28/06/15

Avrei dovuto scriverlo io!


I libri sono una colonna portante della mia vita, e so che mi capite. Trovarmi senza qualcosa da leggere mi fa sentire perduta, e faccio di tutto per evitarlo. Non esco senza Kindle e non vado a letto senza un romanzo sul comodino; leggo in treno, in aereo, sul water, mentre aspetto che bolla l'acqua; a volte anche mentre sono al telefono mi scappa una sbirciatina a come va a finire il paragrafo. 
Non riuscire a trovare un libro decente da leggere tra la miriade di pubblicazioni a disposizione è frustrante. Sembra impossibile, eppure ci sono settimane in cui non importa quanti estratti scarico, quante recensioni leggo o quanto tempo passo in libreria o in biblioteca, alla fine mi devo accontentare di letture appassite o insipide. 
Poi un giorno all'improvviso mi finisce inaspettatamente tra le mani quel libro, proprio quello che ancora non conoscevo ma che speravo di trovare, quello che adorerò dall'inizio alla fine, che non dimenticherò mai e che mi cambierà la vita per sempre. Forse ho un po' esagerato, ma anche in questo caso so che mi capirete. 
Questa situazione classica ha una variante dai colori chiaroscuri, rara quanto pericolosa: il giorno in cui mi capita tra le mani un libro che vorrei aver scritto io. Ecco allora che sulla gioia entusiasta delle prime dieci pagine si annuvola un misto di emozioni negative: la gelosia per l'autore, il rimpianto di non aver avuto l'idea per prima, la frustrazione della consapevolezza che non sarei stata all'altezza di scrivere quella storia così bene. 
Le mie viscere si arrotolano esplodendo in un grido disperato: "Riavvolgete le lancette, datemi ancora un po' di tempo, non è giusto, avrei dovuto scriverlo io questo libro!" 

Non è vero. E lo so, ma non importa. Mi hanno rubato un'idea non mia e l'hanno scritta come io non avrei saputo fare. Eppure quel libro avrei dovuto scriverlo io!

Sarete curiosi ormai di sapere il nome del mio rivale. Ho cercato il suo nome e ho scoperto che è un famoso cantante francese. Certo che certe persone sono proprio ingorde, dico io, non si poteva accontentare?



L'autore si chiama Mathias Malzieu e da piccolo sognava di diventare un tennista. (Non poteva impegnarsi un po' di più?) Negli anni '90, insieme a tre compagni di classe, ha fondato il gruppo rock Dionysos, tuttora molto amato dai francesi. 





Nel 2007, Malzieu ha pubblicato il libro in questione, La meccanica del cuore, e nel 2014 ha co-diretto con Luc Besson il film d'animazione che ne racconta la storia, un musical che è stato paragonato al miglior cinema di Tim Burton. La voce della ballerina di flamenco che ruba il cuore meccanico del protagonista è quella di Olivia Ruiz, diventata famosa grazie a uno show televisivo e ora, come c'era da aspettarsi, felicemente fidanzata con Mathias Malzieu. Mi sta antipatica pure lei, come si permette questa Cenerentola moderna di avere una vita così affascinante e staordinaria?

I romanzi di Mathias Malzieu

Mi sono già procurata gli altri due libri di Malzieu, L'uomo delle nuvole e Il bacio più breve della storia, di cui avevo letto su Sul romanzo. Le immagini di copertina sono favolose e l'editore è Feltrinelli, giusto per alimentare il mio astio invidioso. 

 

Chissà se faranno il film anche del nuovo romanzo. Intanto vi racconto, senza rischio di spoiler, la trama del libro che avrei dovuto scrivere io.


La meccanica del cuore



La meccanica del cuore è una favola e un romanzo di formazione, ambientato nell'Europa di fine 1800, tra la Scozia e la Spagna andalusa. Il piccolo Jack nasce con il cuoricino ghiacciato e solo grazie all'intervento della streghesca Madeleine sopravviverà, con un orologio a cucù a regolargli le funzioni vitali. Alla sua prima gita fuori casa si innamorerà di Miss Acacia, una ballerina di flamenco mezza orba che si rifiuta di portare gli occhiali e da cui è ossessionato anche Joe, lo spaventoso bullo della scuola. Due ragazzi all'inseguimento di una donna che non conosce il suo stesso fascino, accompagnati da una varietà di personaggi improbabili. Una bellissima metafora delle emozioni umane dalle più sublimi alle più tetre, una questione di vita, di morte, o d'amore, raccontata tramite gli occhi di un artista visionario inimitabile.

Inimitabile? Questo resta da vedere. Sicuramente ho già buttato giù alcune linee guida per un racconto fiabesco che sta prendendo forma nel mio cervellino. Non mi piace scopiazzare, ma prendere spunto non è di certo illegale, e se finora ho sempre cercato ispirazione in momenti bucolici ed emozioni positive, non è detto che non si possa prendere ancora più spinta da una sana competizione fomentata dall'invidia rabbiosa. Aspetta e vedrai, caro Malzieu, un giorno sarai tu a pubblicare la tua invidia per i miei successi...

Silenzio, sto sognando.



21/06/15

La roccia nel cuore - di Antonella Mecenero









"Ma è bello!" ho pensato alla fine del terzo capitolo, più sorpresa che compiaciuta.


"Ma è veramente bello!" ho pensato a pagina 50, gettando la spugna e lanciandomi in una maratona di lettura che mi ha tenuto sveglia la notte (un po' era anche colpa del fuso orario, lo ammetto).








Ho ordinato La roccia nel cuore su Amazon più per amicizia che per interesse; seguo il blog di Antonella Mecenero, la nostra Tenar, da un annetto e ho già letto il suo secondo romanzo, Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico, gustandone ogni pagina. Anche se avevo già appurato la bravura talentuosa di Tenar, ero convinta che La roccia nel cuore non mi avrebbe entusiasmato; il titolo, innanzitutto, non mi ispirava, per non parlare della sinossi che presentava un prete di paese come personaggio principale, insieme a un adolescente non meglio identificato. Se non avessi conosciuto l'autore, non avrei comprato il libro. 
(Questo sta a dimostrazione che avere un blog aiuta le vendite!)

La trama, ben architettata e da seguire con attenzione per capirne ogni risvolto, si snoda tra le acque del lago d'Orta e i lenti paesini nei dintorni, incorniciati da una splendida natura collinosa. I personaggi, credibili fino al minimo dettaglio, sono descritti con originalità, trasformandosi in allegorie di neutroni, falchi e re assiri. 


La trama


Il mistero di un giovane sportivo che si toglie la vita non convince uno dei suoi compagni di classe, che con l'aiuto del nuovo parroco del paese sarà costretto a pensare fuori dalla scatola facendo i conti con un teschio rubato, giochi notturni pericolosi e il velato conformismo dei compaesani. Un'alleanza tra due menti perspicaci, razionali, all'apparenza opposte, che si rivelano complementari nel risolvere il caso e assicurare la giustizia.


L'autore



Antonella Mecenero è scrittrice, insegnante, moglie, amante dei gatti e dei draghi, esperta di archeologia e, per fortuna nostra, anche blogger. Se andrete a trovarla su inchiostro, fusa e draghi scoprirete che è anche una brava persona, disponibile, simpatica e intelligente. È la Prof. a cui ci si può rivolgere per qualsiasi dubbio o problema in materia di scrittura. 

Il suo unico difetto è che è più giovane di me ed è già famosa. Ecco i suoi successi:

La roccia nel cuore - un giallo ambientato presso il lago d'Orta - Interlinea Edizioni, 2013.

Sherlock Holmes e il mistero dell'uomo meccanico - di cui parlo qui - Delos Books, 2014.

Sherlock Holmes e il caso del detective scomparso - racconto breve - Delos Digital, 2015.

Avventura a Parigi - racconto breve - Delos Digital, 2015.

15/06/15

Quando piove diluvia


Questa settimana avevo in programma un post che rispecchiasse quello della settimana scorsa, con qualche foto della mia vita a Reggio Emilia e tutti i motivi per cui adoro tornare qui, nella mia città natale. Immaginavo già qualche battuta sull’afa e sul traffico, a contorno di pasti guduriosi e chiacchiere a non finire. Volevo fare una foto agli affreschi impareggiabili sul soffitto della Madonna della Ghiara, un’altra alla fontana del Teatro, coi bambini che giocano tra i flutti. Vi avrei invitato a venirmi a trovare, con la scusa delle mostre di Fotografia Europea.

In realtà, l’arrivo è stato piuttosto impegnativo, e le scorse 69 ore sono state un turbine di notti in bianco con l'occhio pallato e giorni neri con la palpebra calante, puntellati di visite all’ospedale per trovare mia mamma (non grave ma grigia).

Visto che “when it rains it pours”, cioè “quando piove diluvia”, mi aspetto da un momento all’altro che arrivino altre brutte notizie. Come volevasi dimostrare, negli ultimi dieci giorni ci sono stati due morti e un colluso, sono ingrassata tre chili, ho preso uno spigolo con la fronte trasformando la mia faccia in una maschera di sangue da far invidia a Dario Argento, e non comincio nemmeno a raccontarvi l’epopea del viaggio in aereo. Vi dirò solo che se foste stati a Heathrow venerdì pomeriggio mi avreste visto correre per tutto il Terminal 5 armata di biglietto, passaporto e minuti contati. Come se non fossi già caduta abbastanza in basso, oggi mi è crollata la sedia sotto al culo. 

Queste piccole sfighe, prese una per una, passerebbero inosservate, ma, consideratane la quantità industriale a intervalli ravvicinati, si può presagire l'impellente necessità di una visita alla Madonna di Lourdes. Un po’ d’acqua santa non fa mai male, potrei immergerci il rametto di rosmarino che la zingara della Cattedrale di Granada mi vendette come talismano assoluto infallibile e spruzzarla per tutta casa come un chierichetto con l’incenso.

Ammesso e concesso che la legge di Murphy estingua il suo corso, vi dò appuntamento alla settimana prossima. Se per caso anche voi siete vittime di malocchi vari e volete unirvi alla spedizione, possiamo organizzare un bel pulmino di scrittori in erba, chissà che non torniamo belli radiosi e troviamo una mail della nostra casa editrice preferita che vuole pubblicarci a tutti i costi offrendoci il 100% degli introiti sulle vendite.

07/06/15

TUTTA COLPA DI MADRE NATURA

Negli ultimi anni ho letto almeno una dozzina di romanzi in cui la non più giovanissima protagonista, disperatamente alla ricerca di un’anima gemella, rinuncia a trovare l’uomo perfetto e inizia a dedicarsi a se stessa, scoprendo così doti recondite e raggiungendo una più completa consapevolezza di sé che le permette, infine, di vivere un amore completo e maturo con un bel manzo abbronzato ma pur sempre gentiluomo. Le attività intraprese da queste eroine moderne sono di solito l'imparare a cucinare, il mettersi a scrivere un romanzo, il partire per un lungo viaggio o l'imparare a coltivare l'orto. Tramite gli ingredienti, le parole, i pellegrinaggi o i germogli, la ragazzina insicura e problematica scopre di amare la natura e se stessa, capisce il significato recondito del susseguirsi delle stagioni, risolve i suoi traumi passati, diventa parte del ciclo della vita e si risveglia donna.

Perché scrivo


Io sono sempre stata una patita dell'insalata in busta, che apro e consumo senza rilavare, ignorando bellamente chi mi avverte delle colonie di pesticidi e conservanti che ingoio ad ogni boccone. L'arte della cucina mi elude, perché se ho fame, non ho pazienza, e se non ho fame, non ho voglia. 
Opzione uno: eliminata.

Viaggiare ho viaggiato, sia fisicamente sia con la fantasia. Trentadue paesi, tre oceani, e non sono maturata di un giorno. Opzione due: eliminata.

Tra psicologi, scherziamo di come una donna che inizia a tenere qualche piantina sul davanzale vorrà presto un cane, e, a seguire, un marito e un bebé. Ergo, in casa mia non si è mai vista foglia viva. Nemmeno i cactus la fanno franca. Opzione tre: eliminata.

Non mi restava che la scrittura. E per un paio d’anni è filato tutto liscio. Fino all'inverno scorso, quando ho letto The year I met you, di Cecelia Ahern. Seguo questa scrittrice irlandese fin dagli esordi, compro i suoi romanzi appena escono e non ce n'è uno che non mi piaccia. Per questo sono rimasta delusa e amareggiata nello scoprire che la sua ultima protagonista è una trentenne in carriera che scopre di avere una vita vuota e la riempie con l'amore per il giardinaggio.
"Tu quoque, Cecelia, scriptrix mea". 
Ho alzato lo sguardo verso l'immenso giardino della mia casetta in affitto, vedendo con occhi nuovi le innumerevoli piante da fiore e da frutto di cui tuttora ignoro i nomi, l’erba incolta, abbandonata a se stessa, la serra, sporca e inaridita, ma ancora in piedi. Ho pensato a chi, prima di me, si era preso la briga di creare quel paradiso di bellezza di cui ora io posso godere ogni giorno; a quante ore, giorni, anni sono state spesi chini su quella terra, nutrita con olio di gomito; mi sono sentita in dovere di portare avanti il ciclo della vita e così, sbuffando, mi sono armata di guanti, zappa e youtube. 
Come avrete già capito, poche settimane dopo mi ero trasformata in un'invasata che postava su facebook le foto dei primi boccioli, portava le zucchine dentro casa ogni sera perché non prendessero freddo, e le annaffiava con il latte per correggere l’acidità dell'acqua.





Perchè non scrivo


Ormai è un mese che il romanzo sta zitto e fermo sulla scrivania; ogni giorno mi riprometto di trovare il tempo da dedicargli, ogni giorno qualcosa mi distrae. È tutta colpa di Madre Natura! 
Come dite? Non esistono scuse valide per non scrivere? 
Lo so, ma ormai mi ero abituata a mettermi al computer appena faceva giorno, magari col suono della pioggia e del vento fuori dalla finestra. Non posso farci niente se adesso viene buio alle undici di sera e alle quattro è già l’alba. È colpa dell’allineamento dei pianeti e della miriade di uccellini bastardi che mi svegliano per salutare il nuovo giorno. 



Avete ragione, dovrei unirmi a loro nel loro inno di gioia, ma la verità è che io li maledico, volto gallone e mi riaddormento. 
Quando mi alzo devo correre a raccogliere le ciliegie e le fragole mature, prima che le orde di pettirossi le facciano fuori tutte, poi c'è da potare la rosa selvatica, altrimenti si abbarbica sui muri con la velocità della pianta dei fagioli magici.



Chiudo la spazzatura coi moschettoni per non attirare gli orsi, mi distraggo un attimo a fare le foto ai colibrì e già c’è un cerbiatto pronto a gozzovigliare sui girasoli. Cerco di cacciarlo, ma invece di fuggire impaurito si mette in posa e mi guarda pacifico, ruminando. Riconoscerei quella posa tra mille.



Vi ricordate i cerbiatti dell’inverno scorso, Curiosini e Cretinetti? Uno annusava sempre tutto, l’altro si metteva in posa per le foto, vanitoso, col petto in fuori e lo sguardo umido. Mi sono commossa a rivederlo, anche se è pericoloso per i cervi maschi venire giù dai boschi durante la stagione di caccia.
Come dite? Come faccio a sapere che Cretinetti è maschio? Perché gli sono spuntate le corna! In Canada non esiste il concetto di cornuto, mi diletto a spiegarlo ai miei ospiti anche se inevitabilmente si finisce a discutere dello stereotipo italiano bunga-bunganese.
Ormai è mezzogiorno, vorrei mettermi al computer a scrivere almeno due paginette ma ho fatto indigestione di ciliegie e la spiaggia è lì, a cinque minuti, coi granchietti grossi come mandorle, le aquile reali a caccia di scoiattoli, i gabbiani le anatre i pesciolini le stelle marine le orche assassine le ostriche le libellule e una seggiolina apposta per me.




Decido di fare una piccola escursione, in fondo è domenica e non ho fatto ginnastica per mesi. Il panorama dall'alto della collina è mozzafiato, e poi a stare in spiaggia mi sono ricordata che la prova costume purtroppo non si può fare scritta.



Sulla via del ritorno non mi fermo a salutare i cavalli né i cani, devo mettermi a scrivere che è già sera, poi mi viene in mente che devo fare la valigia perché l’aereo mi aspetta, e la prossima volta che vi scriverò, miei cari, sarà dalla ridente cittadina di Reggio Emilia.

01/06/15

Lo scrittore vasaio


Ci sono due categorie di scrittori: quelli che vogliono scrivere e si trovano a dover decidere quale argomento trattare, e quelli che vogliono trasmettere un messaggio e decidono di farlo attraverso la scrittura.

Tizio è un esemplare della prima categoria. Ha sempre saputo che da grande avrebbe fatto lo scrittore, ha sempre preso il massimo dei voti nei temi a scuola ed è un lettore incallito. Raggiunta la pensione, può finalmente dedicarsi al suo vero scopo nella vita: scrivere un romanzo. La prima domanda che farà a se stesso è “Che cosa trovo interessante?”

Caia è convinta di aver scoperto il segreto della felicità. Ogni mattina si sveglia carica come una molla, fa yoga, mangia in modo equilibrato e va a letto presto, riposando bene e svegliandosi rigenerata. Dopo quarant’anni di mal di testa e chili di troppo, vuole far sapere a tutti quanto si sta bene a viver sani, e decide di trasmettere il messaggio alla massa attraverso dei personaggi inventati che facciano la sua stessa esperienza. La prima domanda che farà a se stessa è “Come faccio a rendere la lettura interessante?”

Sia Tizio che Caia sbatteranno presto il naso contro una verità assoluta: 
NIENTE AL MONDO RISULTA INTERESSANTE PER TUTTI.
Non esiste tecnica perfetta, stile infallibile, o ritmo impossibile che possa cambiare questa realtà. Il mondo è bello perché è vario, e anche i più famosi classici, così come gli ultimi best-seller, incontreranno lettori delusi e contrariati che arricceranno il naso e abbandoneranno il libro sul comodino.

Tizio e Caia, sentendo questa notizia, provano un senso d’insicurezza noto ad ogni scrittore: la paura di essere criticati. Si sentono scoperti, indifesi, nudi in piazza nel giorno di mercato. Provano un desiderio violento di andare a nascondersi sotto un sasso, o di riprendere la loro vita quotidiana fingendo che l'idea di scrivere non li abbia mai nemmeno sfiorati. Per fortuna, però, vengono a sapere che esiste un antidoto per sconfiggere questo tipo di timori e fallimenti. È semplice: basta SCRIVERE BENE.

Più semplice a dirsi che a farsi, direte voi. 

Come si fa a SCRIVERE BENE? 


Secondo l’ormai mitico John Gardner, “quello che rende un pezzo di letteratura ‘buono’ è la completa e ordinata esplorazione delle idee dello scrittore, il totale sviluppo delle implicazioni del suo tema.
Cosa significa? Lo scrittore deve sviscerare l’argomento scelto e conoscerlo come un calzino rivoltato, e deve amarlo alla follia, con passione e travolgimento, per far sì che il lettore ne sia attratto e invogliato. 
“Per quanto i personaggi siano vividi e stupefacenti, per quanto incredibile sia l’azione, non esiste fiction che riesca a mantenere vivo l’interesse se i pensieri sottostanti sono confusi, sempliciotti o del tutto sbagliati. […] Lo scrittore deve farci vedere e sentire vividamente quel che i suoi personaggi vedono e sentono. […] Dobbiamo sentirci trasportare nel mondo dei personaggi, come se fossimo nati lì.

Tizio e Caia dunque, prima di cominciare a scrivere, dovranno riflettere su come far sentire ai loro lettori quel che i personaggi vedono e sentono, permettendo un’identificazione diretta e intensa. Dovranno anche ammettere a se stessi i propri limiti. Essendo nati in una determinata cultura, e avendo in mente personaggi appartenenti a un certo ceto sociale, con una certa educazione e esperienza della vita e del mondo, Tizio e Caia saranno costretti a tagliar fuori una fetta di lettori possibili. 
Una storia di intrighi internazionali, raccontata dal punto di vista di un politico corrotto, per esempio, a fatica risulterà comprensibile agli occhi di uno sherpa tibetano. Allo stesso modo, i motivi e i mezzi di una cheerleader non interesseranno un novantenne guatemalteco.

Come un vasaio crea un vaso


Vi ricordate l’importanza di non permettere al lettore di svegliarsi dal sogno narrativo? Per far sì che questo accada, lo scrittore deve conoscere a perfezione i suoi personaggi, deve vederseli davanti con perfetta chiarezza, deve essere in grado di capirli più di quanto sappiano fare loro stessi. Deve capire perché agiscono in un certo modo, e anche se succede qualcosa di inaspettato, deve essere in grado di vedere i motivi nascosti, di cui gli stessi personaggi non sono a conoscenza.
A questo punto Tizio e Caia penseranno di aver trovato una soluzione al problema: sarà sufficiente usare persone reali, ben conosciute, se non addirittura loro stessi.
Rimarranno presto delusi, perché John Gardner sconsiglia di ricorrere a persone reali. A meno che si stia scrivendo una biografia, i personaggi devono essere frutto della fantasia dello scrittore, e devono prendere forma simultaneamente alla trama e all’ambientazione, in quanto inestricabilmente connessi. 
“Lo scrittore deve creare il suo intero mondo in un singolo gesto coerente, come un vasaio crea un vaso; o come dice Coleridge, deve copiare, con la sua mente finita, l’eterno atto di creazione dell’infinito “IO SONO”.

scrittore vasaio


L'angolo del follower


Avete provato esperienze e dubbi simili a quelli di Tizio e Caia?
Pensate che esista un argomento universale, che possa interessare tutti?
Siete riusciti a creare il vostro vaso? Come avete fatto?