15.3.23

Schiocchi le dita e sono passati 6 anni

Domani mia figlia compie 6 anni e nonostante io abbia avuto la fortuna e la furbizia di passare con lei ogni notte e la maggior parte di ogni giorno dalla sua nascita fino a oggi, mi sembra comunque impossibile che sia già passato così tanto tempo.

La scrittura è passata in secondo piano quando è nata Luna, in terzo piano quando ho ripreso a lavorare, in quarto piano quando abbiamo lasciato la casona canadese in affitto per lanciarci in questa nuova avventura che ci vede pendolanti tra Italia e Canada. Avrei voluto parlarvene prima, sono due anni che il blog giace intoccato, ho pensato varie volte di aggiornarlo ma mi lascio spaventare da dettagli poco importanti come la chiusura di feedburner e le regole sui cookies. Anche adesso stavo cercando di spostare la mailing list su mailchimp e aggiornare le questioni legali con iubenda ma mi vengono due maroni quadri che alla prima occasione di distrarmi la colgo e poi lascio lì per altri due anni.

Ho sempre continuato a scrivere, in certi periodi anche seriamente. Quest'ultimo anno è stato quello meno produttivo, perché sono in Italia da settembre e comunque qui ho più vita sociale e ho più responsabilità nella gestione della famiglia, visto che il papà di Luna non parla italiano (va a scuola e sta imparando, ma molto molto lentamente) e comunque ci sono periodi in cui lui torna in Canada a lavorare e io devo gestire la pupa e la casina da sola. 

Dividerei le mie produzioni scrittorie degli ultimi anni in due categorie: lavorative e ludiche.

Per quanto riguarda il primo tipo vi presento con grande orgoglio il mio sito da psicologa online: www.deepseedcare.com
È in inglese ma tanto voi lo masticate benissssimo, vero? Comincio a avere anche clienti italiani quindi in futuro ci sarà anche la versione in italiano.


Mi è piaciuto molto costruire il sito da sola con wix, anche se lanciavo saracche a tutto andare per le mie limitazioni tecnologiche. Mi dedico soprattutto alle donne, in momenti di cambiamento come può essere l'avanzamento dell'età, la maternità, la perdita di riferimenti che possono causare ansia, depressione e isolamento. Faccio anche interventi tipo life coach, per aumentare l'autostima, l'assertività sul lavoro, la salute psico-fisica e il successo nelle relazioni sentimentali. In realtà mi stanno capitando casi di ogni tipo, anche gravi, che accolgo a braccia aperte per accompagnarli verso il tipo di supporto che insieme decidiamo sia giusto per loro. 
Il primo anno passavo molto tempo ai social per accrescere i miei followers, poi, come mi è capitato con questo blog, ho abbandonato la brama di successo preferendo pochi amici ma buoni. Rimane il sogno di avere altri professionisti che lavorino con me al progetto; lascio all'universo il compito di dirigerli a me.

Per quanto riguarda la scrittura ludica invece, direi di aver cominciato una decina di romanzi e una decina di storie brevi. Alcune idee sono durate poche settimane, alcune idee anche vari mesi però non ho mai trovato la stabilità necessaria per mettermi a scrivere ogni giorno alla stessa ora, che sembra essere l'unico modo per me per mantenere alto l'entusiasmo per un progetto. C'è un'idea che mi segue da anni e continua a prendere forme diverse tramite diversi personaggi e diverse trame, è come un messaggio che io voglio trasmettere ma che non ha ancora trovato il canale giusto per uscire alla luce. So che prima o poi troverà l'ambiente giusto per germogliare e allora il romanzo si scriverà da sé.

Ho visto tanti amici blogger abbandonare la nave e altri invece cavalcare l'onda, li seguo con orgoglio e spero che abbiano il successo che meritano. Ci vuole tanto impegno per fare gli scrittori e di questi tempi ancora di più, perché anni fa almeno ci si divertiva anche a condividere le gioie e i dolori del mestiere invece adesso sembra proprio un'utopia per pochi folli. Rimane però una passione irrinunciabile e spero che potremo ravvivare e salvare l'amore per i libri, tramite l'insegnamento della loro importanza alle nuove generazioni. Noi a casa leggiamo tanto e ogni giorno, anche se il libro preferito di Luna rimane il catalogo di Toys! Il che mi riporta alla realtà e all'organizzazione del compleanno di domani.

Ci risentiamo presto! O forse tra due anni... Grazie a chi vorrà passare a salutarmi e lasciare il suo commento. 

12.3.21

Di libri e di sogni nel 2021

 

Quest’anno non sono riuscita a rientrare in Italia, per quanto vorrei poter essere vicina ai miei genitori e ai miei amici in questo momento difficilissimo. Speravo di venire a Natale, poi a marzo, poi a fine marzo… ma le cose non migliorano e temo che dovrò ricominciare la stagione lavorativa in Canada senza realizzare questo desiderio. In compenso ho la grandissima fortuna di trovarmi in Messico, in un villaggio di pescatori composto da tre vie incrociate, in cui è abbastanza facile rimanere isolati grazie all’aria aperta e alla scarsa popolazione. Non mi dilungherò sui dettagli del mare e del sole per non invogliarvi a tirarmi una ciabatta. Parliamo piuttosto della gioia del tempo libero che mi ritaglio ogni mattina quando il buon Neil porta fuori la bimba e io posso finalmente tornare ai miei amati libri, quelli che leggo e quelli che scrivo.


Per quanto riguarda i libri che leggo, negli ultimi anni sono molti più quelli che abbandono rispetto a quelli che mi prendono abbastanza da arrivarci fino in fondo. Per fortuna ho trovato ben due romanzi che mi hanno conquistata e ho goduto nell’immergermi completamente nelle storie.


Il primo romanzo è Lungo petalo di mare di Isabel Allende (2019), una mia grande eroina fin dal suo debutto con “La casa degli spiriti” nel 1993.

Purtroppo non sono riuscita a scaricare il testo in italiano (misteri dell’internet) e il contenuto è troppo complicato per poterlo leggere in spagnolo quindi mi sono accontentata dell’inglese, che coi suoi pochi vocaboli deruba i testi di qualsiasi poesia. Per farvi un esempio, nella versione italiana e spagnola si racconta di un figlio che durante la guerra porta a casa un candelabro rubato e la madre va su tutte le furie, si lamenta di avere “una serpe in seno!” e glielo fa restituire. In inglese, la madre, irata, dice “cos’hai fatto?” 

Che anticlimax! Così si perde tutta l’intensità della scena, la poesia intrinseca al modo di dire. Possibile che un inglese non possa intuire il significato di “a snake in my womb?”

Ma passiamo oltre. Con questa storia l’Allende torna agli splendori degli anni ’90. La trama è uno spaccato di vita reale ambientato in un contesto storico-geografico intriso di amore, potere e morte, che sono i tre pilastri di ogni romanzo di successo. Gli eventi che ricordavo dai libri di storia sono raccontati da un punto di vista nuovo, allucinante nella sua crudeltà e precisione. La vicenda si dipana dalla Spagna pre-franchista al Sudamerica di fine millennio. I personaggi inventati prendono vita e accompagnano il lettore con le loro emozioni tangibili e si mescolano a personaggi storici, vengono aiutati da Pablo Neruda, giocano a scacchi con Salvador Allende, scappano da Pinochet. In più, come sempre, la magia dell’Allende sta nel dipingere la vita segreta delle donne, eroine senza superpoteri che riescono comunque a segnare chi le incontra grazie alla loro forza d’animo. 





Il secondo romanzo è Eleanor Oliphant sta benissimo, il best-seller di Gail Honeyman (2017). È il suo romanzo d’esordio ed è già uscito da qualche anno, per cui sono subito andata a cercare se ne avesse scritti altri. Su Goodreads c’è un suo secondo romanzo dell’autrice, senza titolo e senza descrizione, che in effetti non esiste. Miracolosamente, Untitled number 2 ha già varie recensioni. Questo un po’ mi ha fatto innervosire, un po’ mi ha dato soddisfazione. È la prova che davvero non val la pena farsi delle pare per i commenti del pubblico. 

Tornando a noi, la storia di Miss Oliphant è una di quelle che mi piacciono tanto, Eleanor stessa racconta di come vive e di come sia arrivata fin qui, e pian piano il lettore scopre insieme a lei, anzi, ben prima di lei, la verità sul perché, in effetti, non stia affatto bene. Il linguaggio è fantastico, nella versione originale, i riferimenti alla vita scozzese sono divertentissimi, almeno quelli che ho saputo cogliere in quanto condivisi con la mia vecchia vita inglese. Eleanor è amabile nonostante nella vita reale sarebbe terribilmente irritante e insopportabile, complimenti all’autrice per aver saputo creare un personaggio così pieno e mostrarci il mondo con occhi nuovi. Ah, saperlo fare. E così arriviamo al secondo punto di questo post: i libri che scrivo.


Mi sto dedicando con gran entusiasmo a una nuova storia di fiction che prende spunto da una teoria psicologica in cui credo molto e che non è ancora stata pubblicata. Anche Non torno subito era nato come saggio di psicologia basato sulla teoria dell’attaccamento di Bowlby. Avevo notato come la maggior parte delle donne che conosco finiscano per finire sempre con lo stesso tipo d’uomo (sbagliato) e volevo dimostrare come questo processo fosse collegato alla relazione che si crea con le figure di riferimento (la madre o chi ne fa le veci) durante i primi anni di vita. Purtroppo qualcuno è arrivato prima di me e ha pubblicato il best-seller Attached. Magra consolazione sapere che avevo ragione. Così ho creato le ragazze che animano “Non torno subito” e le ho incaricate di rappresentare i diversi stili di attaccamento nelle loro azioni e nei processi decisionali. Intendo fare lo stesso coi personaggi del nuovo romanzo, ambientato nei mitici anni ’90. Non vi dico che emozione andare a rovistare nelle memorie della mia adolescenza! Mi stanno venendo in mente cose a lungo dimenticate, pensieri, gite, vestiti, figuracce, il tutto condito da meravigliose canzoni! Sto creando una playlist su Spotify che accompagnerà la mia scrittura e ho anche contattato persone che non sentivo da allora. Ovviamente le lacune da riempire sono infinite quindi mi serve il vostro aiuto: se avete tempo e voglia, raccontatemi cosa facevate negli anni 90, cosa facevate, chi erano i vostri amici, come e dove andavate in giro, come vi vestivate, che musica vi piaceva e cosa sognavate di fare da grandi. Ovviamente tra gli ingredienti del romanzo ci sarà anche una bella amicizia e una storia d'amore tragicomica.



Tornando seri, sto anche riflettendo su un nuovo progetto di non fiction, sempre relativo alla psicologia, incentrato sui più comuni disturbi mentali e zeppo di esercizi cognitivo-comportamentali… la scrittura in sé è la parte più difficile perché sono fuori forma, arrugginita. Per ora ho più domande che risposte ma sono felicemente sorpresa di vedere che la passione per la scrittura era solo sopita e che negli ultimi quattro anni ho raccolto moltissimo materiale e preso appunti ogni volta che mi veniva una buona idea. Presto vi racconterò di più, certi giorni mi sembra un’impresa impossibile, altri giorni faccio sogni di gloria. Chissà che mettendo insieme qualche osso sparso non ne venga fuori uno scheletro di dinosauro!


Ora lascio la parola a voi e ai vostri ricordi degli anni ’90! 

Adiós amigos!

14.9.20

Vancouver Writers Festival

Domani 15 settembre 2020 saranno disponibili per l'acquisto i biglietti per il Vancouver Writers Festival. Ehmbé? Direte voi, dalle vostre casette italiane.

Quest'anno è online! Come tutto il resto degli eventi mondiali, anche il rinomato festival degli scrittori, di solito organizzato sulla bellissima Granville island di Vancouver, British Columbia, aprirà solo le porte virtuali.

Visto che molti di voi masticano bene l'inglese, non negatelo, perché vi vedo sui social che postate e commentate senza problemi, ho pensato di condividere con voi questa iniziativa, perché è un'occasione di ampliare i nostri orizzonti scrittori e confrontarci con autori ben diversi dai soliti sospetti.




Il festival dura dal 19 al 25 ottobre ma i biglietti di solito sono esauriti ben prima. Questo è il link dove potete trovare ogni evento con una foto dei partecipanti e una breve descrizione del contenuto trattato: EVENTI DEL FESTIVAL.

Io non conosco gli autori di quest'anno, a parte Caroline Adderson che ho incontrato personalmente qualche anno fa al Festival of the Written Arts qui sulla Sunshine Coast del British Columbia dopo la presentazione dei suoi romanzi. Si capisce bene quando parla, è interessante, divertente e può piacere a chi scrive narrativa per ragazzi e fiction mainstream.

Tenete a mente che Vancouver è a 9 ore in meno rispetto all'Italia quindi quando in Italia è mezzanotte qua sono le 3 del pomeriggio. L'ora cambia il 1 novembre (come se ci servisse un'ora in più di questo 2020... no grazie!) quindi non intaccherà la settimana del festival. Fate i vostri conti e non comprate gli eventi serali o dovrete alzarvi all'alba!

Vi saluto con una foto della costa pacifica devastata dagli incendi di questa settimana, per fortuna quassù in alto in alto (ho messo un pallino blu così potete trovarmi sulla mappa) c'è solo tanto fumo e per ora ce la caviamo stando tappati in casa con un po' di tosse e mal di testa. Quest'anno va così, non c'è niente da fare! Un abbraccio!




27.2.20

Cosa farebbe Tiziano Terzani?







25 agosto 1992, Orsigna. Folco è partito col sacco in spalla, una pesantissima valigia piena di libri e il tamburo sotto il braccio. Ha lasciato un grande vuoto.
Viene a trovarci Alberto Baroni con una sua bibliotechina per il possibile libro sui vecchi. Ci impressiona con un paio di idee: il mutato concetto della morte in questo secolo.
Nella civiltà maya chi vinceva alla pelota riceveva come premio il privilegio di venir sacrificato agli dei. In un mondo il cui il rischio di morire di diarrea era immenso, era un grande onore morire da eroi. La morte si sublimava nell’eroismo.
Oggi nessuno vuole più morire da eroe, perché le chance di vivere a lungo sono grandi. Da qui anche la crisi della religione. La gente non si interroga più sull’aldilà, ma sul come conservarsi, come mantenersi giovane. io dico che la gente non parla più di Dio e della morte, ma della pensione.
Prima, la morte di una persona era un fatto corale. Moriva uno e i vicini di casa assistevano e aiutavano, ognuno faceva così un’esperienza della morte. Oggi è il contrario, la morte viene celata, nascosta. Nessuno sa più gestirla, nessuno sa cosa fare dinanzi a un morto. I vicini scappano, non partecipano. Prima un ragazzo faceva spesso l’esperienza della morte, oggi uno può arrivare alla propria senza mai aver visto quella altrui. Prima dall’ospedale si veniva portati a casa a morire. Ora è il contrario. La famiglia porta uno a morire all’ospedale perché nessuno sa cosa fare col morto. Ricordo da bambino i morti lavati.
(Un'idea di destino, 2014)


Questo stralcio del diario di Tiziano Terzani mi è entrato sotto la pelle. Ci sono tanti, tantissimi suoi pensieri che conservo e faccio miei mentre negli anni centellino ogni suo scritto, avidamente ma con la paura di finire troppo presto. Ho bisogno di lui per dirmi quel che penso e non so esprimere. L’idea che non stia più lì da qualche parte nel mondo a scrivere del suo dolore per tutto ciò che non va nel sistema mi fa sentire sola, come se adesso non ci fosse più nessuno ad accorgersi che c’è qualcosa che non va, qualcosa di veramente sbagliato in questo modo di vivere.

E così anche ieri notte, quando in preda all’insonnia per il male al piede mi rigiravo cercando di tenere a freno l’ansia per, beh, praticamente qualsiasi cosa, leggere queste poche righe scritte tra le sue colline in un momento per lui molto difficile, in preda alla depressione e all’indecisione su dove dirigersi, senza sapere che avrebbe presto trovato la sua India e la sua pace, mi ha fatto piacere come una candela che illumina il buio.


Folco che parte mi ricorda il giorno che sono partita dall’Italia, anch’io come lui non volevo saperne di lavare i piatti e apparecchiare la tavola, pensavo che la vita non fosse quella. Invece eccomi qui, di ritorno in Italia per scelta, con il canovaccio in mano e la tovaglia sullo stendino perché Luna ci ha fatto su un bel disegno coi mirtilli ieri sera. Anche lei un giorno mi saluterà allegra e spaventata agitando la mano dal finestrino di un treno? Come sopravvivrò?

La civiltà Maya che muore di diarrea è un bel cambiamento rispetto all’idea di saggezza e indistruttibilità che mi è stata impartita nel corso dei miei viaggi in Messico e Guatemala. Mi fa venire voglia di tornarci per poterli studiare sotto un altro punto di vista e magari interrogarli, cari Maya, ditemi, qual è il modo giusto di reagire alle epidemie che ci attanagliano, ai virus, al Dio denaro, alla sovrappopolazione? 


“Morte tua vita mia” sembra ormai più appropriato di “mal comune mezzo gaudio”. Com’è successo? È perché se muori tu ho più probabilità di sopravvivenza io?
È vero che nessuno pensa più all’aldilà? Messi come siamo dubito che ci accoglierà Dio, forse anche lui ha ben pensato di ritirarsi in quarantena. 
Nessuno vuole più farsi seppellire, ci vogliamo tutti far cremare, perché? Per levare il disturbo, smettere di occupare spazio, evitare che possano acchiapparci. 
Per me è un desiderio di libertà, di aria, di pulizia. E di mettere il punto. 

Anche Terzani a 66 anni ha smesso ogni tipo di cura contro il cancro allo stomaco e ha scelto di morire circondato dai suoi cari, “estremamente affaticato ma serenissimo”.
“Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi rincresce solo che non potrò scriverne”.
Dispiace immensamente anche a noi, caro Tiziano.



6.1.20

La befana italiana


Avete presente quella situazione in cui decidete di uscire di casa così come siete, solo per cinque minuti, fuori e dentro, con i pantaloni sformati sulle ginocchia che ormai portate solo sul divano ma che non potete buttare via perché non ne troverete mai più di così comodi, i capelli raccolti in uno chignon spettinato che sulle modelle delle riviste risaltano i lineamenti ma che a voi invece fanno il faccione e risaltano solo la ricrescita scura se non bianca o comunque quella patina di unto del terzo giorno senza shampoo, le occhiaie in bella vista, magari gli occhiali coperti di ditate perché hai pianto davanti alla tele, i guanti col buco e la sciarpa fin sopra le ciglia per coprire il più possibile di questo scempio?

Mettete il naso fuori e pregate, supplicate, improvvisamente religiose, chiedete a Dio ti prego, Dio, ti prego, fa che non incontri nessuno, dammi il dono dell’invisibilità, solo per stavolta, solo per cinque minuti e giuro solennemente che non uscirò mai più senza trucco e invece tac, un secondo dopo, comparsa dal nulla, senza motivo apparente per essere lì in quel posto a quell’ora, vestita di tutto punto, truccata e pettinata come se fosse appena uscita dal makeover di un reality show, ti senti chiamare per nome e non puoi non voltarti e ovviamente, ovviamente, è lei, la tua nemesi, la giovanissima fidanzata del tuo ex, o la perfetta ex del tuo attuale fidanzato, o la più bella ragazza del tuo liceo che non vedi da vent’anni e che ovviamente è diventata ancora più bella e ancora più femme fatale e ti vuole sorridere, ti vuole abbracciare, ti vuole essere amica e chiacchierare e sapere tutto di te, tutto quello che non ha mai voluto sapere ai tempi della scuola perché era troppo impegnata a essere bella e desiderata da tutti e invidiata da tutte per accorgersi di te, essere comune con la media del sei e mezzo e qualche chilo di troppo (nonostante adesso riguardando le foto daresti qualsiasi cosa per tornare a indossare quella taglia che ai tempi ti sembrava imbarazzante).

E tu pensi CAZZZZZZZoooooo ma perché proprio qui proprio ora porca zoccola e intanto sorridi (troppo) sperando di non aver qualcosa tra i denti, magari un resto di torrone o uvetta del panettone o le labbra viola per il troppo vino rosso e allora ti dici che “la bellezza vien da dentro, solleva il mento e possiedi questo momento” invece tutto ciò che ti viene da dentro è un po’ di puzza d’ascelle e l’alito di chi ha mangiato troppo per troppi giorni di fila. Fingi indifferenza ma le gote arrossiscono, bastarde, non ti reggono il gioco, adesso lei sa che sei in imbarazzo, percepisce la tua insicurezza, ti vede dentro, oltre il piumino imbottito stile omino Michelin, oltre le briciole sul maglione, oltre il reggiseno senza ferretto e i mutandoni da notte, quelli che non vanno in mezzo al sedere e che a forza di lavaggi hanno assunto un colore grigino antistupro, ti vede fin nelle viscere, può contare i tortelli verdi e i tortellini fritti e allora per distrarre la sua visita radiologica le dici ma dimmi di te piuttosto, così puoi tacere e mantenere il decoro, fare sì sì con la testa tenendola piegata appena fuori dalla luce del lampione per nascondere il grasso della zona T e i punti neri che avevi proprio intenzione di togliere domattina con la maschera per viso urban detox che ti ha regalato stanotte la befana, e non te ne frega un cazzo di quel che dice, del suo lavoro, della sua famiglia, delle sue vacanze, non senti una parola, conti i tuoi respiri e aspetti il magico momento in cui potrai dire oh no, che peccato, devo proprio proprio andare adesso, ma come mi ha fatto piacere vederti, dai sì scambiamoci il numero, scriviamoci, vediamoci, baci e abbracci e mi raccomando tanti saluti a casa e vai fare in culo. 

Tanto tra due minuti sarai al sicuro in casa e avrai altri vent’anni per prepararti al prossimo incontro e allora sì, vedrai, vedrete tutti, Dio mi è testimone, come rimarrà a bocca aperta.

Auguri befane!



2.12.19

Biblioteca amor mio

Una delle gioie di tornare in Italia è sicuramente il poter visitare la biblioteca. Conosco persone che non toccherebbero mai un libro usato, invece per me infilare il naso tra gli scaffali di copertine stropicciate e pagine ingiallite, magari trovare un commento o una sottolineatura di qualcuno che ha amato quelle righe prima di me, è un momento di pace dei sensi. Mi fa sentire parte di qualcosa di più grande, mi conferma che non sono l'unica ad avere questa grande passione, questo slancio per la parola scritta, questo bisogno incolmabile di comunicare leggendo e scrivendo. 
"It makes my heart sing", dicono i canadesi. Mi fa cantare il cuore.
E ne ho bisogno, non sapete quanto. O forse sì. Tanti blogger hanno parlato del calo di tempo per potersi dedicare alla passione per i libri. Io stessa ho letto pochissimo e scritto ancora meno nel 2019.
Ho commentato il blog di Giulia dicendo che non ho letto neanche un libro, in realtà poi riflettendoci ho letto abbastanza, almeno un libro al mese. Ho letto poca narrativa, ecco, più che altro mi sono concentrata su manuali per genitori per cercare di sopravvivere alla mia "toddler" (bimba in età prescolare) e ho letto non fiction, lasciando a metà la maggior parte dei libri che ho cominciato, in particolare la povera Marie Kondo. So che sta facendo un successo incredibile col suo metodo di "decluttering", cioè una riorganizzazione della casa che prevede il buttar via, buttar via, buttar via. Io nelle sue parole sento solo una povera bambina affetta da disturbo ossessivo-compulsivo che è stata lasciata a sé da una famiglia assente e incapace di riconoscere il suo dolore. Per fortuna è sopravvissuta e ha imparato a vivere con le sue manie, non per questo dobbiamo far finta che sia una persona equilibrata e imitarla, gettando nei rifiuti (ben divisi per categoria, eh, che qua ormai c'è un cassonetto anche per i cassonetti) tutti i nostri ricordi più cari solo perché non sono materialmente utili alla nostra quotidianità.

Tornando a pensieri felici, in biblioteca posso trovare autori italiani che non troverei all'estero, a Reggio poi oltre alla mitica Panizzi dove studiavo quando andavo all'Università hanno ristrutturato una biblioteca di quartiere (San Pellegrino) trasformandola in un fantastico spazio con sala ragazzi, primo piano per il non fiction e secondo piano con la storia locale, perfetto per la ricostruzione storica del romanzo che ho in mente.

Mi sono fatta consigliare alcuni nomi (Pino Cacucci, Lorenza Ghinelli) e chiedo anche a voi di condividere le vostre letture preferite. Più invecchio più divento difficile da accontentare e il tempo è poco quindi vorrei leggere libri che mi possano aiutare a scrivere, ho in mente un romanzo sul genere del realismo magico, una saga familiare che si dipana su più generazioni con qualche elemento mistico (non fantasy) e tanti personaggi indimenticabili; una specie di "La casa degli spiriti" di Isabel Allende ma senza la connotazione politica, per intenderci. Al momento sto leggendo "Cecità" di José Saramago e posso solo dire che capisco perché abbia vinto il Nobel. 

Vi abbraccio miei cari e aspetto di leggere i vostri classici post sulle vostre letture del 2019. Non lo dico perché è solo il 2 Dicembre... però so che sarà il 25 in un baleno, allora lo dico dai... tanti auguroni di Buon Natale!

10.12.18

Anch'io sola nel mio deserto


“Scriva, Bianca!”
Io non ce l’ho una ammiratrice fedele da cui andare in negozio a dettare versi, né ho versi in mente che spingano e smanino per esser messi sulla carta. Non ho il rossetto rosso e non lo lascio sui mozziconi di sigaretta, infatti non mi trucco e non fumo (più). Non vado in giro a far girare le teste e far parlare di me e a casa non mi metto nuda a farmi fotografare. Mi si vede per strada in jeans e carrello del supermercato e al rientro mi infilo la tuta o direttamente il pigiama. 
Se per essere scrittori famosi ci vuole genio e sregolatezza a me, ahimè, mancano entrambi. 
Sono scribacchina diligente, anzi lo ero, ora non sono né l’uno l’altro. La follia più grande è stata leggere manuali di scrittura sul Mekong e prendere appunti sul quadernino lao, con la matita di Hello Kitty regalatami da un’amica balinese. La portavo sempre con me, insieme al temperino e alla gomma, nella tasca anteriore dello zaino. Ovviamente ho la Moleskine nera con le pagine resistenti ma morbide e la Bic quattro colori perché non si sa mai che ci sia da sottolineare qualcosa che valga la pena, perché sono scribacchina organizzata, o almeno lo ero prima che la mia adorata peste prendesse possesso dei miei diari e dei miei astucci, trasformando i primi in opere d’arte contemporanea e i secondi in miscugli disordinati di adesivi, pongo essiccato e scarpette delle bambole. È colpa del poco tempo libero se non scrivo più una riga? La stanchezza? La carenza di sonno? L’impossibilità di concentrarsi per un minuto di fila? O piuttosto da incolpare sono i commenti dei miei lettori, il cui eco rimbomba nel mio cervello ogni volta che gioco con una nuova trama, le cui cattiverie sono pugnali nella schiena ogni volta che azzardo una frase, le cui lodi tanto care mi rendono ansiosa nel caso dovesse sfuggirmi un congiuntivo sbagliato, dopo tanti anni passati senza parlare italiano?
Leggo “Tu sola nel mio deserto” e mi ritrovo a sognare, ma vorrei davvero essere così? Quel che provo può a tutti gli effetti essere chiamato invidia, per Alda Merini e la sua Bianca che l’aspettava senza appuntamento e l’accoglieva come un’amica di vecchia data? O è solo l’idea di avere qualcuno che voglia starmi a sentire, un’anima disposta a non giudicare, una porta da varcare e sentirmi a casa, con tanta arte e andirivieni di persone messe lì come apposta per ispirarmi? 
E, ovviamente, la mia schiavista ha aperto gli occhi e già allunga le manine. Stavolta però schiaccio invio senza aspettare di aver tempo di correggere, che già so non ci sarà. 
A risentirci, miei carisijuoiiiihhhba se fewflsejkfhpsweoèàèè mmmf,m,kmkkkkkjiiokhcddddddddd

13.11.18

#me too - Numero nove

È uscito il mio racconto sulla violenza domestica che partecipa al progetto #metoo sul blog di Tratto d'unione. Vi invito a leggerlo e commentare, lo trovate a questo link: 

#metoo - NUMERO NOVE

Ringrazio Tratto d'unione per aver organizzato questa iniziativa che spero aiuterà tante donne a uscire da situazioni di abuso, violenza e discriminazione. Parlare è il primo passo verso la libertà.

Ringrazio Arianna Farricella per la fantastica immagine creata appositamente per accompagnare la storia. Mi viene la pelle d'oca ogni volta che la guardo, è perfettamente in tono con l'atmosfera del racconto.



Per ulteriori informazioni sul progetto e per partecipare leggete QUI.
Se volete parlarne in privato potete contattarmi tramite mail o social, trovate tutti i dati QUI.

5.11.18

#Me too



Oggi vi vorrei parlare di un progetto cominciato da qualche settimana sul blog di Tratto d'unione.
Il tema riguarda l'attualissimo movimento #metoo e propone ogni Lunedì una testimonianza scritta da una donna italiana che in qualche modo, in qualche momento, è stata vittima di abuso, violenza o discriminazione sessuale. 

L'impegno che Tratto d'unione ha messo nel creare questa serie, a cui anch'io partecipo con un racconto che uscirà Lunedì prossimo 12 Novembre 2018, merita un inchino. 

Voglio ringraziare lei e tutte le partecipanti per aver parlato e aver ispirato tante altre a uscire allo scoperto. 

Qui di seguito trovate il post di Tratto d'unione con cui si apre il progetto e i link al suo blog dove potete leggere le testimonianze.


2_MeToo
Oggi parte su questo blog un nuovo progetto, legato al movimento Me too, che ci accompagnerà per diverse settimane e che, ogni lunedì, vedrà la pubblicazione dei racconti – testimonianze di vita vissuta – scritti da donne che hanno subito molestie.
Si tratta di blogger, amiche, amiche di amiche… che ho invitato a uscire dal silenzio per raccontare le loro esperienze in un mondo dove, purtroppo, ancora molti uomini si permettono di cedere ai propri desideri senza tener conto di quelli della donna che li ha suscitati.
AriannaFarricellaArianna Farricella (1991), giovane e talentuosa fumettista, ha accettato di illustrare queste storie, perciò ogni racconto sarà accompagnato da un disegno creato appositamente da lei, che voglio ringraziare per la disponibilità e la sensibilità con la quale ha tradotto le parole in immagini.
Il Me Too movement esiste già dal 2006. Lo ha fondato negli Stati Uniti Tarana Burke per aiutare donne sopravvissute alla violenza sessuale e con lo scopo di aumentare la consapevolezza della pervasività degli abusi sessuali nella società. Poi, apartire dal 2017, l’hashtag #MeToo si è diffuso in tutto il mondo in seguito alle accuse di molestie a Harvey Weinstein.
“Se tutte le donne molestate sessualmente o violentate scrivessero ‘Me too’ come status, potremmo dare alle persone un senso della vastità del problema.” (Alyssa Milano)
Con queste parole, nell’ottobre 2017, l’attrice Alyssa Milano – una delle Streghe della famosa serie – ha incoraggiato le donne di tutto il mondo a usare l’hashtag #MeToo su Twitter e sugli altri social e moltissime hanno raccolto il suo invito.
Alyssa_Tarana
Alyssa Milano e Tarana Burke
La rivista Time ha nominato persona dell’anno 2017 “The Silence Breakers”, vale a dire coloro che hanno rotto il silenzio, le voci che hanno lanciato un movimento, le donne di tutto il mondo che hanno condiviso le loro esperienze di violenza sessuale e molestie, incluse quelle che lo hanno fatto come parte del movimento MeToo.
“Le molestie sessuali fanno vergognare, e penso che sia davvero importante che stia accadendo questo spostamento: che le donne non solo siano in grado di condividere la loro vergogna, ma anche di trasferire la vergogna su colui al quale appartiene veramente, cioè l’autore della molestia.” (Tarana Burke)
Tarana Burke spiega così l’importanza di prendere la parola e cominciare a raccontare la propria vergogna, perché così facendo la mettiamo al posto giusto, compiamo un atto di amore verso noi stesse e testimoniamo quanto diffuso sia il comportamento di certi uomini, quanto dannoso sia per tutte le donne, quanto possa essere doloroso per molte.
“Alla fine a farmi decidere di scrivere la mia testimonianza è stato il sentimento di riconoscenza verso quante, in tempi e forme diversi, mi hanno donato le loro storie, aiutandomi a leggere la mia.” (Assia Petricelli)
Assia Petricelli, autrice della graphic novel Cattive ragazze, ci offre con queste parole un’ulteriore motivazione per spronarci a non tenere nascoste nel silenzio le nostre esperienze.
“È fondamentale per me che mettiamo veramente in atto alcune azioni per continuare questo slancio”. (Alyssa Milano)
È ancora Alyssa Milano a parlare, e io sono d’accordo con lei. Ecco perché, a distanza di un anno da quell’ottobre del 2017, quando l’attrice americana Ashley Judd per prima denunciò pubblicamente le molestie subite da Weinstein, dando anche a tutte noi il coraggio di parlare, anch’io voglio mettere in atto un’azione che serva a mantenere viva la fiamma che illumina la speranza di tutte noi: che un mondo dove le donne possano sentirsi veramente sicure e libere sia possibile.
E allora ringrazio tutte quelle che hanno partecipato donandomi le loro storie, ma ringrazio anche quelle che non hanno voluto scrivere perché ancora troppo oppresse dal ricordo delle violenze subite. Quelle che hanno sofferto e anche quelle che hanno solo sentito fastidio, perché comunque si manifesti, in modo forte, subdolo o persino spiritoso, un abuso è sempre da condannare.

9.7.18

Che libro portare in vacanza?


Hai sentito parlare di Non torno subito come il libro perfetto da portare in vacanza e vuoi sapere se fa per te?

Ecco qualche commento dei miei lettori:

Fede: "24 ore fa ho iniziato il tuo libro e ora mi spiace di essere arrivata all'ultima pagina."

Andrea:" È davvero davvero bello. Mi ha preso su un sacco di cose più o meno vissute o pensate o desiderate o provate!"

Alice: "Vecchia, tuo libro quasi finito. Brava bravissima mi piace molto. Di quelli che non riesci a smettere di leggere".

Stefania: "Ha la dote dell'ironia Lisa e un italiano che scorre veloce, come le pagine che ho lasciato girare dal vento, leggendole d'un fiato sulla spiaggia."

Ceci: "Bello bello bello! Mi è piaciuto un sacco! Cercavo di mandare a letto Anna il prima possibile così nessuno mi rompeva le balls".

Franco: "Complimenti per la scrittura libera e senza ipocrisia".

Vally: "L'ho letto in due giorni, sotto l'ombrellone, sono riuscita a seguire il filo della storia anche se ogni tre per due dovevo alzarmi a correre dietro ai bimbi".

Sissi: "Mi è piaciuto molto, molto, molto. Voglio saperne di più della mamma di Mira e dei gioielli, serve il sequel!"


La trama:


Non torno subito Lisa Agosti libro ebook goWare sub viaggi immersioni scuba divingDa ventisei anni il Torno subito è chiuso a prendere polvere, nessuno in paese sa cosa ne sia stato del proprietario, Santo Vergata, sparito senza lasciare tracce dopo aver messo un cartello alla porta.

Quando Mira sale su un aereo di malavoglia, spronata dalla migliore amica, non sa che la aspetta ben più di un colloquio di lavoro. Partire è stato uno sbaglio? Come ci è finita in una villa milionaria dall'altra parte dell'oceano? Tutto quel che desidera è rientrare a Pernovo, anche se ad aspettarla non c'è più un fidanzato e l'unica casa a cui tornare è quella dei suoi genitori. 

Lontana dalla sua zona di comfort, in compagnia di una gatta selvatica e una ribelle sregolata, Mira si troverà catapultata dal Brasile all'Honduras e dovrà fare i conti con affascinanti stranieri, viaggiatori scalzi e un inspiegabile gioiello fuori posto.


Dietro le quinte:


Non torno subito Lisa Agosti ebook libro goWareIl libro può essere letto a vari livelli: passa qualche ora in buona compagnia sognando di posti esotici, spremi le meningi mettendo insieme gli indizi che porteranno a svelare il mistero del "Torno subito" o immedesimati con i personaggi facendoti importanti domande esistenziali. Entra per le peripezie di Mira, resta per il segreto di Santo Vergata e porta a casa una nuova prospettiva di vita. In che senso?
Devi sapere che Non torno subito è nato come saggio di psicologia, volevo parlare della teoria dell'attaccamento di John Bowlby, secondo cui durante il primo anno di vita ogni bambino crea un legame con la madre (o la figura di riferimento) che può essere di tre tipi: attaccamento sicuro, ansioso o evitante. Mira, Isabel e Cece, le tre ragazze protagoniste del romanzo, rappresentano questi tre tipi di attaccamento e li mettono in scena nei loro rapporti sociali. Tramite i personaggi potrai riconoscere in te o nelle persone che conosci caratteristiche tipiche di un attaccamento insicuro e trovare aiuto per uscire da classiche situazioni di stallo nelle relazioni amorose. 
Perché la libertà (di essere se stessi) viene prima di tutto.


Non torno subito Lisa Agosti libro ebook goWare


Chi è l'autore?



Lisa Agosti autore scrittrice romanzo


Se hai letto la mia biografia sai che mi chiamo Lisa, sono di Reggio Emilia e quest'anno arrivano i famigerati anta. Vivo in Canada e ho una bimba di un anno che non vuole saperne di lasciarmi dormire.
Per saperne più su di me leggi qui e guarda le mie foto su Instagram. Per info e collaborazioni scrivimi.