28/07/14

MR GWYN di ALESSANDRO BARICCO

Il mio voto: 5/5

"Mr Gwyn" (Feltrinelli, 2012) è un libro eccezionale, non solo per quanto riguarda la storia in sé ma anche perché è il primo attesissimo romanzo di Alessandro Baricco con una vera trama e un finale che si possa definire tale. Ho sempre ammirato lo stile di Baricco, la sua capacità di suonare le parole creando una melodia onirica a metà tra la poesia e il saggio, eppure nessuno dei suoi testi mi ha emozionato e conquistato come "Mr Gwyn".

La trama:

Il personaggio principale, Jasper Gwyn, è uno scrittore pentito che cerca di inventarsi una vita al di fuori della parola scritta. Il mondo fatica ad accettare questa sua decisione, e dopo un paio d'anni di riposo il suo stesso corpo va in crisi d'astinenza da parola scritta, costringendo Jasper Gwyn ad affrontare un nuovo, insolito impiego: scrivere ritratti. Ad aiutarlo in questa impresa ci sarà Rebecca, una segretaria talmente vera che al lettore sembrerà di averla sempre conosciuta, Tom Bruce Sheppard, un agente letterario nonché miglior amico, e altri personaggi tanto insoliti quanto interessanti.

L'autore:

Alessandro Baricco (1958) è uno dei più famosi scrittori italiani, ha esordito nel 1991 con "Castelli di Rabbia" ed è noto soprattutto per la sceneggiatura teatrale "Novecento" che è poi stata adottata da Giuseppe Tornatore per il suo famosissimo film "La leggenda del pianista sull'oceano". Nel 2014, due anni dopo l'uscita di "Mr Gwyn", Baricco ha pubblicato "Tre volte all'alba" a cui si accenna nella parte finale di "Mr Gwyn" e che l'autore dice aver scritto non come seguito del romanzo bensì "per il piacere puro di inseguire una certa idea che avevo in testa".

Istruzioni per l'uso:


La forma del dialogo che l'autore sceglie è semplice, scorrevole, fluido. Non ci sono commenti al dialogo, come "lui disse", "lei rispose", o se ci sono fanno parte del discorso.

- No, va bè, disse alla fine, queste sono cose mie.
- Certo, disse Jasper Gwyn.

- E' mancata.
Usò proprio quel verbo.
- Qualche mese fa, aggiunse.

Non ci sono virgolette nè doppie linee a dividere il dialogo dal resto del testo. A volte il discorso diretto è inglobato nel discorso indiretto.

Mi disse Niente. La donna camminò un po' in silenzio, poi disse Peccato.

L'autore gioca con il PDV, il punto di vista, cambiandolo a metà libro e sorprendendo così il lettore, che ormai si aspettava che l'intera storia sarebbe stata raccontata con gli occhi di Jasper Gwyn. E invece, al capitolo 31, Jasper Gwyn si appisola, Rebecca si sveglia e il narratore, rimanendo sempre esterno, la segue a casa e fino alla fine il lettore saprà cosa vede e pensa Rebecca, senza più sapere cosa pensa e fa Jasper Gwyn a meno che Rebecca ne sia a conoscenza.

Per finire, vorrei riportare un paio dei passaggi che ho gradito di più come lettore e come aspirante scrittore:

Tuttavia l'inverno gli sembrò inutilmente lungo, quell'anno, e il fatto di svegliarsi insonne al mattino presto, il buio ai vetri, prese a ferirlo.

Così finì per capire che si trovava in una situazione nota a molti umani, ma non per questo meno dolorosa: ciò che, solo, li fa sentire vivi, è qualcosa che però, lentamente, è destinato ad ammazzarli. I figli per i genitori, il successo per gli artisti, le montagne troppo alte per gli alpinisti. Scrivere libri, per Jasper Gwyn.



Si muoveva come raccogliendo ogni volta pezzi di se stessa che non erano destinati a rimanere insieme. Il suo corpo sembrava il risultato di uno sforzo di volontà.

Baricco è stato criticato da molti così come stato amato da altrettanti, sicuramente è impossibile rimanere indifferenti ai suo stile piuttosto unico. Tu cosa ne pensi? Condividi le tue impressioni nella sezione commenti.

Buone parole a tutti!

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27/07/14

IL GIOCO DI RIPPER di ISABEL ALLENDE


Il mio voto: 3/5

Isabel Allende è stata per molti anni la mia scrittrice preferita, fin da quando avevo diciannove anni e mi trovai per caso tra le mani "La casa degli spiriti". Ricordo benissimo la sensazione che provai fin dalle prime pagine di quel romanzo senza tempo. In quei giorni, dopo una lunga e disumana malattia, era morta mia nonna, e per andarsene aveva scelto proprio la notte prima del mio primo esame all'Università di Psicologia. Anziché sotterrarmi sotto le coperte affogando nel cuscino, come avrei voluto, mi alzai ed andai a Parma, portando a casa il mio primo (e quasi unico) 30/30. Se esiste una linea d'ombra tra innocenza e maturità, per me fu quella notte, e "La casa degli spiriti" simboleggia quel passaggio, come se Alba e Clara fossero uscite dal libro e mi avessero accompagnato passo passo dandomi un po' della loro magica forza. Fu allora che decisi che avrei sempre letto tutti i romanzi di Isabel Allende, e ancora oggi aspetto con ansia l'uscita dei suoi nuovi romanzi, che lei comincia a creare puntualmente l'8 di Gennaio di ogni anno, segregata in una stanza semplice in mezzo al giardino della sua casa californiana.

"Il gioco di Ripper" (Feltrinelli, 2013) nasce dall'idea di un lavoro a quattro mani con il marito dell'Allende, William Gordon, autore di romanzi polizieschi. A detta dell'autrice, l'idea si è ben presto rivelata un disastro, e Isabel ha poi continuato la stesura del romanzo per conto suo. In ogni caso, la trama porta l'inconfondibile impronta del giallo classico come sottofondo ad una serie di personaggi in linea invece con il tradizionale stile dell'Allende.

La trama


Una serie di omicidi inspiegabili commessi periodicamente nell'area di San Francisco mettono in crisi la Polizia locale, che riceverà un inaspettato aiuto da Amanda, la figlia dell'ispettore, e dai suoi colleghi di Ripper, un gioco online per aspiranti detective. La caleidoscopica famiglia di Amanda e gli insoliti amici della sua affascinante madre, Indiana Jackson, diventeranno elementi fondamentali nella concatenazione di eventi che porterà alla soluzione del caso, per nulla scontato.

L'autore


Isabel Allende (Perù, 1942) è la nipote del dissidente politico sudamericano Salvador Allende e e le sue prime storie trasudano la sua provenienza, l'esilio dal suo Paese natale e la sofferenza per la malattia e la morte della figlia Paula. Negli ultimi anni invece i suoi interessi si sono andati allineando con quelli dei suoi nipoti, rivolgendosi ad un pubblico più giovane e attuale. Dopo "Il diario di Maya" anche "Il gioco di Ripper" si sviluppa in un mondo attuale, con le sue crudeltà e assurde ossessioni, ovattate da uno stile fiabesco e pur sempre, in fondo, ottimista. 



Istruzioni per l'uso:



La più grande virtù di Isabel Allende è il saper creare personaggi credibili, realistici, a cui ci si affeziona istantaneamente nonostante siano persone poco comuni o poco attendibili. Specialmente le figure femminili hanno caratteri forti, sono empatiche e determinate ma sono anche tutte, invariabilmente, "strane". A pensarci bene, alcuni personaggi che amiamo nei romanzi dell'Allende sono persone che guarderemmo con sospetto se fossero i nostri vicini di casa, con le loro manie idiosincratiche e i loro interessi particolari, come la capacità di predirre il futuro, la passione per il digiuno, le pietre miracolose, la cartomanzia, e spesso anche la totale noncuranza per il loro aspetto e per l'opinione della gente. A questo proposito, riporto due descrizioni dei personaggi femminili principali tratte dai primi capitoli de "Il gioco di Ripper". Mi sembrano significative della potenza e della chiarezza con cui si può presentare un personaggio, senza dilungarsi eppur senza lasciar dubbi sulla loro natura e sul loro aspetto e modo di essere:


- (Indiana Jackson, la madre) ...era il prototipo dell'americana in carne dall'aria sana e piena di ottimismo che abitualmente lo annoiava; per qualche ragione lei invece gli risultava irresistibile. La descrisse a Pedro Alarcòn come "abbondante e tentatrice", aggettivi appropriati per cibo ad alto contenuto di colesterolo, come gli fece notare il suo amico. Poco dopo, quando gliela presentò, Alarcòn dichiarò che Indiana era dotata di quella sensualità un tantino comica della amanti dei gangster di Chicago nei film degli anni sessanta, seni abbondanti da soprano, chioma bionda e un eccesso di curve e ciglia.


- (Amanda Jackson, la figlia) ...durante l'adolescenza Amanda non si arenò e l'unico cambiamento apprezzabile provocato dagli ormoni riguardò il suo aspetto fisico. A quindici anni si diede una bella allungata e raggiunse una statura normale, mise le lenti a contatto, le tolsero l'apparecchio, imparò a domare la chioma di capelli crespi ed emerse una ragazza magra, dai lineamenti fini, con i capelli scuri del padre e la pelle trasparente della madre, assolutamente inconsapevole di essere graziosa. A diciassette anni trascinava ancora i piedi, si mangiucchiava le unghie e si vestiva con abiti rinvenuti nei negozi dell'usato, che modificava secondo l'ispirazione del momento.


Condividi le tue impressioni e aggiungi nei commenti i tuoi consigli su come creare una buona descrizione dei personaggi.

Buone parole a tutti!


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26/07/14

DUE VITE POSSONO BASTARE di GRAZIA GIRONELLA

Il mio voto: 5/5

Ho scoperto di questo romanzo tramite la community di blogger italiani amanti della scrittura creativa. Grazia Gironella è una scrittrice molto attiva sul web e ha un suo blog personale, ScriverèVivere, che tratta delle questioni legate al mestiere di scrittore con professionalità, qualità e un tocco di dolcezza. Allegra e disponibile, Grazia Gironella è una scrittrice che ha talento e voglia di farcela, insieme a idee spettacolari per le sue storie. Dopo aver letto in anteprima il suo prossimo romanzo, ancora in fase di revisione, ho divorato "Due vite possono bastare", il suo primo romanzo pubblicato, che è stato selezionato da "Io Scrittore", il più importante torneo letterario del web.

La trama:


Un uomo in cerca del suo passato incontra una bambina in fuga dal suo presente. Insieme affronteranno un viaggio senza una meta precisa che li condurrà ad un futuro inaspettato. Ad aiutarli, una giovane donna che crede nell'Amore ed un rinomato Dottore specializzato in rari fenomeni neurologici. Il giusto mix di azione e riflessione sullo sfondo di un Nord Europa tutto da scoprire, "Due vite possono bastare" è un romanzo coinvolgente che stimola la riflessione su come affrontiamo la quotidianità e sulla fragilità delle nostre convinzioni.

Lo stile di Grazia Gironella è nitido, vero, scorrevole. Il suo vocabolario semplice accompagna dolcemente il lettore attraverso una trama lineare ma sempre più densa ed inusuale, coinvolgendo, emozionando e facendolo sognare.


Istruzioni per l'uso:


Possiamo prendere Grazia Gironella come esempio dello scrittore emergente moderno, che si concentra sulle proprie forze e capacità come punto di partenza per costruirsi la propria fama e trovare il proprio pubblico. Essendoci molti scrittori e molte case editrici, il tempo e il budget dedicato ad ogni autore è deludente e sta a noi metterci in gioco in prima persona per realizzare i nostri sogni e farci conoscere come scrittori professionali. Date un'occhiata al blog di Grazia, scaricate i suoi e-book gratis e capirete quanto lavoro c'è dietro ogni libro, che va ben al di là del mettersi alla scrivania e buttar giù due idee a caso. Se anche voi avete un blog o state pensando di averne uno, postate il link nella sezione commenti.

Buone parole a tutti!

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25/07/14

ANNA KARENINA di LEO TOLSTOY


leo tolstoy







Il mio voto: 3 / 5

Un romanzo da leggere assolutamente, "Anna Karenina" (1878) è uno dei più famosi classici di tutti i tempi. Insieme a "Guerra e Pace" è considerato il masterpiece dell'autore russo Leo Tolstoy (1828-1910). Apparso inizialmente come romanzo a puntate in un periodico locale, "Anna Karenina" è un'istantanea dettagliata e precisa della società russa di quei tempi, perciò viene definito romanzo realistico.




La trama:


La travagliata storia d'amore tra l'aristocratica donna sposata Anna Karenina e un giovane avvenente scapolo, il Conte Vronsky, si dipana in un lento racconto, stipato di sentimenti femminili e ragionamenti logici maschili. Altre due storie d'amore corrono parallele alla trama principale: Levin, un proprietario terriero che disapprova della vita cittadina, è disperatamente innamorato dell'ingenua Kitty, la sorellina di Dolly, che a sua volta è la madre di tre e moglie tradita del fratello di Anna, Stephan.

"Anna Karenina" è il libro perfetto per l'estate, quando ci sono il tempo e lo spazio sufficienti per concentrarsi sui tanti personaggi e intrighi creati dall'immaginazione di Tolstoy.



L'autore:


Leo Tolstoy usava i suoi romanzi per esprimere idee su vari argomenti tra cui politica, guerra, religione ed economia. I suoi personaggi riflettono i pensieri e i dubbi dell'autore, discutendo tra loro vari punti di vista e soluzioni. Negli anni 70 del 1800 Leo Tolstoy attraversò una crisi morale e una rinascita spirituale e le sue opere riflettono questo subbuglio interiore.

Personalmente ho trovato difficile identificarmi con il personaggio di Anna come donna, e forse per questo motivo non mi sono sentita vicina a questa storia quanto a "Guerra e Pace". In ogni caso, sono contenta di aver letto questo masterpiece e di poterlo aggiungere alla mia libreria dei classici.



Istruzioni per l'uso:


Scrivere un romanzo lungo richiede molto impegno, tempo e anche una grande capacità organizzativa. La trama deve avere un filo logico e un ritmo sostenuto per mantenere viva l'attenzione del lettore. I personaggi devono rimanere coerenti a loro stessi nel corso dell'intera storia e gli avvenimenti devono combaciare con la linea temporale del romanzo fino al minimo dettaglio. 
In genere si consiglia agli scrittori emergenti di scrivere storie brevi per non demoralizzarsi davanti alle sfide di un romanzo elaborato. Di seguito, riporto un passaggio famoso di "Anna Karenina" con l'invito a commentarlo e prenderlo come spunto per i vostri esercizi di scrittura.


Queste due donne erano molto diverse fra loro, ma in questo non differivano punto: tutt'e due sapevano indubbiamente che cosa fosse la vita e che cosa fosse la morte e milioni di persone lo sapevano come loro. La prova che esse sapessero con certezza che cosa fosse la morte stava nel fatto che esse potevano avvicinare i moribondi senza dubbi e senza paura. Invece Levin e gli altri come lui non lo potevano, perché avevano paura della morte. Se Levin si fosse trovato solo con suo fratello lo avrebbe guardato con terrore e con maggiore terrore avrebbe aspettato, senza sapere che cosa fare. Non sapeva che dire, dove guardare, come camminare. Parlare di cose strane era sconveniente, parlare della morte era impossibile ed impossibile era tacere. "Se lo guardo penserà che l'osservo, che ho paura; se non lo guardo penserà che ho la mente altrove; se cammino in punta di piedi gli dispiacerà; e se cammino come se niente fosse sembrerò brutale". Kitty non pensava a sé, non ne aveva il tempo; pensava a lui.

Condividi le tue riflessioni e i tuoi esercizi di scrittura nella sezione commenti.

Buone parole a tutti!


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24/07/14

CHE LA FESTA COMINCI di NICCOLO' AMMANITI

niccolò ammaniti
Il mio voto: 5 / 5


Nel 2009, sulla scia del fenomeno letterario nato negli anni '90 detto "cannibalismo", Niccolò Ammaniti scrive un romanzo dissacrante, inquietante, entusiasmante che ha in sé il perfetto equilibrio tra realismo e fiction. La festa strabiliante organizzata da un milionario senza scrupoli in una villa storica di Roma ha come ospiti tutti i VIP del momento, ma anche animali di ogni tipo e sorprese a non finire. L'intreccio narrativo, sempre più attorcigliato, rende uno spaccato veritiero e disgustoso della vecchia e stanca Italia che si vende per un gossip, che non si stupisce più di nulla, che si lascia maltrattare da chiunque.

La trama:

Un frustrato padre di famiglia cerca realizzazione personale nel satanismo, insieme a pochi sfortunati adepti che sembrano essersi trovati per caso, per noia o per pazzia. Un famoso scrittore, emblema del narcisismo, si dibatte tra la paura di essere messo da parte come eroe superato e l'illusione maniacale di essere il migliore di tutti. Senza toccarsi mai seppur sfiorandosi per tutta la durata del romanzo, i protagonisti rimarranno incastrati in un crogiolo sempre più assurdo che lascia l'amaro in bocca e una sete di rivincita per il bel Paese, schiacciato da una generazione gretta e noncurante.

L'autore:

Niccolò Ammaniti (1966) è nato a Roma, ha lavorato nel cinema e nello spettacolo oltre che come scrittore. La sua carriera ha raggiunto l'apice del successo nel 2001 con il romanzo "Io non ho paura", da cui è stato ricavato l'omonimo film. La sua voce è a mio parere quella di tutta la sua generazione, e come scrittrice emergente non posso che sperare di poter un giorno esprimermi come lui, con una fluidità e un sarcasmo che coglie nel segno e rimane nel cuore per molto tempo.

Istruzioni per l'uso:


La costruzione del romanzo "Che la festa cominci" rispecchia i canonici insegnamenti dei manuali di scrittura creativa. Due storie parallele crescono simmetricamente, una situazione collettiva inevitabile (in inglese: crucible; tradotto da Di Lorenzo con: crogiolo) riunisce i personaggi e rende credibile il loro restare nella condizione in cui si trovano nonostante la serie infinita di ostacoli sempre più grandi e pericolosi che si trovano costretti ad affrontare. La risoluzione giunge quando la suspence è al massimo e lascia il lettore col battito accellerato e l'impazienza di avere tra le mani gli altri libri dello stesso autore.

Un importante insegnamento per chiunque si accinga a una vita artistica ci viene svelato grazie all'eroe della storia, Fabrizio Ciba, nel passaggio in cui spiega come ha reagito alle critiche dell'odiato critico letterario, il professor Tremagli:
La prima regola di ogni vero scrittore è: mai e poi mai, nemmeno in punto di morte, nemmeno sotto tortura, rispondere alle offese. Tutti aspettano che tu cada nella trappola della risposta. No, bisogna essere intangibili come un gas nobile e distanti come Alpha Centauri.

Parole sante… fosse facile però! Vi è mai capitato di ricevere critiche maligne a cui non sapevate come reagire? Condividete le vostre esperienze nella sezione commenti.

Buone parole a tutti!

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23/07/14

PALAZZO SOGLIANO di SVEVA CASATI MODIGNANI

sveva casati modignani
Il mio voto: 3/5

Qualche settimana fa ho chiesto ad un'amica di mia madre quale fosse il suo scrittore preferito. Con evidente entusiasmo Tiziana si è portata le mani al petto e gettando gli occhi al cielo ha riposto: "LA SVEVA"…
Davanti alla mia totale ignoranza in materia Tiziana mi ha spiegato con paziente condiscendenza come Sveva Casati Modignani, nome altisonante nonché falso, sia tra gli scrittori più venduti in Italia nonché tra gli autori preferiti delle casalinghe disperate. I suoi romanzi sono lunghi, lenti 'polpettoni' adatti a una lettura poco impegnativa, perfetta per i pomeriggi di calura sotto l'ombrellone. Mi sono dunque fatta prestare "Palazzo Sogliano"(Sperling&Kupfer, 2013), un mattone di 500 pagine, e ho cominciato subito a leggerlo. Nonostante la mia mente fosse ricolma di pregiudizi negativi, mi sono presto dovuta ricredere quando mi sono trovata immersa nei drammi d'amore (fortunatamente senza lacrime) della protagonista e della sua famiglia. Seppur leggera e senza colpi di scena, la trama non è del tutto scontata e il punto di vista narrativo si sposta tra diversi personaggi ben delineati e correttamente inseriti nel panorama italiano della seconda metà del 1900.

La trama:


Il marito di Orsola muore lasciando cinque figli e una fiorente attività di corallaro a Torre del Greco, nei pressi di Napoli. Insieme al testamento Orsola scopre che il marito aveva avuto un sesto figlio da una relazione extra-coniugale con una pianista asiatica conosciuta brevemente in America. Orsola, originaria di Milano, torna nella città natale per riprendersi dalla notizia e rivedere Damiana, la sua migliore amica, che sarà al suo fianco durante il difficile percorso di elaborazione del lutto ed accettazione del nuovo membro della famiglia. La storia della gioventù di Orsola, quella dei suoi figli e della suocera Margherita, si intrecciano in un'Italia percorsa da Nord a Sud dai tempi del fascismo ai giorni nostri.

L'autore:


Sveva Casati Modignani è uno pseudonimo usato dai coniugi Bice Cairati (1938) e Nullo Cantaroni (1928-2004) per un'ampia serie di romanzi tradotti in venti Paesi per più di dieci milioni di copie vendute. Dopo la scomparsa del coniuge, Bice continua a scrivere e pubblicare ed è ormai nota ai più come "La Sveva".

Istruzioni per l'uso:


L'incipit di un romanzo è importante per catturare l'attenzione del lettore, ma è anche il momento in cui si stipula un contratto con il lettore. Chi scrive dà un timbro alla narrazione che già fa capire a chi legge cosa si può aspettare dall'intera storia. Chi legge accetta, continuando la lettura, oppure rifiuta, non comprando il libro. Sveva Casati Modignani è molto chiara nel suo incipit, promettendo al lettore un romanzo lento, semplice e di buona compagnia. Eccone le prime battute di "Palazzo Sogliano":

Saverio bussò più volte alla porta senza avere risposta. Allora schiuse il battente ed entrò nella stanza immersa nella penombra. La luce del mattino filtrava dalle persiane e una lama di sole rischiarava la camera matrimoniale. Il soffice tappeto francese su cui il giovane camminò gli consentì di accostarsi al letto della madre senza fare rumore.
La donna dormiva profondamente. Saverio si chinò su di lei e sussurrò: «Mamma».
Orsola increspò per un attimo le labbra ma non reagì.
«Mamma», ripeté con voce più decisa.
Lei aprì gli occhi. Suo figlio le accarezzò la fronte e le sedette accanto, sul bordo del letto.
Orsola avrebbe voluto riacciuffare il sonno e mettere una barriera tra sé e la realtà.

Il tono dell'incipit rimane invariato nel corso del romanzo nonostante il cambiamento del punto di vista narrativo e i salti da un'epoca all'altra. La flemma del narratore si mantiene anche in momenti di grande tensione e suspense, come il seguente:

Margherita ascoltò impassibile il racconto di Orsola senza mai interromperla.
Poi calò il silenzio. Evidentemente i due fratelli si erano stancati di cantare e si erano allontanati. Margherita Sogliano sembrava una statua. Alzò una mano per scostare un lembo del colletto dell'abito di seta blu che indossava, come per respirare con più facilità.
«Voglio uscire. Accompagnami a mangiare un gelato. Potremmo andare sul porto. Voglio respirare l'aria del mare», disse.

Trovate questi passaggi accattivanti? L'incipit che avete letto vi stimola a comprare il libro? Lasciate le vostre impressioni qui di seguito.

Buone parole a tutti!

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IL TUTTOMIO di ANDREA CAMILLERI


andrea camilleri
Il mio voto: 5/5

Il libro perfetto per un pomeriggio in piscina, "Il tuttomio" (2013) è una lettura semplice e accattivante, da leggere tutto d'un fiato (tempo di lettura: 3-4 ore).


La trama:


Il personaggio principale è Arianna, una donna di trentatrè anni che presenta comportamenti più adatti ad una bambina di nove e che nella sua ingenuità causa catene di eventi inaspettati e mai svelati. Al suo fianco c'è Giulio, sessantenne vedovo con una menomazione fisica che ne impedisce una vita completa. Il bello di certe trame è di scoprirle pagina per pagina, e "Il tuttomio" fa parte di questa categoria, per cui non dico altro se non che il romanzo è stato categorizzato nel sottogenere erotico.


L'autore:


Andrea Camilleri (1925) è tra i venti autori italiani più famosi del XX e del XXI secolo, è diventato famoso grazie alla fortunata serie di romanzi sul Commissario siciliano Montalbano che sono stati scritti quando Camilleri aveva già più di sessant'anni. Nel 1978 i primi due romanzi dell'autore non avevano riscontrato successo e Camilleri era più noto per la sua appartenenza al Movimento Comunista e per la vicinanza della sua famiglia al già allora famoso Pirandello.
Lo stile de "Il tuttomio" è semplice, veloce, irresistibile.


Istruzioni per l'uso:


Sapere che anche uno stimato autore come Andrea Camilleri ha tardato ad essere riconosciuto per il suo talento dà speranza ad ogni scrittore emergente. La lezione che ho imparato da "Il tuttomio" è che non importa quello che i libri su come scrivere un best seller ci raccontano, o meglio è buono sapere questi consigli ma è anche buono non seguirli pedissequamente. La tecnica del flashback è considerata rischiosa dai manuali di scrittura in quanto distrae il lettore dalla linea narrativa principale e può annoiare se non inserita al posto giusto e col ritmo giusto. A seguire riporto un esempio di come il flashback possa essere usato invece per aumentare la suspence e l'attenzione del lettore:

Ferma, scende, apre il bagagliaio, traversa la straducola, va al cassonetto, da terra piglia le ossa calcinate del cranio di un grosso animale, certo una vacca, torna, l'avvolge in un vecchio plaid, lo depone cautamente dentro il bagagliaio, richiude, riparte. È così contenta che le viene da canticchiare l'unico motivo che sa.

Da piccola, nella campagna di nonna, si era fatta il tuttomio che nessuno conosceva, non l'aveva detto nemmeno a Mariella che era la sua amica del cuore perché il tuttomio era tutto suo e basta. Non ci doveva entrare nessun estraneo. E poi lei era all'ingresso, per sicurezza, ci aveva messo la testa di vacca. Chi la spostava per entrare, moriva.

La mia testa di vacca
ammazza chi la tocca
ti fa venir la cacca
e il sangue dalla bocca
poi muori dissanguato
e col culo cacato.

È arrivata sul posto dove ha aiutato l'uccello a morire. Ne è certa perché proprio a un metro c'è un palo che regge la scritta "A 100 metri Tratoria casaligna". Ferma, scende. Sull'asfalto è rimasta solamente una sfumatura più scura e nient'altro. Si guarda attorno. E scopre i resti spappolati dell'uccello ai piedi di una pianta d'erba selvatica nel prato che costeggia la strada. Si avvicina, guarda. Migliaia di formiche se la stanno spolpando, vanno avanti e indietro formando due file ordinatissime. Torna alla macchina, riparte.


Che cosa ne pensi dell'uso della tecnica del flashback? La usi spesso nei tuoi romanzi? Condividi le tue opinioni ed esperienze tra i commenti, grazie!

Buone parole a tutti!

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22/07/14

LA TRACCIA DELL'ANGELO di STEFANO BENNI



stefano benni
Il mio voto: 3/5

Il nome Stefano Benni (Bologna, 1947) mi era noto come autore di storie brevi e dissacranti. La sua stretta amicizia e collaborazione con Beppe Grillo e Daniel Pennac non poteva far altro che fomentare la mia convizione che avrei trovato parole crude e pessimismo comico nei suoi scritti.
"La traccia dell'angelo" è un libercolo pubblicato nel 2011 da Sellerio editore Palermo che racconta la storia di Morfeo, un bambino di otto anni a cui cade la classica "tegola in testa" (anche se in questo caso è una persiana) e cresce senza mai liberarsi dall'ombra inquietante di una dipendenza da farmaci e medicazioni troppo libertinamente prescritti. A trent'anni di distanza dall'incidente Morfeo dovrà combattere il fantasma della dipendenza, aiutato da personaggi onirici e angeli invadenti che non sono sempre presenti né tantomeno buoni.
Lo stile di Benni è graffiante e senza fronzoli, i suoi personaggi sono realistici, ben delineati, seppur non descritti.
"La traccia dell'angelo" si legge in due ore ma rimane in mente per ben più tempo.


Istruzioni per l'uso:



Leggere "La traccia dell'angelo" è un ottimo esercizio per scrittori emergenti.


Le metafore che l'autore sceglie sono nuove, fresche, incredibilmente efficaci. Fanno venire voglia di scriverne di simili, e perché no? Esercitiamoci a creare immagini potenti come queste:


Nonna Adele, vetusta tartaruga con lo scialle odoroso di canfora sulla poltrona a rotelle, guardava tutti con odio e benevolenza. Lei era due persone, un centenario minotauro, la metà di sopra dolce, la metà di sotto cattiva inchiodata sulla sedia a rotelle.


Questo posto di spasimo e celle e urla di notte diventerà qualcos'altro. Ma dentro alla nuova costruzione abiterà sempre il mio fantasma, e l'anima splendente di febbre di chi ci è morto.


Odiava le medicine, ma le mangiava come pane (...) Insieme al petrolio e alle armi, sono il cuore spietato dell'economia.


Se ti va di inventare alcune metafore, poi condividile con noi, nella sezione commenti.


Buone parole a tutti!


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