso… La mattina che piuttosto di sedermi alla scrivania ho pensato di mettermi a cucinare ho capito di avere un problema. Non esisterà mai nulla per cui io sia meno portata dello stare in cucina. Diventerò Hemingway prima di riuscire a non bruciare il toast. Era ora di cercare aiuto.

Le possibili soluzioni


Rileggendo NTS ho pensato che l'idea era buona, ma si capiva che il lessico, lo stile e i dialoghi erano quelli di un principiante. La tentazione di mettere da parte NTS per dedicarmi a una nuova storia era forte, avrei potuto programmarla meglio e pensarla più a fondo prima di iniziare a scrivere, scegliendo personaggi molto diversi da me per non cadere nella trappola dell’autoreferenziale. Avrei potuto mettere NTS nel cassetto per un paio d'anni e riprenderlo in mano quando avrò più strumenti nella mia cassetta degli attrezzi, e quando sarò più sicura di me. Il problema è che ripartire quando non si è ancora arrivati non sembrava giusto, e le idee non arrivavano, le energie erano carenti. Per fortuna è arrivata a soccorrermi Anima di Carta, che ha risposto così ai miei dubbi:

Il mio consiglio è parecchio viziato da quello che ho fatto io, ma te lo do lo stesso. Mi sono trovata nelle tue stesse condizioni per ben due volte. La prima ho messo da parte il romanzo e ne ho iniziato un altro. Finito il secondo, ho ripreso in mano il primo e l'ho riscritto radicalmente. Sono abbastanza soddisfatta. Ora sto modificando anche il secondo. Entrambi mi sembravano buoni per certi aspetti, ma banali per altri, insomma avevo le tue stesse sensazioni.
In conclusione, ti suggerisco di non abbandonare questo romanzo, prova a pensare a come migliorarlo, potrebbe bastare un taglio diverso o un maggiore approfondimento dei personaggi. Se hai la sensazione che c'è del buono, è un peccato buttare tutto all'aria. E come tu stessa hai detto, ora hai esperienza.
L'entusiasmo torna, non preoccuparti!

Ci ho riflettuto e ho deciso che NTS ha le basi per diventare un romanzo degno di pubblicazione. I personaggi sono credibili, il cuore della storia batte forte, alcuni passaggi sono buoni e la trama non è scontata. Ci sono tanti, tanti, tanti miglioramenti da fare, scene da tagliare, descrizioni da aggiungere… quello si può fare, il problema è rispondere alle domande di base. Qual è la premise, l’anima del romanzo? Ho rispettato il contratto col lettore? Chi sono il narratore e il narratario? 

La luce alla fine del tunnel


Incredibile ma vero, i blog di scrittura che insistono sull’importanza di ritagliarsi un orario fisso giornaliero per la scrittura, hanno ragione. Da un paio di settimane, ogni mattina apro il file di NTS e nient’altro. Non guardo la mail, non leggo i blog, non guardo se fuori c’è il sole. Mi siedo con una palpebra mezza aperta, e mi dedico a quello. 

- Il primo ostacolo che ho dovuto affrontare è stato l’incipit. L’ho scritto, riscritto, l’ho spostato in un punto diverso della storia, ho anteposto un prologo, poi l’ho tolto, poi l'ho rimesso. La verità è che adesso come adesso non posso sapere quale sarà l’incipit. Di nuovo, finché non risponderò alle domande di base non potrò andare avanti. Se si vuole disegnare un cavallo, non ci si può fissare sui dettagli dei peli del naso se non si è almeno disegnato il profilo e scelto il colore dell’animale.

- Il secondo ostacolo incontrato è che per ogni domanda a cui si riesce a dare risposta ne nascono altre dieci, piccoli Gremlins fastidiosi che si riproducono senza controllo e ti sfidano coi loro sorrisetti impertinenti. Per fortuna anche l’entusiasmo si moltiplica, facendo nascere nuove sfumature dei personaggi, altri twist della trama e forse anche un finale più drammatico.


- Il terzo ostacolo è derivato dall'aver trasformato la passione in dovere. Convinta di dover seguire alla lettera i consigli dei manuali e dei blog, ho smesso di divertirmi, scrivere è diventato un compito in classe. Per riuscire ad andare avanti, ho dovuto lasciar perdere le regole, e per ora mi dedico ad affrontare una riga dopo l'altra. Ho scelto una scena centrale  del romanzo, una delle mie preferite, e l’ho riscritta, rendendola perfetta. Il giorno dopo, l’ho riscritta, perché non mi sembrava più così perfetta. Il giorno dopo idem, ma mi è rimasto un po’ di tempo per dedicarmi alla scena successiva. Se continuo di questo passo, quando NTS vedrà la luce, sarà diventato un romanzo storico. Ma poco importa. Per ora mi basta sapere che ogni giorno visiterò il mio romanzo e pian piano spero che si abituerà alla mia presenza, lo addomesticherò come il piccolo principe con la volpe, sarò un amante attento e premuroso, gli dirò che non posso restare seduto in disparte... gli correrò incontro e gli griderò 

Ma fammi il piacere 
ti voglio aiutare 
su fammi provare 
ancora ti aamooo 
ricominciamo...


23.2.15

Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico - di Antonella Mecenero



Quando ho letto il prologo di Sherlock Holmes e il mistero dell’uomo meccanico, di Antonella Mecenero, ero distratta e preoccupata, col fiato corto dopo tre rampe di scale e tanta gente intorno che vagava e parlottava, nonostante la regola del silenzio che si dovrebbe rispettare in una biblioteca pubblica. 
Dopo poche righe mi sono ritrovata su una strada uggiosa, avvolta nella nebbia, tra gli odori della Londra di fine ‘800. Una porta aperta mi invitava ad entrare e sono caduta nella storia senza indugio, comodamente seduta al 221b di Baker Street, con una tazza fumante di Earl Gray e il buon vecchio Watson a tenermi compagnia. 
Non sono mai stata una fanatica di Sherlock Holmes, ma dopo aver viaggiato con lui fino ad Aosta, soffrendo i suoi guai e godendo delle sue illuminanti capacità deduttive, ho provato l'impulso irresistibile di scaricare la collezione completa delle opere di Sir Arthur Conan Doyle. 
Antonella Mecenero ha compiuto uno studio dettagliato e ammirevole del suo eroe e dello stile dei racconti del suo creatore prima di cimentarsi in questo imperdibile romanzo di fanfiction, adatto a tutte le età e a tutti i gusti, disponibile sia in versione cartacea e digitale.

La trama


Un viaggiatore italiano a Londra chiede l’aiuto di Sherlock Holmes per quel che a prima vista sembra un semplice caso di furto di documenti ma che si rivela ben più grave il giorno dopo, quando il cliente viene ritrovato morto. L’arma del delitto è misteriosa quanto il movente dell’improbabile assassino, e Sherlock Holmes sarà costretto ad attraversare l’intera Europa per risolvere il caso e soprattutto per salvare altre vite in pericolo, tra cui la sua e quella del suo fedele collega e biografo, il dottor Watson.

L’autore


Antonella Mecenero è insegnante, blogger e vincitrice dello Sherlock Magazine Award 2014.
Il suo primo romanzo, La roccia nel cuore, un giallo ambientato sul Lago d’Orta, è stato pubblicato nel 2013 da Interlinea Edizioni.
Per un assaggio della sua passione e bravura vi invito a scaricare anche il breve racconto Sherlock Holmes e il caso del detective scomparso o altri racconti gratuiti.

Il suo blog di scrittura, Inchiostro, fusa e draghi, è un calderone magico di nozioni fondamentali spiegate in termini accessibili a tutti, da cui ho imparato moltissimo, ed è anche un luogo di ritrovo per scrittori emergenti in cui confrontarsi, consolarsi e divertirsi. Seguendo il suo blog ho imparato cos'è la fanfiction, e come nasce un antagonista. 

Per i pochi dei miei followers che ancora non lo sapessero, Antonella Mecenero commenta spesso (e per questo la ringrazio con inchino) sul de agostibus con l'alias di Tenar ed è la Prof ufficiale del CBISC (Club dei Blogger Italiani di Scrittura Creativa, che ho inventato in questo momento ma che un giorno esisterà di sicuro). Con questo nuovo romanzo si dimostra una scrittrice affermata e continua la sua scalata al successo, che tutti noi, suoi fedeli ammiratori, applaudiamo e incoraggiamo con gioia.

16.2.15

Alcune curiosità sulle mie abitudini di lettura

Sull'onda di Anima di Carta e Penna Blu, oggi proverò a dilettarvi con alcune mie peculiari abitudini di lettura, sperando di invogliarvi a partecipare a questo simpatico meme, sia postando sul vostro blog sia qui sotto nei commenti.

- Fin da prima di imparare a leggere, mi piaceva sfogliare i tomi dell'enciclopedia "I popoli della Terra" e guardare le fotografie delle diverse culture del mondo. La mia preferita era una donna di una tribù africana che portava un disco del diametro di almeno dieci centimetri incastrato nel labbro inferiore. Il peso della decorazione le deformava la bocca fino a farla penzolare tra i seni.

- Mia mamma teme che diventerò cieca a furia di tenere il naso piantato nei libri. Lei non sa che io lo so, ma a volte mi gira intorno, fingendosi occupata nei lavori di casa, tenendomi d'occhio come un predatore in punta. Aspetta che io alzi gli occhi dalla pagina per cominciare a parlare, parlare, parlare...

- Cerco sempre di leggere i testi in lingua originale, ma solo un anno fa ho ricominciato a leggere autori italiani. Ancora oggi, capire un articolo di giornale o ascoltare i notiziari in italiano mi risulta ostico.

- Se mi piace la foto di copertina di un libro, la guardo a lungo, mi ci perdo a sognare. Leggo la biografia dell'autore e ne guardo attentamente la foto, spesso trovando qualcosa di bonariamente maligno da ridire sulla faccia o sul tipo di foto scelta.

- Adoro le dediche e le citazioni a inizio storia.

- Non mi piace la carta ruvida né la sovraccoperta, preferisco le pagine lisce, le copertine lucide e i titoli con le lettere in rilievo.

- Non ho orari preferiti per leggere, ma ho una posizione preferita: seduta al sole, a piedi nudi, gambe all'aria e testa all'ombra.

- Porto sempre il Kindle in borsetta.

- Se leggo un saggio, o un manuale di scrittura creativa, conto le pagine e le divido per il numero di giorni che ho a disposizione per finire di leggere il testo. Questa abitudine deriva dai tempi degli esami all'Università, e come allora sottolineo le frasi più importanti con mille colori.

- Da quando studio scrittura creativa non mi gusto più i libri come un tempo. Il 70% dei romanzi mi sembra ovvio, mal scritto o irritante (specialmente se trovo dei refusi). È come guardare uno spettacolo di magia, conoscendone in anticipo i trucchi.

- Alcuni autori che trovo difficili da leggere, ma di cui voglio assolutamente conoscere le opere, come i classici di Tolstoy e i quaderni di viaggio di Tiziano Terzani, li centellino nel tempo, affrontandoli poche pagine per volta. Ho sempre un libro in bagno, tanto per capirci.

- Quando viaggiavo zaino in spalla avevo sempre due libri con me, quello che stavo leggendo e quello di scorta, così da non rischiare di rimanere senza. In ogni ostello cercavo l'angolo del book exchange e se non c'era proponevo al proprietario di crearne uno. Di solito i libri che si trovano nei book exchange sono di tre tipi (ahimé): thriller in paperback alla John Grisham, stupidate romantiche alla Sophie Kinsella, e guide di viaggio malconcie, spesso in lingue incomprensibili.

- Fatico molto ad accettare che qualcuno possa non essere interessato ai libri. Cerco sempre di convertire tutti alla lettura, e quando sono presa da una storia ne parlo a tutti, ad ogni occasione, anche al povero Cooper, che stamattina si è dovuto sorbire le mie dissertazioni su The art of fiction, quando in realtà sperava solo di meritarsi un biscottino al bacon.




10.2.15

Amici di blog

Stavo ripassando le tabelline il giorno che mio padre entrò in camera mia e mi disse che mentre camminava in via Emilia aveva trovato per terra un palloncino rotto, a cui era attaccato un pezzo di spago con un cartoncino. Nonostante le macchie di sporco e l'inchiostro colato per la pioggia riuscii a decifrare l'indirizzo di Stefano e gli scrissi una lettera, spiegandogli che il suo palloncino era volato dal Piemonte fino in Emilia Romagna. Diventammo amici di penna e ci scrivemmo per anni, fino a quando l'adolescenza ci rubò l'innocenza di quel gesto che oggi la tecnologia ha reso obsoleto.

Ieri mi sono accorta che nonostante io abbia smesso di avere amici di penna, ho sempre continuato a cercare contatti che andassero al di là delle conoscenze dirette, quotidiane. Avere un blog personale, non a scopo di lucro, è come lanciare un messaggio in bottiglia, è un mezzo per trovare anime affini al di là dei limiti spazio-temporali. Ogni volta che pubblichiamo un nuovo post ci chiediamo se siamo stati chiari, interessanti, piacevoli. Ci preoccupiamo di come le nostre parole saranno interpretate. Aspettiamo con trepidazione i primi commenti, controlliamo la posta più spesso del solito e godiamo quando vediamo salire le visualizzazioni. Ma soprattutto, possiamo contare su alcuni fedelissimi che ci supportano e ci seguono regolarmente, senza chiederci nulla in cambio. Questa frase non è forse la definizione stessa di amicizia?

Mi è capitato di leggere post particolarmente curati o sentiti sui vostri blog, e mi sono immaginata il sorrisetto soddisfatto sulle vostre facce, che non ho mai visto dal vivo, ma che esistono comunque nel mio immaginario. Tramite quel che raccontate della vostra vita e dei vostri interessi ho una mappa mentale del vostro carattere, dei vostri punti di forza e debolezze, avverto i vostri umori e gioisco con voi dei vostri successi, come autori e come persone. Alcuni di voi hanno scavalcato il muro del pubblico e sono entrati nella mia vita reale, ci scriviamo in privato, ci chiediamo consiglio su vicende personali, io e Pendolante ci siamo incontrate dal vivo ed è stato come se ci conoscessimo da sempre. 

Questo mese è stato difficile per molti di noi. Per alcuni è stato molto duro. In generale, oserei dire che è stato un mese di merda. Leggere delle vostre fatiche, ansie, insoddisfazioni, mi ha coccolato e mi ha fatto sentire meno sola nel mio stesso malessere. Penso che dovremmo tutti mollare qualsiasi cosa stiamo facendo e prendere un biglietto per le Seychelles, metterci sotto una palma e fare le parole crociate con i piedi in ammollo nella Laguna Blu.

- No, Lisa, no. Non si risolvono più i problemi così, ora siamo adulti. 

- Ah, è vero. Cazzo. Ma io ho bisogno di sole. Ho la pelle talmente pallida che si intravede il sangue che pulsa nelle vene.

- Dovrai aspettare l’estate come tutti. L’inverno è duro, poi arriva la primavera e si risollevano gli animi.

- Ma in Argentina è estate veramente.

- Basta, comportati responsabilmente.

- Ok, ok… non si può manco più scherzare con te, sei diventata proprio una bacchettona.


Mentre le mie personalità continuano a discutere, ripenso a una verità assoluta che mi ha rivelato ieri la mia amica Eli, quella che ha sempre ragione. Parlavamo di serie TV e di come molti ormai le preferiscano ai film. Perché accade tutto ciò? Io pensavo che fosse una questione di tempo, nessuno ha più tempo di mettersi lì a rilassarsi per due ore di fila. Invece è l’aspettativa a conquistarci. È il ritrovare personaggi già noti e sapere che tipo di emozioni ci faranno provare, anche se non sappiamo ancora che cosa accadrà loro. È il sapere che per quanto male possa andarci la giornata, stasera saremo in compagnia di Alicia Florrick, ci berremo un bicchiere di vino rosso insieme a lei, e potremo consolarci del fatto che lei avrà sempre problemi più grossi dei nostri, ma non per questo perderà la messa in piega. E se ce la fa lei, possiamo farcela anche noi. 

Lo stesso vale per i blog. Quando vado a casa di Salvatore, so che posso contare sul suo humor, Chiara è la paladina della giustizia e delle cose fatte bene, a casa di Daniele il burbero si impara sempre qualcosa di nuovo. La prof. Tenar è sempre disponibile a dare ripetizioni, la serata con Michele non si sa mai come andrà a finire, Maria Teresa è brava e bella, però ti passa i compiti perché non se la tira. Helgaldo è matto, chissà cosa si inventerà la prossima volta. Massimo recita poesie impareggiabili, ML non ne sbaglia una. MikiMoz è… MikiMoz, non credo che si possa definire altrimenti. E infine arriva Grazia, dolce e irresistibile quale è lei.

Tutto questo per dire, carissimi amici di blog, GRAZIE di esserci sempre.

(Se non mi sentite per un po’, vi sto aspettando, voi sapete dove. Shhhh.) 





2.2.15

La biblioteca umana

Oggi mi trovo a Vancouver, sono in trasferta per l'evento del Super Bowl, la finale di football americano. Ieri, mentre un'orda di ubriachi molesti si accalcava nei bar davanti ai televisori, io me ne sono andata in giro per librerie, musei e cinema (ho visto Mortdecai con il mitico Johnny Depp, molto bello, anche il film...).
Il mio primo obiettivo però era assistere ad un'iniziativa che ho pensato potrebbe piacere anche a voi. 
Alla biblioteca pubblica di Vancouver in questi giorni si può partecipare ad un evento noto come la Human Library, la biblioteca umana. L'idea nasce in Danimarca come parte del progetto Stop the violence e sbarca oltre oceano grazie al PuSh International Performing Arts Festival.

Cos'è la Human Library?


Prendi in prestito un libro, scopri una vita. In questo caso, il libro è una persona in carne e ossa, che si rende disponibile per parlarti in privato per venti minuti, seduti, faccia a faccia, a una delle migliaia di postazioni per lo studio disponibili sui sette piani dell'edificio che ospita la biblioteca.





Vancouver Public Library










Per uno scrittore questa può diventare una risorsa incredibile di personaggi variegati, che nella vita di tutti i giorni sarebbe molto difficile incontrare. Quest'anno, per la terza edizione dell'evento, i libri umani erano una ventina, e tra questi si poteva trovare:

- una poetessa prostituta transgender (da uomo è diventata donna)
- un attore autistico
- una Cuddle Slut (zoccola per coccole, cioè ossessionata dalle manifestazioni d'affetto al punto che la darebbe via pur di ricevere carezze e abbracci)
- un F.O.A. (Fresh Off the Airplane, cioè un immigrato nuovo di pacca)
- un figlio di madre single eterosessuale e di padre in vitro
- un affetto da demenza
- una madre single di tre figli maschi
- un uomo vittima di abuso domestico 
- una drag queen (travestito) con la barba
- un Human Roadkill (cioè una persona investita da un auto e lasciata per morta, senza prestar soccorso)
- un poligamo
- un ex-hoarder (cioè una persona che in passato era affetta da manie di accumulo. Alcuni casi, i più gravi, vivono tra montagne di spazzatura e danno da mangiare ai ratti, lasciandoli scorrazzare per casa e salire su di sé fino a baciarli sulle labbra).

Ora capite perché mi sono permessa di dire che difficilmente incontrereste questi personaggi nella vita di tutti i giorni? (Scusate se ho lasciato tanti termini inglesi ma a volte la traduzione non rende bene l'idea.)
Purtroppo pur arrivando con due ore di anticipo non c'erano più posti disponibili (non proprio tutti erano al Super Bowl, come speravo) e non sono riuscita a conoscere l'attore autistico, che sarebbe stata la mia prima scelta tra i libri umani. E voi, quale di questi personaggi scegliereste per una chiacchierata informale? Avete scritto o vi piacerebbe scrivere storie attinenti a qualcuno di loro?

Vi lascio con qualche foto di Vancouver, sperando che vi venga voglia di venire a trovarmi!








Pattinaggio sul ghiaccio (Ice skating ring)

















Vancouver Art Gallery































Davie St, il quartiere gay (quello con la maglia rossa è il buon Neil che attraversa le strisce pedonali sotto casa nostra). Come potete notare in Canada l'opinione pubblica supporta qualsiasi tipo di orientamento sessuale, e noi pure.