15/12/14

Riflessioni sulla Natura e sulla Vita

Chi è il Dottor Massimiliano Anzivino? Alto, posato e brizzolato, potrebbe essere descritto come un serio e distinto professionista, autore del libro di Psicologia Costruttori di cerchi (Psiconline, 2014). Se lo chiedete a me, invece, vi parlerò dell'orso buono che mi aiutava a studiare per gli esami e che mi scarrozzava fino a Parma in motorino. 
L'anno scorso per Natale il Dr Anzivino mi ha regalato L'albero della vita di Francesco Alberoni. L'aveva trovato in un bar di Bologna tra la pila di libri donati al lodevole progetto degli equilibristi e aveva pensato a me, memore del mio fetish per il pensatore piacentino e per le sue filosofie sull'innamoramento e l'amore.






L'albero della vita è stato scritto durante un periodo di convalescenza forzata dell'autore e tratta di vari temi, senza uno scopo definito né un focus preciso. Assomiglia ad un flusso di coscienza, che spazia dall'uomo al futuro alla Natura alla tecnologia. 
Le idee contenute in questo libercolo mi hanno investita e trascinata in riflessioni importanti, sentite, che oggi vorrei condividere con voi.



DISCLAIMER: ognuno interpreta la filosofia attraverso il filtro dei suoi propri valori, delle sue credenze ed esperienze. A parte le citazioni in italic, tratte dal libro in questione, le seguenti riflessioni sono mie personali e potrebbero non rispecchiare l'interpretazione di altri. Ciò che scrivo è ciò che IO credo che l'autore abbia voluto dire. Ci tengo a precisare che nulla di ciò che qui è detto ha l'intento di offendere alcuna religione o credenza né pretende di avere alcuna validità scientifica.



Natura e tecnologia

Lo sviluppo tecnico-scientifico degli ultimi decenni è veloce e irrefrenabile al punto di diventare pericoloso per la sua sfrenatezza e irresponsabilità. Le nuove scoperte vengono accolte come opportunità, e lo sono. Temiamo i loro effetti collaterali, ma questo non ci impedisce di considerarle risorse libere, anche se un loro capriccio può distruggere il mondo. Lo scienziato, con la sua intelligenza, dovrebbe sforzarsi di continuare l'opera della natura, di operare in armonia con la natura. E invece,

è incredibile la nostra attuale insensibilità nei riguardi dei danni alla natura. Un terremoto, la vista di case distrutte, la rovina di un antico edificio, di una chiesa, la trascuratezza nei riguardi di vecchi manoscritti, tutto questo ci intenerisce, ci commuove e ci indigna. Ma sono tutte ferite che colpiscono direttamente l'uomo. Non ci colpisce nello stesso modo l'incendio di una foresta, il veder costruire una autostrada in mezzo alla giungla, anzi ci dà un senso di potere… lo consideriamo solo una risorsa da sfruttare, da trasformare… La natura povera, inquinata, è una natura avara contro cui un antico riflesso porta ad usare ancora più odio, ancora più violenza. Un torrente inquinato dagli scarichi diventa l'immondezzaio di tutti, attira su di sé tutti i possibili scarichi… La natura inquinata ci provoca disgusto e ci porta ad inquinarla ancora di più… La caccia alle ultime balene… è fatta con una aggressività talmente ignota agli antichi pescatori che, anzi, chiedevano perdono al pesce per averlo dovuto pescare.

Lo sviluppo tecnologico e l'evoluzione delle conoscenze in campo genetico ci porteranno a ricreare gli animali, la natura, e noi stessi. Tutto sarà deciso, premeditato, non esisterà più la spontaneità. Non ci sarà più mistero, non ci saranno più prede e predatori nella catena alimentare. L'equilibrio deriverà dal precario terrore delle bombe in grado di annientare la nostra razza, e l'aggressività insita nella natura umana dovrà trovare nuovi sfoghi, perché la competizione e la realizzazione personale non avranno più motivo di essere.

L'andamento della vita

Nelle società in cui la mortalità infantile è elevatissima ai bambini non viene riconosciuta neppure un'anima.

Coi progressi della medicina aumenta la durata della vita. In questo modo, la vita stessa diventa più preziosa, i bisogni e le priorità cambiano. Se ci dicessero oggi che vivremo per altri cent'anni, ci scorderemmo subito delle piccole preoccupazioni che fino a un momento fa ci sembravano tanto pressanti, non ce ne cureremmo più, sarebbe acqua sotto i ponti.

Un tempo la vita era come un arco, saliva fino ad uno zenit e poi scendeva; oppure come una scala in cui, col passare degli anni, si saliva a livelli superiori di saggezza. Oggi non più; la vita tende a presentarsi ad onde: onde di apprendimento, di amore, nuove credenze, nuovi lavori; tante vite in una, con tante morti e tante rinascite. Questo senza perdere la nostra identità personale… La vita moderna, e ancor più la vita futura, richiederanno di vivere fino in fondo le esperienze a cui siamo chiamati. Poi quando il loro tempo è passato, occorre la grande umiltà di ammetterlo.

In questa ottica scompare il senso di colpa per l'abbandono di un mestiere che non ci rappresenta più o per la fine di una relazione sentimentale che perde il suo significato quando i due partner, maturando, prendono strade diverse. 

La tendenza a Dio

L'uomo è l'unico essere vivente insoddisfatto della sua natura. Lo è sempre stato, anche nel più remoto passato, tant'è vero che ha immaginato degli esseri immortali e felici: gli dei. Solo chi è fragile, infelice, mortale, e non vuol esserlo, può immaginare qualcuno che non lo è e considerarlo più reale di se stesso.

L'essere umano è dotato di un cervello sopraffino, capace di rendersi conto della sua propria inevitabile caducità. Il corpo umano raggiunge la sua evoluzione completa intorno ai venticinque anni. Da lì in poi, comincia a deteriorarsi perché intossicato, mal ossigenato, o affetto da malattie. Gli organi si danneggiano e degenerano, impedendo al cervello di sfruttare le sue potenzialità. Se il corpo non fosse penosamente inadeguato rispetto alle capacità intellettuali, se l'anima immortale non fosse costretta in un corpo mortale, l'uomo sarebbe un superuomo, più perfetto e più felice. Lo scopo ultimo dell'essere umano è raggiungere questa perfezione. L'uomo anela a Dio perché vorrebbe essere Dio. Un giorno, tra dieci, cento, mille anni, l'avanzamento tecnologico e medico renderà possibile superare la caducità corporea, permettendo all'uomo di essere perfetto, come Dio. 
In quest'ottica, l'idea di una vita dopo la morte perde di credibilità. Il corpo muore. Eppure la vita assume un senso nuovo, nobile, che dovrebbe consolarci del tempo limitato che ci resta. Perché esistiamo? Viviamo per contribuire all'evoluzione della specie, proprio come gli altri animali. Ecco perché tutta l'umanità anela a migliorarsi, a imparare, a sapere sempre di più, ad accumulare più potere. Il perfezionamento della specie è alla base dell'ambizione, della volontà, del sottostante desiderio di agire insito in ognuno di noi.

Ad alcuni di noi più che ad altri è dato, attraverso l'arte, di conservare e far rivivere.

Gli artisti, in particolare gli scrittori, hanno da sempre il compito di tramandare i nuovi apprendimenti alle generazioni future. Gli scrittori che ricordiamo, anche dopo secoli, sono coloro che ci hanno insegnato qualcosa. Ci hanno lasciato in eredità conoscenze tecniche ed emotive, tramite le loro opere ci aiutano a vivere, ad amare, a sognare. Tra di noi c'è l'erede di Platone, Galileo e Einstein. Tutti noi siamo un tassello fondamentale dell'evoluzione della specie umana.

L'angolo del follower

Questa recensione non è canonica e, in seguito a una brutta esperienza su un altro blog ieri sera, in cui un mio commento è stato orrendamente malinterpretato, stavo per rinunciare a pubblicarla sul de agostibus
Senza conoscersi personalmente a volte è difficile capire l'intonazione e l'intento sottostante una frase. Poi ho letto il post di Chiara sulla scrittura imprigionata nella zona di comfort, e ho voluto prenderlo come un segno che per imparare si deve osare ed essere se stessi. Spero apprezzerete il mio sforzo di condividere le mie riflessioni, ma spero anche che sarete onesti nel farmi sapere se non le gradite. Questo mi aiuterà a crescere come persona, come scrittore e come blogger. 


Buone parole a tutti!

16 commenti:

  1. Per quel che riguarda il punto "natura e tecnologia", mi è venuto in mente il sociologo Mac Luhan, che parla di "protesi", di "estensione corporea".
    Questo è il valore degli apparati tecnologici di cui ci serviamo ogni giorno.

    Il punto due fa pensare ad una posizione antiabortista che condivido.

    Per quel che riguarda il punto 3, diciamo che mi tocca poco: io credo nella reincarnazione, quindi la morte mi spaventa poco. E il desiderio di contatto con "entità superiori" coinvolge anche chi non vorrebbe rendersene conto.

    Lieta che il mio post ti sia stato d'aiuto :)

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    1. I tuoi post sono sempre di gran aiuto :)

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  2. Commento l'ultima parte: ahi commento mal interpreetato etc. è il rischio del blogger, tra commenti e post capita, capita ed è fastidioso. Per me chi si espone col privato va sempre permiato in qualche modo perchè ci mette del suo, la faccia e racconta magari anche cose intime. Detto ciò se sei di Bologna o near io domenica sarò lì, segui il mio blog per le info.
    bacio sandra ragione e pentimento

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    1. Grazie del supporto, Sandra. Vai a presentare Ragione e Pentimento a Bologna?

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  3. Non sono sicuro che accetterei di vivere in eterno né di voler raggiungere la perfezione. Anzi, è proprio l'imperfezione a renderci unici. Sono le imperfezioni quelle che descriviamo meglio, noi scrittori, e che generano romanzi. La perfezione è tanto noiosa. La conosci la favola della genesi umana? Quella della mela tagliata a metà?

    C'è una variante. Non ricordo più chi la scrisse o dove l'ho letta. Ad ogni modo, Dio (o chiunque fosse, Zeus, ecc.) creò il mondo e poi l'uomo. Erano entrambi perfetti. Il mondo era piatto, non presentava difficoltà per gli spostamenti, e non era necessario procacciarsi il cibo per sopravvivere perché bastava allungare la mano e coglierne i frutti. Anche l'uomo era perfetto. Così perfetto da vivere vite eterne, senza malattie o vecchiaia.

    A un certo punto però, l'uomo andò dal suo creatore per lamentarsi. Si annoiava. Così il creatore prese la Terra perfetta che aveva creato e la scosse. I terremoti crearono le montagne e l’unico oceano si divise in tanti mari. Adesso l’uomo aveva un panorama sempre diverso da esplorare e non si annoiava più.

    Però l’uomo era immortale e dopo aver girato in lungo e in largo, dopo aver visitato tutti gli angoli della Terra e aver visto ogni panorama possibile, tornò ad annoiarsi. Il creatore allora decise di accorciare la vita dell’uomo, in modo da farlo vivere bene, ma non così a lungo da annoiarsi.

    Per un po’ le cose andarono nel modo previsto. Dopo un po’ però l’uomo tornò a lamentarsi. Non viveva più abbastanza a lungo da girare tutta la Terra e finire per annoiarsi, ma la sua vita era perfetta. Lo era sempre. Non presentava mai difficoltà.

    Allora il creatore creò le malattie, la vecchiaia e la guerra. Da quel momento l’uomo smise di annoiarsi. Soprattutto, non ebbe più il tempo per farlo visto che adesso aveva ben altro di cui preoccuparsi… L’uomo visse vite dure, a volte tragiche, ma piene e soddisfacenti.

    Insomma, la perfezione deriva dall’imperfezione. ;)

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    1. Non conoscevo questa "favola", mi è piaciuta anche se non mi pare che l'uomo abbia smesso di annoiarsi. A me andrebbe molto bene poter visitare tutti gli angoli della Terra, non credo me ne stancherei :)

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  4. Non so dove tu abbia fatto scintille, ma sono molto consapevole che buttarsi nella mischia comporta anche la possibilità di incomprensioni e scontri, anche se non mi è ancora capitato. Non c'è modo di evitarlo, se non mostrando una faccia di plastica, che non credo abbia molto appeal! Per quel che riguarda questo post, l'ho trovato interessante, e ho apprezzato la tua capacità di uscire dal binario-scrittura, una cosa che da tempo penso anch'io di fare. Qualche lettore può anche perdere interesse, ma dietro al blog c'è una persona tutta intera, ed è importante che esca; inoltre ridurre gli argomenti alla sola scrittura può diventare arido, alla lunga, come un rigirare gli stessi concetti in salse diverse.

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    1. Grazie del supporto, Grazia, le tue parole leniscono le mie ferite.
      Il triste episodio si è concluso con delle scuse, che ho accettato, ma mi ha fatto riflettere su quel che mi aspetta se e quando renderò pubblico qualche mio scritto.
      Le critiche vanno prese con la faccia di plastica, hai perfettamente ragione, e tutti gli scrittori ricevono rifiuti e sassate. Se sto sveglia la notte per un unico malinteso come farò a superare i mesi di continui freddi rifiuti delle case editrici? Per la prima volta ho avuto sentore di quanto "muro" dovrò costruirmi intorno per proteggermi se voglio imboccare la via della scrittura.

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    2. Un metodo per abituarti alle critiche, se mai dovessero essercene, riguardo ai tuoi scritti è di postarli in un forum per scribacchini. I primi tempi ho litigato così tanto che ancora oggi se lo ricordano bene. Con il tempo, però, succedono due cose: la prima è che ci fai l'abitudine e impari a dare importanza alle cose importanti; la seconda è che impari che ci sono episodi in cui devi essere tu a chinare la testa, perché l'interlocutore ha ragione, e casi in cui la testa la devi sbattere con forza sulla fronte dell'interlocutore perché ciò che dice è falso. Falso in senso oggettivo intendo. Con me ha funzionato e ho anche imparato un paio di cose sulla mia scrittura, soprattutto su come viene recepita dagli altri. ;)

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    3. Che bella idea, Salvatore, lo farò di sicuro. Quali mi consiglieresti?
      Per stavolta il malinteso è stato chiarito e ho ricevuto delle scuse, che ho accettato. Però mi sento molto insicura adesso, proprio perché mi chiedo come viene recepita la mia scrittura dagli altri. Come se non bastasse, il mio romanzo sta lì sulla scrivania, stampato e intoccato, e mi guarda truce e minaccioso... non sapevo che una pila di fogli potesse fare così paura!

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    4. PS: ho anche ricevuto la newsletter di Amazon coi best seller italiani di quest'anno e scorrendo i titoli mi è venuto in mente che forse dovrei davvero dedicarmi all'uncinetto anziché alla scrittura. Che titoli! Siamo alla fiera dell'idiozia.

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    5. In realtà la faccia di plastica non te la consiglio. Meglio mettere un bel filtro selettivo, e restare "vivi"! ;)

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    6. Però ieri dal parrucchiere ho letto che il motto di Kate Moss è: mai lamentarsi, mai spiegarsi. Per diventare famosi davvero ci vuole la faccia di plastica, non si può fare altrimenti.
      D'altra parte... non avendo il fisichino di Kate Moss, preferisco restare viva!

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    7. Non preoccuparti dei libri degli altri, solo del tuo. Il forum su cui, ogni tanto, posto io, è: Writer's Dream. È piuttosto frequentato, così hai buone probabilità di venire letta da un buon numero di interlocutori. Sono piuttosto rigidi sulle regole da seguire, e fanno bene, ma c'è una categoria, chiamata super critici, che passa e commenta, ma dei quali, spesso, non condivido l'opinione. Ad ogni modo è un buon punto di partenza. ;)
      Quando avrai finito di revisionare il tuo romanzo, passamelo. Gli do una lettura veloce e ti dico cosa ne penso. Non te lo correggo, non ne sono in grado. Ma ti do un’opinione onesta da lettore e da scrittore. Se ti devo bastonare, sappilo, lo farò. E sono piuttosto deciso sulle mie opinioni, ma il testo non può che migliorare. Poi passi alla revisione numero 2. ;)

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    8. Grazie Salvatore, darò un'occhiata al forum.
      Quando arriveranno le bastonate, spero sarai ancora vestito da elfo, così potrò ridere tra le lacrime...

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