09/10/14

Perché dovreste leggere il mio blog?


Tappami, Levante, tappami se tu mi vò bene! (film 'Il ciclone', 1996)


Il mio compleanno è passato, pure quest'anno sono sopravvissuta, con qualche ruga in più e qualche neurone in meno, ma non mi lamento. Grazie a tutti per gli auguri su Google+, è stata una bella sorpresa.

Domattina presto si parte, l'itinerario prevede una gustosa trasferta macchina+traghetto+macchina+traghetto+macchina 
per arrivare a Victoria, che è il capoluogo del British Columbia (molti credono che sia Vancouver, ma non è).
Sabato parteciperò al mio primo matrimonio all'americana, prevedo damigelle con vestiti coordinati e centinaia di migliaia di dollari buttati al vento per comprarsi qualche ora di finta gioia e popolarità. Di solito aborro questo tipo di inviti e mi defilo alla prima scusa (a parte i miei amici più cari, ovvio) ma questo sposo mi piace particolarmente perché legge libri e non prende droghe, combinazione che qui in Canada è più unica che rara. E poi si sposa a Victoria, che è "uno dei posti più belli del mondo" (mi dicono tutti così).
E così, dopo anni e anni di infradito e scarpe da ginna, metterò di nuovo i tacchi. Non vedo l'ora… vi farò sapere se cado faccia a basso nella torta di panna a dieci piani.
Come se non bastasse, Domenica è la festa del Ringraziamento, con tanto di tavola imbandita col tacchino e parenti ultracentenari che faranno a gara per farmi domande sui soliti pizza-mafia-Berlusconi. Dopo cena ci sarà il rito del brindisi strappacuore in cui ognuno dirà qualcosa che gli è successo durante l'anno per cui è grato. Cosa dirò? Ringrazierò che ormai il fine settimana è finito così che posso tornarmene tra i miei adorati boschi. Grazie, sì, grazie e arrivederci.


Perché vi racconto tutto questo?


Mi domando se posterò davvero questa pagina stasera quando vi svegliate. Ci penserò tutto il giorno, ma sento che alla fine deciderò di sì.
Il de agostibus è aperto da cinque settimane, e l'unico modo per scoprire che tipo di blog sia è provare, sbagliare e riprovare
Da una parte sarebbe bello avere un blog super professionale pieno di tecniche narrative e consigli da SEO, ma non credo reggerei a lungo. 
Non ho nemmeno molta esperienza, è solo un paio d'anni che scrivo, per cui non mi metterei mai a competere coi colossi Imperi e Steri, sono ben contenta di lasciar fare la fatica a loro e trovarmi la pappa pronta. Se ho un dubbio, me lo risolvono in tre post.
Non voglio nemmeno dover rispondere a cento commenti al giorno come Moz, non sono così socievole, e poi non mi lascerebbe il tempo per scrivere il mio romanzo, che deve rimanere la mia priorità, anche a costo di rinunciare al de agostibus, se dovesse rivelarsi una distrazione.
Quel che ho capito di sicuro è che i blog di successo sono quelli sinceri, dove l'autore si presenta così com'è nella vita di tutti i giorni e dice quello che gli va, forse è questo l'unico modo per non prosciugare la fonte delle idee.
In queste settimane ho scritto cose che pensavo ma ho sicuramente evitato polemiche, ho paura di pestare i piedi a qualcuno, sono l'ultima arrivata e non ho pubblicato nulla, perché uno dovrebbe starmi ad ascoltare?


Già, perché dovreste leggere il mio blog?


Quello che ho da offrire è:

- una grande empatia: sono brava a gioire delle gioie altrui, come per esempio il romanzo di Grazia, a cui faccio più pubblicità io di lei. D'altra parte, mi risulta naturale condividere i dolori, quando mi sento dire "Ho scritto otto romanzi ma non ne ho mandato nessuno all'editore" vorrei rispondere "Ma no, dai, mandali, ti aiuto io, fammi leggere, su". Sicuramente vorrei che il de agostibus fosse una piattaforma per pubblicizzare libri, belli, scritti da scrittori emergenti, e per trovare beta-readers che vogliano editare i miei pezzi. Io sono molto disponibile a leggere ciò che vorrete mandarmi e prometto di essere spietata nelle mie critiche, in quello sono bravissima, non sono dotata di alcun tatto.

- una visione d'insieme: la vita da girovaga mi ha privato di ogni certezza, ammalarmi in un Paese povero ha sradicato il mio perbenismo. Ho provato con mano che ogni convinzione è legata ad un contesto, ho abbracciato credenze che avevo sempre deriso. Spero di poter ricordare questo insegnamento, applicarlo in ogni ambito della mia vita, e spero di poterlo condividere con chi incontro sulla via. Vorrei che il mio romanzo e il mio blog avessero come sottofondo il viaggio e le diversità culturali, viste come risorsa fondamentale per sopravvivere e per convivere senza arrivare all'odio e alla violenza.

- un sorriso: cercherò sempre di farvi sorridere, anche nei post più tecnici e noiosi, come antidoto alla scrittura che è sofferenza, come dice giustamente Salvatore, e anche se certi giorni non c'è proprio un cazzo da ridere.

- tanto entusiasmo: ho voglia di farcela, di condividere, di restituire qualcosa alle persone che mi hanno fatto compagnia e aiutato ogni giorno per più di un anno ormai. Mi avete lasciato curiosare nella vostra vita privata, mi avete raccontato il dolore di un famigliare che muore, di un figlio che non arriva, di un romanzo che nessuno vuole leggere. Mi avete fatto scoprire che non ero l'unica a passare le ore complottando trame, intrecciando le stesse otto parole in sessantaquattro combinazioni diverse, è stato bellissimo dire «ho fatto i conti di quante parole ho scritto» e sentirmi dire «anch'io».

Tirando le somme, mi pare evidente che passerei molto più volentieri il weekend a commentarci a vicenda i blog piuttosto che impalata sui tacchi, e può darsi che Domenica, al pranzo del Thanksgiving, quando toccherà a me alzare il calice e dire di cosa sono grata quest'anno, il mio ringraziamento sarà di aver incontrato voi.




Tipico happy ending strappalacrime all'americana, mi sembrava giusto rovinarvelo. Simpatica, eh? Eh, lo so, lo so. Ma "non sono cattiva, è che mi disegnano così", come disse Jessica Rabbit, recentemente rivisitata in un video dissacrante che non ha nulla a che fare con la scrittura ma che se siete cresciuti negli anni '80 non potete non vedere. Ecco il link: WHERE ARE THEY NOW? (è in "dirty English" e si fatica a capire tutto, ma fa ridere lo stesso)


Dopo la sviolinata che vi ho fatto, non potete non commentare!


Buone parole a tutti!

13 commenti:

  1. A me piaci un sacco e i blog di scrittura + esperti - non Anima di carta sia chiaro e chiarito - spesso hanno una spocchia che mollami, anche se spesso si tratta di autori self pubblicto zero selezione che combattono il sistema editoriale a colpi di "io sono meglio".
    Il British Columbia deve essere fantastico, enjoy wedding e finalmente una che scrive corretto Happy Ending al posto dell'orribile Happy End. Mi sa che ti frego il tacchino, figura troppo carina, grazie perchè ci ringrazi, un bel blog è empatia, hai ragione. Bacione Sandra Ragione e pentimento

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  2. Io credo che ogni blog debba poter rispecchiare l'indole e l'esperienza dell'autore. Solo così si può arrivare il lettore con una scrittura libera e sincera.
    Inizialmente, su Appunti a Margine, volevo scrivere prevalentemente post-tecnici (un po' come fa Anima) però poi sono arrivati i primi lettori che... sono molto più esperti di me! Dunque mi sentivo un vile moscerino: da che pulpito avrei potuto dare consigli a Grazia o a Tenar, o alla Cristina Cavaliere? Ho dunque deciso di condividere ciò che io man mano imparo nella stesura del romanzo, come se si trattasse di una sorta di diario di bordo. Do anche consigli, certo, ma il blog non si limita a questo.
    SEO e affini? Non me ne occupo minimamente. In questo momento il blog è un modo per integrarmi in una comunità di aspiranti scrittori come me, per trovare forza e fiducia in me stessa in un momento di difficoltà. Un po' di tempo al romanzo lo ruba, non lo nego, ma mi va bene così perché grazie ad esso trovo l'energia che mi serve per affrontare il "mostro". Diversamente, mi sentirei completamente abbandonata a me stessa.
    Continua così, quindi: scegli per il tuo blog i contenuti che meglio ritieni, fai in modo che essi rispecchiano chi sei. In questo modo, i lettori si relazioneranno con te, e non con una qualunque entità virtuale.
    A me piacerebbe parlare un po' di più anche della mia vita. Non lo faccio alla luce della situazione di cui ti ho raccontato via email: non voglio che certe persone sappiano di me più del necessario.
    Un abbraccio, a presto!

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  3. Colosso non me l'ha mai detto nessuno :D

    Come ti ha scritto Chiara, ogni blog è a sé e ogni blogger deve seguire la sua vena. Devi parlare di quello che ti senti e, soprattutto, di ciò di cui sei competente.

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  4. A me questo blog piace proprio perché trovo gli elementi che hai citato! Sorriso e simpatia sono proprio parole che mi vengono in mente pensando a questo blog.
    Tenar

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  5. Ehi, mi ero persa il tuo compleanno! Tanti auguri! :)
    Questo è un bellissimo post. Secondo me non c'è bisogno di doppioni nella blogosfera, e soprattutto non c'è bisogno di persone con la maschera. Con l'accesso libero a tante informazioni, quello che si può offrire ai lettori si "riduce" a essere se stessi (una riduzione che può essere molto interessante, come nel tuo caso). Perciò sì, ci sono, ti seguo e lo faccio per tutti i motivi che hai citato e anche perché, semplicemente, sei una bella persona. Ah, e anche perché hai detto che sei una mia fan. Grazie!

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  6. Mi è sembrato di vedere il mio nome associato alla parola "colosso", devo aver letto male... avrò bisogno di un paio di occhiali, non può essere che così.

    Il tuo blog mi piace perché sei spiritosa, dissacrante ed emani un grande entusiasmo! Sono sicura che "deagustibus"farà tanta strada :)

    Non c'entra nulla, ma leggendo questo post mi è venuta voglia di chiederti una cosa, magari potrebbe essere anche uno spunto per un articolo che solo tu potresti scrivere... Se ti va ti dico via mail.

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  7. Ah! Ma io ti leggo proprio perché non sei un colosso; certo, leggo ANCHE loro, ma non si possono leggere SOLO loro. Questo è un bel blog: leggero, bello da vedere, con idee e spunti interessanti. Una magnifica boccata d'aria fresca e pura, come quella che spira nei tuoi boschi :)
    ...E buon Ringraziamento (non so, si dice?) ;)

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  8. Hai presente quando devi raggiungere un posto e la strada più conosciuta è quella che passa per la città, con i suoi palazzoni, cartelli pubblicitari, segnali, volumi squadrati, oggetti riposti con ordine negli scaffali. E poi c'è la strada di campagna con il paesaggio colorato, volumi larghi, sfumature e cose che in città manco per idea. Per me, deagostibus, è questo (e non è una cosa brutta ;-) )

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  9. Davvero lo sposo non fa uso di droghe? Neanche una micro tortina alla marijuana? Brutta storia... Se dovessi sposarmi io probabilmente offrirei oppiacei vari a tutti gli invitati. Quelli che resistono almeno arriverebbero alla fine della giornata felici. ;)

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  10. Di marchettari SEOisti ce ne son fin troppi :)

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  11. Vi ringrazio tutti insieme, i vostri commenti mi hanno riempito il cuore di emozioni stupende e mi metterò subito a leggere quel che avete scritto durante il weekend e a scrivere nuovi post.
    Grazie al cielo non sono caduta con la faccia nella torta che, molto probabilmente, come dice Salvatore, era fatta col burro alla marijuana, l'ingrediente base della dieta CANNADESE :)
    In effetti, mi sono divertita più del previsto...
    Buona festa del ringraziamento a tutti!

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  12. C'è tutta questa droga in Canada? Altro che l'emergenza cocaina a Milano!
    Comunque auguri di buon compleanno, anche se un po' in ritardo. :)

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    1. Ciao Marco, grazie per gli auguri e sì, qui c'è tantissima MDMA e acido in giro, specialmente le donne le mangiano come mentine. La maria non è una droga, qui è "legale", anzi è il secondo business del British Columbia, per cui per strada si vede tranquillamente gente di ogni età che si fa un DUBI mentre se ti fumi una sigaretta c'è sempre qualcuno che tossisce scocciato o ti ferma per dirti "This is gonna kill you". All'inizio volevo rispondere "anche i dieci chili di patatine fritte che ti sei aspirato a pranzo non fan bene" ma paese che vai, usanze che trovi, ed è più di un anno che non tocco una paglia! La pubblicità progresso funziona :)

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