30/04/15

Il passare del tempo nel romanzo


Ieri riflettevo sul tempo che passa, dopo aver parlato al telefono con una mia amica che compie gli anni martedì.

Parentesi romantica: Auguri Fedi! Grazie per leggere sempre il mio blog, sei la migliore amica che si possa desiderare.

Non so se capita anche a voi, ma quando mi sento dire “Ti ricordi di quella vacanza in campeggio, ventidue anni fa?” mi sembra impossibile che io possa avere ricordi così lontani nel tempo. Ventidue anni fa? Ero già abbastanza grande da andare in vacanza da sola? Avrò fatto male i conti. 

Proprio come noi, anche il personaggio di un romanzo cambia, impara, cresce; tramite le varie peripezie che affronta, l'autore lo accompagna verso una maggiore auto-consapevolezza. Spesso l'esito è una persona migliore, più matura, più fedele alla sua natura di quanto non fosse all'inizio. 
Il coming of age dei protagonisti adolescenti dei romanzi YA si trova ormai dappertutto, anche per gli eroi più attempati. Forse perché in questo mondo matto non basta essere adulti per avere un'idea di quel che si sta facendo. Il crescere diventa una lotta quotidiana, le porte aperte sono troppe e non si è mai certi di avere imbroccato quella giusta.

Il passare del tempo scandisce le fasi dell'evoluzione del personaggio. Per essere credibile, un personaggio deve impiegare tempo per raggiungere la sua meta, non può imparare la lezione in una notte, deve, proprio come noi, fare la gavetta, cadere, rialzarsi, sbattere la testa, ancora, e ancora, e ancora…

Quattro modi per scandire il tempo nel romanzo


Mi sono venute in mente quattro soluzioni per affrontare il passare del tempo in un romanzo. Mi sembrano poche, per cui confido in voi, come sempre, per eventuali aggiunte o correzioni:

1) Data specifica.
Certi romanzi precisano il giorno, il mese, l’anno e a volte addirittura l’ora in cui accadono gli eventi raccontati, anteponendo la data all’inizio di ogni capitolo. Questa tecnica si trova spesso nella narrazione sotto forma di diario o lettera, ma anche in alcuni romanzi dall'intreccio così complicato che rischierebbe di confondere il lettore. 
Io personalmente non leggo mai queste date, o se le leggo, quando arrivo al capitolo successivo mi sono già scordata della precedente. Mi infastidisce dover tornare indietro per controllare quale fosse, specialmente sul Kindle che avanza e retrocede di una sola pagina per volta. 

2) Stagioni.
Il passaggio dall’inverno alla primavera è associato al risveglio, a una vita nuova. L’estate che lascia il posto all’autunno preannuncia l’arrivo di un interludio nostalgico. Così come le condizioni meteorologiche, le stagioni richiamano colori, sapori ed emozioni particolari che gli scrittori sfruttano spesso e volentieri per rafforzare e coronare gli eventi. 
Io sono meteoropatica al cento per cento, per cui questa tecnica ha molta presa su di me, aiuta la mia identificazione con il personaggio.


3) Tempo fantastico.
L’autore di storie fantasy e mondi distopici può inventarsi un calendario di sana pianta, accorciare i mesi di dieci giorni o moltiplicare le fasi lunari. In un ambiente post-guerra nucleare si possono contare gli anni ripartendo da zero, e una storia d’amore ambientata tra le rovine Maya potrebbe essere minacciata dalla fine del mondo che era stata prevista per il 2012. 
Non sono amante del fantasy ma apprezzo lo sforzo di un autore che modella un universo temporale per renderlo perfetto per la sua storia.

4) Data reale.
Molti romanzi in uscita oggi sono ambientati proprio nel 2015, in un mondo verosimile che rispecchia fino al minimo dettaglio la vita reale, così come la conosciamo. Questi libri sono interessanti da leggere appena pubblicati, e vivranno in eterno come testimonianze della cultura nella nostra epoca. 
Mi sono chiesta però se sia riduttivo legare una storia a una data esatta, se non sia invece meglio rimanere sul vago, per non rischiare che il romanzo diventi presto "fuori moda".

Meglio una data specifica o vaga?


Sapendo che mi ci sarebbe voluto molto tempo a scrivere NTS, quando ho preparato la linea temporale l’ho spostata in avanti di qualche mese, in modo che gli eventi accadessero a cavallo tra il 2014 e il 2015. Che ingenua! Credevo ancora ai manuali che promettono di scrivere un libro in 30 giorni. Avrei dovuto scegliere un arco temporale ben più realistico, magari il 2030, o giù di lì. Se la revisione procede di questo passo, quando NTS sarà pronto per la pubblicazione, sarà già un romanzo storico. 
Ho pensato a come risolvere la questione del passare del tempoPotrei eliminare qualsiasi riferimento al 2015. Per esempio, potrei tagliare ogni riferimento alle prossime Olimpiadi in Brasile, e anziché dire che un personaggio è nato nel 1990 dirò che ha venticinque anni.
In questo modo il lettore saprà comunque l'epoca dei fatti, grazie ai dettagli sulla tecnologia in uso, i modi di parlare, i mezzi e i tempi di trasporto, però il romanzo rimarrà attuale più a lungo.

Come al solito, anziché scervellarmi e rigirarmi tutta notte, vado a letto serena e lancio la patata bollente a voi che vivete nove ore nel futuro. Al mio risveglio spero che avrete risolto i miei dubbi, o le mie paranoie, dipende dal punto di vista. Cosa fareste al mio posto? Che tipo di soluzione usate di solito nei vostri racconti per esprimere il passare del tempo? 




24/04/15

Il punto di non ritorno


Il mio romanzo è giunto alla scena centrale, il fulcro della storia, il punto di non ritorno.
D’ora in poi, qualsiasi cosa succeda, la protagonista non potrà più tornare ad essere quella che era al capitolo uno, o anche solo ieri. Non è successo niente di che, nel mondo intorno a lei. Non è nato nessuno, non è esploso nulla, non ci sono state notizie sconvolgenti. La vita in generale ha continuato a essere esattamente quella di prima. Eppure lei è diversa e non può più tornare indietro. Ha provato un’emozione irrinunciabile, si è vista in un modo nuovo, diverso, è cresciuta di dieci anni in un’ora.

Penso che questa scena dovrebbe essere esattamente a metà romanzo. Anche se ho abbandonato gli schemi da manuale di scrittura, ignorando le varie sequenze e scalette proposte da scrittori anche famosi, preferendo un flusso naturale di eventi che rispecchi le necessità della mia scrittura, mi rendo conto che sono già a pagina cento-e-più, e mi aspetta una decisione importante. Se proseguissi la revisione rispettando la trama della prima stesura, a romanzo finito mi troverei con più di quattrocento pagine. Intendiamoci: come lettrice, io non disdegno affatto un mattone di anche mille pagine, se merita. All’Università mi sono ingollata tomi su tomi, e nel tempo libero ho spesso gradito saghe familiari sudamericane pluri-generazionali. Come scrittrice però, credo che cimentarmi con un progetto del genere sia stupido, oltre che rischioso. 

Perché rischioso? Poco più di un anno fa ho scoperto che l’idea per il saggio di psicologia in inglese di cui mi stavo occupando era già stata pubblicata, pochi mesi prima, da un ricercatore dell’Università di Toronto. Dalle ceneri di quel progetto è nato il romanzo in italiano di cui vi parlo da settembre, data di nascita del de agostibus. Tramite le voci e le azioni dei personaggi, che ho creato ad hoc per rappresentare tre diversi pattern di comportamento, vorrei argomentare la teoria che non ho potuto pubblicare ma che, magra consolazione, si è dimostrata giusta. Non vorrei impiegare troppo tempo a finire questo progetto, su cui lavoro già da un anno, perché già per due volte ho interrotto la routine di scrittura e ho faticato a ritrovare il ritmo. Se pensassi di avere altre trecento pagine da revisionare, rischierei di sentirmi spaventata al punto di perdere l’entusiasmo che mi fa andare avanti.

Perché stupido? Non ho praticamente mai letto romanzi di autori emergenti finché non ho iniziato a scrivere io stessa. Dei circa cento libri di autori al primo romanzo di cui ho scaricato l’estratto sul Kindle ne avrò comprati venti. Di questi, ne avrò finiti meno di dieci. E io faccio parte di quella categoria di lettori che aborra lasciare un libro a metà. Se ho abbandonato queste letture è perché erano davvero improponibili. Per questi ottanta estratti che non hanno passato l’esame, ci sono da qualche parte in Italia ottanta scrittori che credono di aver fatto un ottimo lavoro (altrimenti non sarebbero stati pubblicati o non si sarebbero auto-pubblicati) così come io credo che la mia storia sia er mejo, ovviamente, altrimenti la terrei per me. Visto da fuori, però, il mio romanzo non sarà altro che uno di quei cento che sperano di essere visti e acquistati. Quanti lettori sceglierebbero un tomo di quattrocento pagine scritto da un’emerita sconosciuta? Forse uno, per sbaglio.

Ergo la difficile decisione di rivedere il resto della trama, la parte che non ho ancora revisionato, tagliandola non con le forbici, come ho fatto finora, ma con la mannaia, e ricostruendo gli eventi in parallelo anziché in sequenza, per limitare le perdite. 

Cosa ho imparato da questa esperienza? 
Programmate, gente, programmate!
Come dice bene Serena nel suo post su come pianificare un romanzoprima di scrivere bisogna pianificare. Non fate come me, che mi sono lasciata guidare dai personaggi! Loro vogliono solo continuare a divertirsi, ma non hanno mai letto un manuale di scrittura, e se ne fregano delle regole! E tocca poi a noi farli fuori senza pietà...




17/04/15

La terza regola della scrittura creativa


Eccoci al terzo appuntamento con le idee di John Gardner, autore del manuale The art of fiction che ho già usato qui e qui per scatenare interessanti discussioni sulle regole della scrittura creativa. Gardner dice:

In ogni tipo di fiction, il primo scopo dello scrittore è di convincere il lettore che gli eventi raccontati sono accaduti davvero, o di persuadere il lettore che sarebbero potuti accadere (con un piccolo cambiamento nelle leggi dell'universo), oppure di coinvolgere l'interesse del lettore nell'ovvia assurdità della menzogna.

Stiamo dunque parlando di tre opzioni di scelta:

1) Lo scrittore realista vuole costringere il lettore ad accettare che i fatti raccontati siano realmente accaduti. Come può ottenere il suo scopo? Puntando sulla VEROSIMIGLIANZA degli eventi. Il lettore sarà convinto della realtà dei fatti tramite l'abbondanza e la specificità dei dettagli nel descrivere l'aspetto, i gesti e le esperienze dei personaggi. 

Un esempio di libro di questo tipo è A sangue freddo di Truman Capote. L'autore presenta, momento per momento, immagini concrete tratte da un’ attenta osservazione di come le persone si comportano, e riporta quelle connessioni tra momenti, i gesti esatti, le espressioni facciali, le svolte del dialogo che, in ogni scena, muovono gli esseri umani da un'emozione all'altra, da un istante a quello successivo.

2) Lo scrittore di racconti seduce il lettore persuadendolo a SOSPENDERE L'INCREDULITÀ. La premise scelta è impossibile, lo scrittore ammette che i fatti raccontati non possano essere reali, eppure chiede al lettore di immaginare per un momento cosa sarebbe se. Come si può convincere il lettore? Anche il questo caso, il segreto sta nell’abbondanza e nella vivacità dei dettagli. Le frasi d'apertura modificano leggermente le leggi di natura, ma il resto della storia segue dettagli tratti dalla vita reale, rendendo il tutto plausibile. 

Un esempio di libro di questo tipo è Harry Potter di J. K. Rowling. Il lettore crede nel racconto non solo perché ammaliato, ma anche perché i gesti, le espressioni e le reazioni dei personaggi alla situazione assurda in cui si trovano sono esattamente gli stessi che proverebbe e metterebbe in atto il lettore se si trovasse al loro posto. 

L'unica differenza con lo scrittore realista è che quest’ultimo è costretto a bombardare continuamente il lettore di dettagli, mentre lo scrittore di racconti può semplificare, persuadendo il lettore con la bellezza o la peculiarità del suo stile. 

3) Lo scrittore del terzo tipo intende raccontare MENZOGNE OLTRAGGIOSE, enfatizzando sia quanto siano false sia quanto siano geniali. Anche in questo caso, per ottenere il risultato desiderato l'autore deve puntare sulla precisione dei dettagli.

Un esempio di libro di questo tipo è La fattoria degli animali di George Orwell. L’autore sbatte in faccia al lettore l’impossibilità degli eventi raccontati, l’assurdità del mondo presentato; eppure è impossibile non notare la genialità della storia e il parallelismo con il mondo reale.  

Perché i dettagli sono così importanti?


Come lettori, ci lasciamo trasportare in una sorta di sogno, un’opera teatrale vivida nella nostra mente, e improvvisamente ci troviamo a non vedere più le parole sulla pagina, ma un treno che corre attraverso la Russia, un vecchio italiano che piange, o una fattoria pestata dalla pioggia. Leggiamo - sogniamo - non passivamente ma attivamente, preoccupandoci delle scelte che i personaggi devono fare, disperandoci dei loro insuccessi. Il sogno ci invade nel cuore e nell'anima; non solo reagiamo a cose immaginarie - immagini, suoni, odori - come se fossero reali, ma reagiamo a problemi immaginari come se fossero reali: simpatizziamo, pensiamo, e giudichiamo. Impersoniamo, in maniera riflessa, le peripezie dei personaggi e impariamo dai fallimenti e dai successi di certi modi di agire, specifici atteggiamenti, opinioni, dichiarazioni, e credenze, esattamente come impariamo nella vita reale. (Questo) ci aiuta a sapere in cosa crediamo, rinforza quelle qualità che sono le più nobili in noi, ci induce a sentirci a disagio riguardo ai nostri limiti e ai nostri difetti. 

Qualsiasi dei tre generi di fiction suddetti si scelga di scrivere, il trucco sta nel creare una sorta di sogno nella mente del lettore. Per essere efficace, questo sogno deve essere VIVIDO e CONTINUATIVO, il lettore non deve mai svegliarsi, per cui lo scrittore deve evitare distrazioni, causate da sviste nella tecnica usata o da intrusioni egoistiche, che potrebbero indurre il lettore a smettere di “vedere” la storia e pensare a qualcos’altro.

L'angolo del follower



Gli esempi che ho fatto vi sembrano adatti alle categorie proposte da Gardner? Sapreste aiutarmi a trovare altri esempi di libri dei tre diversi tipi? 

Come possiamo assicurarci che i nostri lettori non si sveglino mai dal sogno narrativo?



09/04/15

IO VIAGGIO LEGGERA


Stefano Bersanetti, giornalista e autore del blog Pensieri Strani...eri, ha pubblicato un'intervista sulla mia vita all'interno della rubrica Si viene e si va, racconti di viaggio.

Se vi interessa, o anche solo per farmi contenta, vi invito a leggere dei miei pellegrinaggi, di come ho iniziato a viaggiare e non sono più riuscita a smettere, e delle atmosfere che potete aspettarvi di trovare nei miei racconti. Poi, mi raccomando, lasciate un commento e condividete. Ecco il link:





04/04/15

Le 5 cose che non sopporto quando leggo

Ringrazio Sylvia Green che mi ha invitato a partecipare a questo simpatico meme e il Coniglio Mannaro che l'ha seguita a ruota. Estendo l'invito a tutti voi, assicurandovi che mettere nero su bianco le vostre frustrazioni da lettore avrà un effetto catartico sul vostro umore. Potete farlo qui nei commenti, o se invece preferite postare sul vostro blog mandatemi il link così non rischio di perdermi le vostre invettive!

Le 5 cose che non sopporto quando leggo


1. L'impaginazione scorretta dell'e-book. 
Ho visto cose che voi umani non potete immaginare. Titoli talmente grossi da occupare tre pagine, capitoli divisi da due pagine vuote, caratteri speciali illeggibili, dialoghi senza virgolette. Questi errori possono essere perdonati se la conversione da libro cartaceo a digitale è opera dei volontari del Progetto Gutenberg o simili. Però se il libro è a pagamento mi aspetto un'impaginazione decente.

2. Le foto degli autori sul retro.
Davvero vuoi farmi credere che questa è la tua posa migliore? Con lo sfondo di farfalline rosa sulla carta da parati azzurra? Col pollice appoggiato al labbro e lo sguardo trombino alla Beyoncé? Chi cavolo ti ha regalato quella cravatta da cabarettista? Fatti fare una foto decente da un fotografo professionista, oppure prenditi mezza giornata di tempo e fatti un milione di selfie.

3. Il protagonista pieno di sé.
Una sola parola: Shantaram. Un libro di milleduecento pagine, bestseller internazionale, acclamato dai viaggiatori di tutto il mondo, regalatomi dalla mia migliore amica con l'avvertenza: "questo sarà il tuo nuovo libro preferito". E invece non sono neanche arrivata a pagina cento. Il protagonista è uno snob borioso e pieno di sé che passa tre quarti del tempo a vantarsi di quanto è bello, di quanto è ribelle e di quanto è irresistibile. No grazie!

4. Le sub-storie lasciate in sospeso. 
Anche Murakami, di cui ho parlato così bene la settimana scorsa, mi ha rimandato con le pive nel sacco. SPOILER ALERT Passi il finale aperto, anche se avrei preferito l'HEA (happy ever after). Ma dov'è finito Mister Gray? Se ne va dicendo "Ci vediamo dopo le vacanze" e non torna più? Sparisce per nessun motivo a metà libro e non viene più nominato. Eh no, così non vale, adesso come farò a dormire la notte? Spero segretamente che uscirà un secondo libro sull'incolore Tazaki Tsukuru.

5. Gli autori che non arrivano mai al punto. 
Parti da lontano, va bene, fai una digressione, va bene, mettici pure il flashback. Ma poi dimmi dove vuoi arrivare! Mi ricordi qualcuno di mia conoscenza...
Provate a chiedere a mia madre cosa le ha detto il dottore stamattina. Vi racconterà tuuutto quel che le è successo da quando si è alzata, è andata in cucina, ha lavato la verdura ma poi le ha telefonato la Carolina, che per Pasqua cucina tutto lei in casa, perché è brava e le ha dato la ricetta per un tortino che vuole fare alla Lisa quando torna perché in tele han detto che la verdura fa bene e hai visto quella fiction dove c'è l'attrice che si è tagliata i capelli come starebbero bene anche alla Lisa che invece non si pettina mai e sembra una vagabonda e cosa avrà mai fatto di male per meritarsi una figlia così, mentre le sue amiche hanno già tutte i nipotini che vanno a pranzo tutti i giorni. E il dottore? Il dottore è andato in vacanza, c'era il sostituto, uno nuovo, scapolo senza figli, gliel'ha detto la segretaria del dottore, che la conosce bene perché è un'amica della zia del cugino del cognato di...