10/09/15

Leggete in lingua originale!


Vorrei spezzare una lancia in favore della letteratura in lingua originale.
L'argomento è da trattare con i guanti, perché si fa presto a dire "va beh ma questa vuol sbatterci in faccia che sa le lingue" oppure "io leggo prima di andare a letto, ho solo un neurone in azione, non ci penso nemmeno a mettermi lì col dizionario". Per levarmi dai guai, premetto che è tutta colpa di Tenar... Ma partiamo dall'inizio.


Uscire dalla zona di comfort


Ci sono molte ragioni per non fare il grande passo di leggere in lingua originale. Una delle scuse più quotate è il fattore disponibilità, "vorrei leggere in lingua originale ma la libreria vicino casa ha pochissima scelta e la biblioteca è in centro storico che è chiuso al traffico e la bicicletta è sgonfia e piove". Mi dispiace avvisarvi che questa scusa non vale più, perché grazie agli e-reader si possono comprare libri classici, moderni, per bambini, rosa, thriller, anche testi a prova d'idiota, perfino gli antichi libri del mondo perduto di Atlantide se volete, presentati in un font che li fa apparire intarsiati in simil-pelle di balena in alfabeto cirillico preistorico. Il tutto avviene con un semplice clic, e ci sono migliaia di libri gratis, quindi nemmeno la scusa delle vacanze che vi hanno prosciugato il portafogli regge.

Leggere in lingua originale è difficilissimo, all'inizio. Io ho cominciato a farlo solo perché costretta. Vi racconto com'è andata.


Lo spagnolo


Quattro giorni dopo la laurea sono partita con uno zaino per fare un giro in Spagna, e al terzo mese di "resterei ancora volentieri qualche giorno" ero ridotta a mangiare bocadillos e dormire a scrocco di ogni anima pia che si offrisse di ospitarmi. Ai tempi non c'era il Kindle, per cui mi iscrissi alla biblioteca di Salamanca (inventandomi residenza e iscrizione all'Università locale) e presi in prestito "El cabalero de la triste figura" ovvero il "Don Quijote de la Mancha". Grosso sbaglio... a pagina tre avevo il cervello in pappa e presa dalla disperazione uscii per una passeggiata, tornando quella sera con un piercing al tragus (che non è nulla di eclatante, bensì la cartilagine che protegge la cavità dell'orecchio). Il giorno dopo tornai in biblioteca e presi in prestito Isabel Allende e Paulo Coelho, in fondo sono sempre stati tra i miei autori preferiti, no? Come avrete ormai capito, quella sera tornai con un tatuaggio sulla schiena. Per fortuna, prima che cominciassi a scarnificarmi o drogarmi pesantemente, trovai un libretto di favole della ninna nanna di cui conoscevo già la storia e che mi aiutarono a superare la prova più difficile: la paura di non farcela.


L'inglese


Tornata in Italia, la fregola dei viaggi mi attanagliava la gola, e in poco tempo trovai il modo di ripartire: arrivata a Londra per fare il tirocinio post-laurea in Psicologia, senza conoscere nessuno, con un inglese terribile (la mia prof. d'inglese al Liceo era laureata in francese... potete immaginarvi le conseguenze), mi presi l'influenza.  Era il giorno del mio compleanno e chiamai mia mamma piangendo, chiedendo se potevo tornare a casa. Lei mi spinse a restare, tranquillizzandomi e dicendo che tutto sarebbe andato bene. In fondo erano solo sei mesi, non di più. (In realtà, non tornai mai più, e mia madre si mangia ancora le mani per quella telefonata). 
La mia coinquilina, pazza furiosa che poche settimane dopo fu sospesa dal suo lavoro di infermiera pediatrica e trasferita alla neuro con gravi problemi psichici (avevo le mie ragioni per piangere, come vedete) partì quella notte stessa per la Germania, per partecipare a un convegno di fan di Star Wars. Chiuse la porta della sua camera con quattro lucchetti per proteggerne l'ordine maniacale e cercò di uscire alla chetichella, ma non aveva fatto i conti con la mia italianità, che ai tempi era ancora feroce. La aspettavo sulla porta, carica di abbracci e di un diario coi bordi dorati per raccogliere gli autografi di Luke Skywalker & friends. Non dico che sorrise, per carità, quello mai, però la bocca di Penny si sollevò per un istante dal suo ghigno corrucciato, e girandosi sui tacchi, questo donnone di due metri e duecento chili riaprì i quattro lucchetti e mi consegnò un plico di cellophane contenente il regalo più gradito che potessi ricevere in quel momento. Cinque libri di Harry Potter (gli altri non erano ancora stati scritti) in inglese, scritti in un linguaggio semplice e accessibile, che mi divorai in pochi giorni e i cui personaggi diventarono i miei primi amici londinesi. (Ovviamente mi guardai bene dal fare le orecchie alle pagine, pena la mia incolumità).


È sempre e comunque colpa di Tenar


Come ho accennato a inizio post, è difficile spiegare a chi non legge in lingua originale perché dovrebbe sforzarsi di cominciare. Il motivo è semplice ma potente: anche con la migliore delle traduzioni, non si può mai ottenere l'atmosfera e il significato esatti che l'autore ha infuso nel testo originale.
Tenar ha scritto un post sul finale del suo prossimo romanzo, che tutti sbaviamo dalla voglia di leggere, e se non state sbavando vuol dire che non avete letto i suoi libri già pubblicati, e nel contesto del post ha nominato il corvo.
Il corvo è per antonomasia l'ambasciatore delle cattive notizie, il preludio al dramma, nessuno scrittore sceglierebbe mai un simpatico corvaccio per rallegrare le giornate dei suoi personaggi. Ho sempre associato quest'uccello all'inquietante poesia di Edgar Allan Poe, "Il corvo", che nel mio immaginario era una bestia lucida dagli occhi seri, imbalsamata sopra al camino.
Fino a quando non vidi... "the raven" ( in sottofondo, una musica spaventosa in pieno stile horror).
Guidavo tranquilla su una strada senza traffico, riflettendo sulla vita e su cosa avrei mangiato per cena, quando mi trovai davanti a una visione terrificante. Un corvo, certo, ne riconoscevo il lucido manto nero e il duro becco famelico. Eppure le dimensioni erano quelle di una ciunta gallina, o di un piccolo fagiano. Era un uccello, ma non un'aquila, e non si muoveva, stava fermo in mezzo alla strada e mi scrutava senza batter ciglio. Fermai la macchina, presa da un misto d'imbarazzo e timore. Per fortuna nessuno mi avrebbe giudicato per la mia codardia, eppure non potevo rischiare di uccidere la bestia, e ancor meno di ammaccare la macchina, che non è nemmeno mia. Si mosse, infine, continuando a guardarmi, come a deridere le mie insicurezze. Attraversò senza guardare, come un vero pirata della strada. 
Una volta al sicuro nell'accogliente focolare domestico, raccontai l'accaduto, solo per scoprire che quello che avevo visto non era affatto un corvo, bensì il nordico "raven". 
E, come sicuramente molti di voi già sanno, "The raven" è il titolo originale della poesia di Edgar Allan Poe, che, vi assicuro, ora mi fa molta più paura.




L'angolo del follwer


Leggete in lingua originale?
Se sì, perché vi piace?
Se no, vi ho convinti a provarci?


56 commenti:

  1. In passato sì, solo in inglese la lingua che conosco meglio, poi si sa con le lingue o ti tieni in allenamento o ciao, lo parlo ancora piuttosto bene, ma leggere in inglese mi pare una fatica improba che toglierebbe luce al godimento, per cui spero sempre di affidarmi a ottimi traduttori. BACIO Sandra

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    1. Verissimo, a me è successo col portoghese, che ho imparato in Brasile e che non parlo dal 2007. Riesco a leggere e capire testi semplici, ma non spiccico parola, specialmente perché lo mischio con lo spagnolo, sono talmente simili che non so mai se una parola è nell'una o nell'altra lingua.

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  2. Ho letto in lingua originale la biografia del poeta e scrittore George Mackay Brown. È mia intenzione procurarmi la sua autobiografia (sempre in inglese), prima o poi. Magari come regalo di Natale.

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    1. Le biografie sono un ottimo punto di partenza, specialmente se sappiamo già la storia che andiamo a leggere e se amiamo il personaggio di cui si parla.
      Quest'anno ho letto la biografia di Kurt Cobain, Nelson Mandela, Albert Einstein e Steve Jobs. Tre su quattro soffrivano di mal di stomaco cronico, proprio come me... mi ha consolato molto (magari anch'io finirò per scoprirmi genio come loro) :D

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  3. Colpa mia, che sono dislessica e che non parlo manco bene in francese nonostante 3 anni di medie, 5 di liceo e 6 mesi di Erasmus???
    Ah, è per il corvo e il raven! Ma non sono entrambi bellissimi? Ne volevo così tanto uno domestico che mio marito si è persino informato se la cosa si potesse fare, ma c'è un solo allevamento abilitato (in Corsica) e li cede solo a degli enti, non a privati...
    Ok, sto delirando. È perché l'argomento lingue mi mette a disagio. Odio con tutta me stessa le lingue straniere, dialetto compreso, temo, perché già fatico un sacco con l'italiano... Col francese mi sono spaccata la testa una vita e, grazie al cielo, leggo in francese. Ho letto alcuni romanzi in spagnolo e tutt'ora mi chiedo cos'abbia davvero capito di loro...
    Con mio sommo dispiacere molti autori che amo scrivono in inglese, la lingua dei barbari, come diceva un mio professore (per altro francese). E in inglese, con estrema fatica, arrivo a comprendere singole frasi... Quindi lo so che hai ragione, ma io mi inchino e bacio i piedi ai traduttori, mia salvezza.

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    1. Potresti adottare un falco e addestrarlo alla caccia! Ti si addice molto.
      L'inglese è davvero la lingua dei barbari, è basata su tre verbi e dieci proposizioni.
      Per un anno ho tentato di scrivere in inglese, ma era impossibile creare le atmosfere rese possibili dalle sfumature dei vocaboli italiani.

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  4. Ho letto Il ritratto di Dorian Gray in inglese, ma solo perché avendolo già letto in italiano ero certa di capirne il senso. Questo però diversi anni fa quando frequentavo con regolarità un corso di inglese con un madrelingua. Dopo non mi sono più cimentata. Però chissà potrei riprovarci.
    Certo che il corvo fa paura, ma affascina.;-)

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    1. Dorian Gray è un libro perfetto per cominciare a leggere in lingua originale, è semplice e accattivante, in un inglese senza slang.
      Mai osare Shakespeare, invece... impossibile capirci un'acca.

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  5. Ciao 😊 Bello iniziare la giornata con un sorriso! Anch'io fan del Raven, a me oltre che Poe torna in mente anche il film darkissimo con il figlio di Bruce Lee. Io ormai leggo solo in lingua originale, inglese e francese per lo più, tedesco me la cavo ma faccio molta più fatica. Ma se mi capita fra le mani, anche quello va bene. Ora ho da leggere la serie"Wool" di Hugh Howey, vediamo com'è 😊. Bacione.

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    1. Non ho detto le cose più importanti, però. Che secondo me la lingua originale va rispettata il più possibile, perché si avvicina al massimo all'intenzione dell'autore. Se leggo in traduzione, rischio a) la vaccata del traduttore b) di perdere qualcosa legato al suono e all'uso consueto della parola, o di quella determinata costruzione. Mi affido necessariamente a un traduttore, quindi, ma se il traduttore non è bravo... Anche vedere, per esempio, autori francesi citati in inglese e ricitati sempre in inglese mi fa arricciare tutta la produzione pilifera. Qui in giro c'è qualcuno che l'ha fatto, l'ho già sgridato e spero non me lo faccia più :P

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    2. Che brava Serena, leggi anche in tedesco... io non mi sono mai azzardata a imparare più di dieci parole. È una lingua dura che non mi ispira affatto, però invidio chi la parla.
      So che scrivi in inglese, scrivi anche in francese?
      Non ho capito cosa intendi con "citati in inglese e ricitati sempre in inglese", ma spero di non essere stata io a farlo :D

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  6. Ho iniziato da tempo, ma per le mie conoscenze per ora posso leggere solo narrativa per ragazzi, che è scritta con un linguaggio più semplice - ma tanto mi interessa leggerla comunque. Dovrei impormi di leggere almeno un romanzo in inglese ogni due mesi.

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    1. Un romanzo in inglese ogni due mesi è un traguardo difficile ma sicuramente più che sufficiente per tenersi allenati.

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  7. Leggo in originale i libri italiani.
    Battute a parte, invidio molto chi è in grado di farlo. Sul blog ho una rubrica (a cadenza ipotetica) tenuta da una mia collaboratrice che legge in lingua originale romanzi fantasy che da noi non sono ancora usciti. La mia scusa personale è: "non mi va di sbattermi". Triste ma sincera :-)

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    1. Tu scherzi, ma io leggevo gli autori italiani tradotti in inglese fino all'anno scorso...
      è tutta questione di abitudine.
      La sincerità è sempre apprezzata :D

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  8. Vabbè, ma tu vuoi sbattermi in faccia che sai le lingue, però! XD

    P.S. io ho difficoltà a leggere in italiano, figurati in inglese... :P

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    1. Infatti... tutto sto discorso solo per vantarmi :D

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  9. Sarebbe bello, sì. Però rimane il fatto che, senza davvero vivere in quel paese, si perdono comunque certe sfumature e giochi di parole che conosci solo nel momento in cui pratichi davvero una cultura nel suo quotidiano. L'ho scoperto aiutando a tradurre una piece teatrale dallo scozzese: le battute e i giochi di parole hanno bisogno di giornate intere di ricerche e lavoro per essere capiti al di là del significato letterale. Poi, renderli sarà altrettanto difficile.
    Quindi anche io bacio i piedi ai traduttori, come Tenar, e mi rammarico che vengano così poco esposti sulle copertine dei libri...

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    1. Verissimo, ogni giorno imparo nuovi modi di dire e ogni paese anglosassone dà alle parole un significato specifico, non sempre uguale.
      Io dico sempre "vaguely" e qui in Canada mi ridono dietro perché è un termine che userebbe solo mia nonna in cariola (modo di dire italiano non semplicemente comprensibile per un canadese, da quanto ho potuto appurare dagli sguardi allarmati di chi ha sentito la mia spiegazione di "my granmother in the wheelbarrow"...)

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  10. Bello. Mi piace. Con il francese e lo spagnolo mi diverto un sacco. Con l'inglese, invece, dato che me la cavo peggio, l'irritazione sale già dopo due pagine, dunque ho smesso.
    Quante virgole…

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    1. Brava M.!
      Leggere è fatto per rilassarsi, quindi se ti irrita per ora fai bene a evitarlo. Due lingue sono più che sufficienti!

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  11. Cominciò un' estate quando, da un cassetto, saltò fuori una copia di David Copperfield, appartenuta a mio nonno, in lingua originale. L' avevo già letto in italiano. Dopo un po' le parole che non conoscevo cominciarono a prendere significato dal contesto. In pochi casi fu necessario ricorrere al dizionario. Da allora non ho smesso più. Ne vale senz' altro la pena perchè la produzione degli scrittori anglofoni è quantitativamente molto più estesa di quella degli scrittori italiani. C' è una scelta enorme. Non capita quasi mai di restare senza un libro interessante da leggere. Una delizia.

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    1. Non sapevo di questa tua passione, Vittorio!
      Sicuramente leggere in inglese permette di avere molta più libri tra cui scegliere.

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  12. Solo inglese e con fatica, quanto vorrei poterlo leggere fluentemente! Tengo "The scarlet letter" sul comodino e ne leggo pochissime pagine a settimana. Invidio, di cuore, chi può regalarsi letture in lingua originale. Bel post.
    Ciao Lisa!
    S.

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    1. "the scarlet letter" non è una lettura semplice, ma anche solo una pagina al giorno è sufficiente a tenersi in allenamento. Complimenti per la costanza!

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    2. Ogni tanto baro e salto qualche riga... ;)

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  13. L'unica lingua originale che leggo è l'inglese, sempre più spesso. Mi dà assuefazione, tanto mi piace. E' un feeling particolare, nato quando ero ancora bambina. Qualche volta resto a rigirarmi in bocca le frasi per minuti prima di andare avanti. Potrei tentare anche con il tedesco, ma se non l'ho fatto quando ero fresca di studi, farlo ora sarebbe una discreta impresa.

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    1. Condivido il tuo gusto di assaporare le frasi per qualche minuto. Ci sono espressioni pregne di significato e emozioni nelle lingue, difficilmente traducibili. Spesso quando scrivo in italiano mi capita di voler usare modi di dire inglesi e non saperli rendere altrettanto bene. Un esempio famoso, citato nel bellissimo film "Stranger than fiction", con Emma Thompson e Will Ferrel, è il "Little did he know", una tecnica letteraria usata per creare l'impressione che il personaggio sappia meno del lettore. In italiano non saprei come rendere quest'idea altrettanto bene.

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  14. Ma Paulo Coelho non scrive in portoghese?
    Se non sbaglio è brasiliano. :)

    Concordo sul fatto che spesso la traduzione impoverisca la narrazione e, quando mi incaz...ehm... arrabbio perché un libro non ha soddisfatto le mie aspettative non so mai se prendermela con l'autore o con il traduttore.
    Io però non conosco molte lingue straniere, solo inglese e francese, quest'ultimo un po' alla buona (ho provato a leggere "L'eleganza del riccio" e non è stato semplice). è anche per questo, forse, che apprezzo più la letteratura italiana di quella straniera. :)

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    1. Paulo Coelho è brasiliano, e da quando ho imparato il portoghese lo leggo in lingua originale, però ai tempi della Spagna non lo sapevo, credevo scrivesse in spagnolo.

      Il francese deve essere molto bello da leggere, sono certa che è una lingua che perde molto con la traduzione; ha una musicalità distinta che si sente anche nello scritto. Purtroppo non l'ho mai imparato, a parte qualche corso di base che mi permette di spiegarmi quando serve.

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    2. Qui a Sanremo il francese lo parlano anche le pietre. Io non l'ho mai davvero studiato se non per un esamino che ho dovuto fare per l'università, quando avevo ventidue anni. L' ho imparato parlando: quando vado "da loro" e quando vengono "loro" qua. Pur conoscendo l'italiano, i francesi se ne fottono e usano la loro lingua. All'inizio fingevo di non capire per dispetto, poi ho fatto buon viso a cattivo gioco. Il risultato è che ho imparato la loro lingua!
      La somiglianza con l'italiano rende facile leggere libri in lingua originale, anche se spesso non ho testa per cercare le parole e mi oriento "a senso". ;)

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    3. Il bello della vita di frontiera :)
      A me è successa la stessa cosa, quando vivevo in Spagna le mie tre coinquiline francesi non si sforzavano di certo di parlare in spagnolo. In Messico poi, lavoravo alla reception di un campeggio, e quando arrivavano i turisti del Quebec pretendevano che facessi il check-in in francese, e così ho dovuto imparare con Google translate. Per fortuna il dialetto reggiano assomiglia al francese :D

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  15. No, solo musica in lingua originale. Al massimo, in passato, testi scientifici, ma mai narrativa: leggere è un piacere, non ho bisogno di farmi masochistiche autoimposizioni per soddisfare un ego che può appagarsi in tanti altri modi.
    Quest'estate però ho lavorato a tradurre del materiale didattico dall'italiano all'inglese. In effetti mi ha aiutato a richiamare parecchie cose che avevo smemorizzato e ho imparato anche un po' di cose che non sapevo. :)

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  16. Se per te leggere in lingua originale è una auto-imposizione masochistica, fai proprio bene a evitarlo! Se poi l'effetto sarebbe quello di ingrandire l'ego, anziché la memoria come capita di solito, vade retro... che di uomini con l'ego gonfiato ce n'è già anche troppi :D

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    1. Dico così perché leggere è un piacere, non deve rappresentare una sfida contro se stessi, voler leggere in lingua originale appare in questo senso come quelli che leggono libri impegnativi solo per darsi un tono.
      Se invece è per imparare una lingua è invece il modo migliore.
      Per quanto riguarda la memoria, preferisco fare esercizio col mio personale palazzo della memoria :)

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    2. Quelli che usano i libri per darsi un tono non mancano mai, purtroppo.
      La mia memoria è una catapecchia traballante, beato te che puoi vagare tra le stanze del tuo palazzo :D

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  17. Beh, con i francesi ho avuto anche io lo stesso tipo di esperienze, infatti quel poco di libri e di fumetti francofoni che adesso leggo in originale derivano proprio dai contatti avuti con quel popolo.

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    1. Buon per te che ora ti puoi godere quelle letture.
      Ho visto il tuo blog "Sick building syndrome", mi è sembrato molto interessante (e spaventoso). Stai ancora scrivendo horror?

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  18. L'unica lingua in cui potrei leggere in originale è il francese. Ci ho provato, ma per farlo dovrei usare (a parte il dizionario ogni due parole, che per altro non risolve il problema dei modi di dire, dei sottintesi etc), troppo tempo. Ne ho poco e voglio godermelo al meglio

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    1. D'altra parte, se ti dovesse capitare sotto mano un testo in francese e tu ti fossi tenuta in allenamento anche solo leggendo una paginetta a settimana, saresti ripagata dello sforzo... diciamo che puoi giocare la carta mamma ed essere giustificata per altri nove anni.

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  19. divertente il tuo approccio alle letture straniere.
    per i pigri come me suggerisco un altro modo che permette una lettura in lingua madre con un occhio solo e poca fatica: ci sono parecchi romanzi in lingua originale..con testo italiano a fronte :)
    ml

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    1. Hai ragione! Mi ero dimenticata di parlarne, forse il mio inconscio l'ha fatto apposta perché ancora traumatizzato dagli autori latini che mi propinavano al liceo e di cui non gradivo né il testo originale né la traduzione in italiano!

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  20. Sempre in lingua originale quando ho il libro a disposizione! Mi sembra un peccato conoscere una lingua e non approfittarne leggendone la letteratura originale. Quindi ho potuto imparare ad apprezzare nelle loro sfumature, fra gli altri, i miei adorati García Marquez e Isabel Allende in spagnolo, Pennac in francese, e Jonathan Coe in inglese (il primo anglofono che ho amato).

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  21. Abbiamo gusti molto simili! Anch'io stradoro Jonathan Coe (probabilmente allora ti piaceranno molto anche Nick Hornby e Chris Cleave). Pennac invece mi sta proprio antipatico, ma non gli ho mai dato una seconda chance.

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  22. Nick Hornby mi piace molto effettivamente, di Cleave non ho mai letto nulla. Altra inglese che mi ha stregato e a cui voglio dare altro spazio è Zadie Smith, hai letto qualcosa di suo?
    Di Pennac ho letto tutta la saga dei Malaussène quando vivevo in Francia, e mi era piaciuto molto. Sono convinta che certi autori vadano letti nel momento/luogo giusto, quindi se per te Pennac non è stato amore ne simpatia, vuol dire che doveva andare così! :)

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    1. Zadie Smith è nella mia lista "to read" da anni.
      Ti consiglio "The other hand", più noto come "Little Bee", di Cleave, adatto per chi viaggia ed è sensibile alle diverse culture e ai lavori sociali.

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  23. Mi riprometto sempre di leggere qualcosa in inglese e in effetti sul mio iPad ho qualche e-book in lingua. Prima o poi mi cimento.

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    1. Mi verrebbe da dirti che "There's no time like the present" ma odio tanto quando me lo dicono che per stavolta te la lascio passare liscia :D

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  24. C'ho provato nel 2004, dopo aver assistito al concerto dei Rush, a Milano (il mio gruppo rock preferito, se non si era capito!). Alla bancarella comprai "Ghost rider" di Neil Peart (solo dopo averlo visto in azione sai cosa vuol dire suonare la batteria) e mi imbarcai nell'impresa di leggere il libro in lingua originale.
    Non l'avessi mai fatto! Era più il tempo che passavo a cercare il significato delle parole sul dizionario che a leggere, e a pagina 150 mi arresi.
    fine dell'esperienza...

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    1. I libri tecnici sono molto difficili per cominciare... potresti riprovare con qualcosa di più soft, per esempio la biografia dei Rush, se esiste.

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    2. Più che tecnico, è molto colloquiale e presuppone una conoscenza della lingua che va ben al di là delle nozioni scolastiche.
      Approposito, visto che pure loro sono canadesi...hai mai assistito a un loro concerto?

      Ciao

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    3. Certi slang sono incomprensibili, anch'io non riesco a leggere testi in stile colloquiale.
      No, non li ho mai visti, e tu? Hanno suonato a Vancouver quest'estate, magari al prossimo tour andrò a sentirli!

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    4. Lisa...se non hai visto Alex Lifeson non sai cosa significhi suonare la chitarra; se non hai visto Geddy Lee suonare il basso ti manca una parte importante della vita; se non hai visto Neil Peart suonare la batteria...è come se Colombo non avesse mai scoperto l'America!
      Scherzi a parte, sono 40 che suonano e fina dall'inizio si sono posti ai massimi livelli senza cadute di stile o bravura.
      Se vuoi iniziare ad ascoltarli - e spero di consigliarti bene - direi "Moving Pictures" del 1981, "2112" del 1976, "Presto" del 1989, "Counterparts" del 1993; ma in Rete trovi di tutto e di più su di loro, per cui puoi sbizzarrirti!
      Mi pare un po' strano che non li abbia mai visti, perché credo che siano il gruppo più famoso in Canada (magari non è il tuo genere) e una veloce occhiata alla solita Wikipedia può chiarirti le cose.
      Come ti accennavo, li ho visti la prima volta che sono passati in Italia, nel 2004 (poi sono passati nel 2007 e poi...basta).
      Ti dico solo che poche cose nella vita mi hanno dato il batticuore, e i Rush sono fra quelle! Vederli dal vivo è stata un'emozione indimenticabile!
      Imperdibili.

      Ciao!

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    5. Ciao Gabriele, ti rispondo in ritardo perché ho voluto prendermi il tempo di fare una piccola ricerca sui Rush. Non ho scoperto molto... però ho ascoltato la loro musica ed è stato sicuramente un tuffo nel passato.
      Mi fa piacere che tu abbia una così grande passione per il loro stile, e ti auguro di poterli vedere di nuovo dal vivo molto presto.

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  25. Magari! Ma sarà difficile: in 40 anni sono passati solo due volte da queste parti - in entrambi i casi a Milano che posso però raggiungere in tre ore e mezza - e a quanto pare - vista l'età che avanza - i tour saranno più brevi (si dice).
    Mi pare strano che tu abbia trovato poco su di loro, visto che anche solo Wikipedia ha un articolo ben corposo su di loro (oltre ai millemila siti dedicati)!
    Ciao!

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    1. Online ho trovato moltissimo materiale, e anche video su youtube. Ho trovato poco invece chiedendo ai canadesi. Il nome è conosciuto, ma nessuno li ascolta (più). Sembra fossero molto famosi ma ormai il mito è sfumato.
      È incredibile per me scoprire le differenze tra i musicisti che noi reputiamo di fama mondiale e quelli che vanno di moda all'estero. Nessuno qui conosce Jeff Buckley, per esempio, che invece credevo fosse un mito alla Kurt Cobain.

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